• martedì , 27 Ottobre 2020

Violenza chiama violenza

Il 25 maggio a Minneapolis un uomo di colore, George Floyd, é stato ucciso da una pattuglia di polizia dopo essere stato arrestato per aver pagato in un negozio con una banconota falsa.

Nei giorni seguenti la notizia ha fatto il giro del mondo a causa del video dell’omicidio ripreso da una passante. In questo filmato si vede il poliziotto tenere il ginocchio premuto sul collo di Floyd mentre l’uomo pronunciava ripetutamente le sue ultime parole “I can’t breathe” (Non riesco a respirare). 

Poiché i poliziotti coinvolti nell’omicidio non sono stati immediatamente incriminati, migliaia di Americani hanno deciso di unirsi al movimento “Black Lives Matter”, nato nel 2013 al fine di garantire pari diritti ai bianchi e ai neri, e di protestare contro gli omicidi compiuti dalla polizia ai danni delle persone afroamericane e contro le discriminazioni razziali. Le statistiche indicano infatti che una persona di colore ha 2,5 volte la probabilità di essere ucciso a seguito di un arresto rispetto a un cittadino bianco.

Le proteste sono tuttora in corso, tutti gli stati americani hanno protestato e anche nelle altre città del mondo ci sono state delle manifestazioni.

Nonostante molti manifestanti abbiano protestato in modo pacifico e mantenendo le precauzioni contro il Covid-19, alcuni hanno approfittato della situazione per compiere atti vandalici. Molti negozi sono stati saccheggiati e molte città sono state messe a fuoco e fiamme a tal punto che in alcuni luoghi é stato indetto il coprifuoco.

I media americani tendono a mostrare immagini e riportare le notizie riguardo ai manifestanti violenti per sottolineare gli aspetti negativi della situazione. Le proteste sono fronteggiate dalla polizia con il lancio di lacrimogeni con proiettili di gomma anche sui manifestanti pacifici.

In alcuni casi invece la polizia ha appoggiato i manifestanti dimostrando la sua condanna nei confronti delle azioni compiute dagli agenti di polizia di Minneapolis.

Certamente l’omicidio di George Floyd ha scatenato una reazione molto forte dopo anni di soprusi e discriminazioni nei confronti della comunità nera statunitense. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non ha contribuito a placare le proteste in quanto ha autorizzato le forze dell’ordine ad intervenire con la violenza al fine di sedare le proteste. Per questo motivo é stato anche denunciato dal movimento “Black Lives Matter” poiché la sua amministrazione ha violato il primo emendamento.

Attraverso le proteste é stato possibile ottenere giustizia per Floyd: tutti gli agenti coinvolti nell’omicidio sono stati licenziati e il poliziotto colpevole di omicidio é stato arrestato. Inoltre durante questi mesi sono stati portati alla luce altri casi simili, come quello di Breonna Taylor soccorritrice afroamericana uccisa nella sua abitazione questo 13 marzo.

Le proteste hanno delle motivazioni valide però i gruppi estremisti l’hanno utilizzato come pretesto al fine di rubare e commettere atti vandalici senza avere reale interesse nel movimento.

Questa manifestazione ha avuto un grande impatto mediatico: molte celebrità hanno espresso il loro sostegno verso il movimento attraverso i social, alcuni di loro hanno partecipato ai cortei.

Washington, strada che porta alla Casa Bianca

Alcuni personaggi famosi però sono stati visti mentre si facevano scattare delle foto per poi lasciare la marcia al fine di postarle in seguito sui social. Questi sono stati assai criticati da internet a causa della loro ipocrisia.

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