• martedì , 27 Ottobre 2020

Buonanotte (quando Morfeo si fa attendere)

di Giovanni Ricci

Partendo dalla Bella Addormentata, sin da piccoli ci è stata presentata l’importanza del sonno tramite variegate sfaccettature. Pensando ai personaggi Disney, alle fiabe, siamo stati letteralmente educati ad una visione di esso, seppur fosse buffonesca pensando a Ciccio o a Pisolo dei sette nani del lungometraggio di Biancaneve o drammatica e con accezione negativa, pensando alla previa fanciulla e al suo eterno sonno.

Eppure a suo modo ciò è basilare per instillare nella coscienza di un bambino una sensibilità verso il tema, che purtroppo con la crescita e il progresso, con l’assillante bombardamento di distrazioni, stress, dispositivi elettronici, smartphone e mille diversi schermi e luci, può essere sepolta e spazzata via.

 È un mondo moderno il nostro, in cui adulti e ragazzi dormono sempre meno, in cui all’eccezione dell’andare a letto tardi si sostituisce una regolare insonnia. Secondo Nature la tecnologia ha comportato uno slittamento dell’orario di sonno umano, alla frantumazione dei precedenti ritmi  dell’orologio biologico. Ciò a causa delle numerose luci artificiali e queste affermazioni si riflettono appieno nelle statistiche del centro del Sonno dell’ospedale San Raffaele di Milano secondo cui negli ultimi 30 anni gli italiani dormano in media due ore in meno e secondo cui tre italiani su dieci soffrano di insonnia. Il problema delle luci blu è che inibiscono la melatonina, l’ormone che gestisce l’equilibrio sonno-veglia dell’uomo.

I rischi e i danni di un ciclo squilibrato si riflettono sull’organismo di uno studente, di un adulto che lavora, portando ad entrare ben presto in un debito cronico di sonno verso il proprio organismo. I problemi, molto più dettagliati e specifici se si pensa al fisico, sono altresì rilevanti a livello mentale. Problemi cardiovascolari, obesità, debolezza, cali di attenzione, aumento del rischio di mortalità sono numerosi e vari fattori che apparentemente sembrano distanti da noi qualora trasgrediamo al nostro orologio biologico, ma tramite cui i recenti studi ribadiscono un solo punto fermo, l’essenzialità del dormire.

La storia, l’arte, la letteratura ne fanno un soggetto ambito, senza considerare che il sonno è il luogo del sogno, il portale che permette alla mente di trascendere: per Dante è l’essere sopraffatto dalle emozioni e la resa dell’uomo di fronte agli eventi inspiegabili e soprannaturali, nella Bibbia è un importante mezzo tramite cui Dio parla. Più vicino a noi in Manzoni è l’accavallarsi degli incubi di Don Rodrigo e Don Abbondio. Tutti questi accenni di riflessione sulla funzione del sonno  che vanno in parallelo ad una funzionalità prettamente biologica sono fonte di studio e di ricerca tutt’oggi: il sonno umano nasconde una sua propria umanità legata alla psicologia, alle passioni, ai sentimenti e al divino.

Se comunque ci “limitassimo” alla pura e semplice salute, il dormire è il luogo in cui le nostre cellule cerebrali riordinano i collegamenti sinaptici secondo un principio di omeostasi (principio scoperto da due ricercatori italiani e pubblicato in un articolo sulla rivista Science), il nostro cervello assimila informazioni, le elabora, le fissa e il nostro complesso organismo conserva energia. In quanto a ciò, in un metodo di studio o di lavoro, la quantità di sonno è un fattore essenziale per la buona riuscita e nell’efficacia di un’opera, sapendo adeguare anche noi stessi ad un corretto uso delle nuove distrazioni che ne diminuiscono la durata.

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