• martedì , 27 Ottobre 2020

I racconti della montagna

Una vacanza estiva in montagna può essere trascorsa in modi diversi. Per qualcuno potrebbe essere quello di fare gite in bicicletta o attività di downhill, per altri fare passeggiate o escursioni più o meno impegnative, osservare e studiare la fauna montana, dormire in tenda o in un bivacco aspettando l’alba, crogiolarsi tranquillamente al sole per la tintarella leggendo un buon libro o chiacchierando con gli amici, e tutto ciò sempre accompagnati dal fascino paesaggistico dei monti.

Esiste ancora un’altra modalità, sicuramente meno nota e meno diffusa; si tratta infatti di un’attività che è capace di accomunarne a sé diverse altre, ma così pochi la conoscono che non ha neppure un proprio nome. In buona sostanza si tratta di andare da un monte, e lasciare che sia lui a narrarci la sua storia; non c’è nemmeno bisogno di fargli troppe domande, ma basta solo comprendere e saper decifrare la sua modalità di racconto.

Così si parte e si cammina per ore fino al raggiungimento della meta. La meta non è mai casuale, non è per forza una cima e magari non ha neppure un sentiero che vi ci porta. La meta va prima studiata e analizzata, e ciò è reso possibile grazie ai documenti, alle testimonianze e agli scritti odierni o dell’epoca; infatti l’arco alpino occidentale è stato teatro di scontri importanti e significativi durante il Secondo Conflitto Mondiale.

È dunque un visitare quei luoghi, quei rifugi, quei fortini e quelle postazioni in cui è stata scritta un’importante pagina della nostra storia. Non si tratta però solamente di visitare questi posti, spesso collocati in splendide aree naturalistiche, e basta; ma si tratta anche di aprire gli occhi e imparare ad ascoltare ciò che quei luoghi hanno da dirci attraverso gli oggetti ancora inopinatamente presenti sul terreno.

Questi muti testimoni ci raccontano le esperienze di chi ha presidiato quei luoghi durante la guerra permettendo così di stabilire un solido legame parallelo tra loro come ritrovamenti e le testimonianze storiche scritte giunte fino a noi.

Gli oggetti ritrovati che ci parlano maggiormente sono quelli della vita quotidiana dei soldati, come le scatolette di cibo, le boccette dei medicinali, le gavette che magari portano ancora inciso il nome del loro vecchio proprietario, ma anche bossoli, distintivi e piastrini di riconoscimento: li vediamo ancora affiorare tra le rocce o dall’erba come in attesa di farci ricordare quei giovani alpini che trascorsero in quei luoghi l’orribile esperienza della guerra.

L’obiettivo diventa così quello di ricostruire, partendo induttivamente da quanto lasciato sul terreno, chi fossero, dove erano e come vivevano le truppe al fronte; le storie di quei ragazzi che combatterono su queste montagne possono essere così recuperate anche attraverso i frammenti materiali di quanto ancora oggi è possibile rinvenire, per chi abbia voglia di camminare e interesse per la storia, come tacito testimone degli eventi che si consumarono su quelle montagne settantanni fa.

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