• lunedì , 19 Ottobre 2020

Dataland

di Giulia Grasso

I parchi divertimento a tema sono le attrazioni mondiali principali per bambini e famiglie. Ispirati a film di animazione e videogiochi, offrono ambientazioni spettacolari e innovative agli occhi dei più piccoli e sicuramente anche degli adulti. La grande azienda Disney detiene tutti i parchi a tema, appunto, “Disney”; ambientazioni ispirate ai film, cartoni animati e videogiochi marcati dalla compagnia fondata dal buon vecchio Walt. La Disney nell’ultimo periodo sta acquistando recensioni negative riguardanti il trattamento dei dati dei clienti; alcuni, addirittura, protestano paragonando il “problema Disney” ai problemi dei social di cui fondatore è Zuckemberg.

Ciò che accomuna il topo dai calzoni rossi ed il signor Zuckemberg sarebbe l’interesse per i dati degli utenti che visitano ogni giorno le loro rispettive piattaforme: Facebook da una parte ed i parchi divertimenti Disney dall’altra.

Proprio a causa di questo interesse comune, Bob Iger, amministratore delegato di tutto il gruppo Disney, avrebbe investito ben un miliardo di dollari in strumenti, sia fisici sia digitali, per monitorare in maniera più accurata, gli spostamenti e le abitudini dei propri clienti nei vari parchi a tema in giro per il mondo.

Tutto questo in aggiunta alla creazione di nuovi spazi dedicati, come Glaxy’s Edge , dedicato interamente alla saga di Star Wars, aperto di recente nel parco di Anaheim in California.

Nuove aperture ed investimenti per un mercato in risalita che al giorno d’oggi vale circa 4,5 miliardi di euro. Un investimento quello di Iger che da un lato va ad aumentare la gamma di attrazioni presenti nei vari parchi a tema mentre dall’altro mira ad un controllo sulle attività preferite dei visitatori, quanto tempo stanno in fila, quante volte entrano in camera e così via.

A tale scopo nel 2013 è stato introdotto “Magic Band”, un braccialetto indossabile dai clienti che permette loro di registrare un posto in fila, effettuare pagamenti e aprire le porte degli alberghi.

Tutte queste informazioni vengono poi raccolte in pacchetti di dati gestite dall’azienda a fini di marketing, esattamente come si comportano Google, Facebook e gli altri social network quando innocuamente si naviga sulle loro piattaforme digitali.

Questo nuovo tipo di accessorio ovviamente non è passato inosservato. Infatti molti attivisti che si battono per la tutela della privacy degli utenti online, tra cui il deputato Ed Markey del Massachusetts, si sono lamentati di fronte a questo braccialetto, ritenendo che potesse essere una minaccia alla riservatezza dei visitatori.

Ma la magia che si crea una volta varcati quei cancelli fatati sembra svanire se si riducono le facce felici dei bambini e bambine che osservano estasiati le montagne russe dalle discese vertiginose, ad un insieme di dati banali e schemi di marketing.

Non c’è bisogno di chissà quale campagna pubblicitaria, basta notare lo sguardo dei milioni di ragazzini che popolano le centinaia di attrazioni, come se vivessero di persona quelle avventure che sognano guardando i loro cartoni prefeiti, per rendersi conto che forse certe emozioni non necessitano di raccolta di informazioni o di complicate analisi delle stesse.

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