• martedì , 27 Ottobre 2020

50 anni dopo

di Gaia Massimello

Sono passati esattamente 50 anni da quando, il 20 Luglio 1969, tutto il mondo vide l’enorme razzo lasciare la Terra. La meta dell’Apollo 11 era nientemeno che la Luna, il satellite della terra. Destinazione mai raggiunta prima, per la prima volta l’essere umano riuscì a mettere piede su un pianeta diverso dal proprio, un risultato eccezionale visti i mezzi quasi “primitivi” rispetto a quelli odierni. Per anni si era perseguito lo scopo di viaggiare nello spazio, di esplorare mondi e galassie lontane; cinquant’anni fa questa aspirazione divenne realtà.

A bordo dell’Apollo 11, così denominato ispirandosi al dio greco che traina il carro del Sole, quelli che sarebbero diventati i tre astronauti più celebri al mondo: Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins. Armstrong fu il primo a mettere piede sul suolo lunare, Aldrin lo raggiunse poco dopo. Fu in quel momento che Neil pronunciò una delle frasi più conosciute e maggiormente usate anche al giorno d’oggi: “Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità”. Queste parole segnarono uno degli episodi più importanti della storia dell’uomo, il momento che determinò l’inizio delle esplorazioni spaziali. Durante la loro permanenza sulla Luna, Armstrong e Aldrin raccolsero 21,5 kg di materiale lunare, che venne portato poi sulla Terra e venne accuratamente analizzato. Il terzo membro della missione, Collins, rimase a bordo della navicella, soprannominata Columbia, pronto a ripartire e riportare a casa i coraggiosi astronauti sani e salvi. Essi, dopo lo sbarco sulla Luna, non poterono più partecipare ad altre missioni spaziali sotto ordine degli USA, poiché il governo americano volle tutelare l’incolumità di personalità di così grande importanza.

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A distanza di mezzo secolo, lo sbarco sulla Luna è ancora celebrato in tutto il mondo. Il presidente dell’America, Donald Trump, alla vigilia del 20 Luglio 2019, ha voluto onorare questo avvenimento ricevendo alla Casa Bianca Buzz Aldrin, Michael Collins e la famiglia di Neil Armstrong, morto qualche anno fa. “E’ un gran giorno, cinquant’anni dal giorno in cui abbiamo piantato la bella bandiera statunitense sulla Luna”, queste le parole del presidente all’arrivo dei tre astronauti. Ha sottolineato poi come questi festeggiamenti evidenzino come “la Luna oggi sia di nuovo un obiettivo per l’America”, esplicitando la sua volontà di rimettere piede sul nostro satellite. In programma, infatti, l’America ha il ritorno sulla Luna, previsto nel 2024, e un’eclatante spedizione su Marte, nel 2033.

Anche l’Italia sta progettando interessanti missioni spaziali, seguendo le orme dell’Apollo 11. Infatti, l’italiano Luca Parmitano è partito dalla base di Baikonur, in Kazakistan, per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), con lui il russo Aleksandr Skvorcov e lo statunitense Andrew Morgan. Questa missione è così sensazionale poiché, per la prima volta nella storia è un italiano a ricoprire il ruolo di comandante in una missione nello spazio.

Questa, e molte altre missioni, prendono piede ispirandosi a quella che ha condotto l’uomo, finalmente, sulla Luna. Quel giorno fu la dimostrazione che, se si concentrano idee e risorse, tutto è possibile, e che la politica, quando si accorda per conseguire un obiettivo comune ben definito, può realizzare grandi progetti. Da dopo quel giorno la Luna, che prima sembrava così lontana e irraggiungibile, divenne una realtà vicina e palpabile.

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