• martedì , 27 Ottobre 2020

La fragilità riscoperta

di Lorenzo Ferraris

A partire dagli inizi di dicembre del 2019 vengono identificati in Cina, in particolare nella città di Wuhan situata nella provincia di Hubei, i primi casi del virus che sarà poi soprannominato Covid-19.  In un primo momento l’epidemia viene enormemente sottovalutato dagli stati europei e dall’America. Ma quando verso gennaio il virus si diffonde dalla Cina verso tutta l’Asia e il resto del mondo provocando diverse vittime, facilitato dalla sua altissima capacità di diffondersi e dagli spostamenti degli individui infetti tra i vari stati, l’umanità si accorge che la situazione è molto più grave. Solo a quel punto si iniziano a prendere tutte le precauzioni necessarie per rallentare la diffusione e la letalità del Coronavirus.

Il contatto tra l’uomo e il Coronavirus è un evento molto importante nella storia dell’umanità. In un mondo in cui i vari stati europei sembravano vivere un periodo di pace apparente, ormai lontano dalle due guerre mondiali che avevano sconvolto il mondo e causato milioni di vittime e in cui ormai da tempo non si verificavano epidemie di questa portata, il Coronavirus è riuscito a destabilizzare queste sicurezze dell’uomo moderno. Di fronte a questa pandemia potenze economiche come la Cina, l’America e la Russia sono state costrette a interrompere ogni attività e addirittura si sono trovate in enorme difficoltà per l’emergenza sanitaria inaspettata.

Anche la sicurezza individuale delle persone fornita dall’estrema fiducia nel progresso scientifico in ogni suo aspetto, soprattutto nel campo medico, ha vacillato di fronte a questa pandemia. Nei paesi più colpiti infatti giustamente le persone sono state costrette a rimanere rinchiuse nelle loro abitazioni vivendo in un clima di paura e quindi modificando il proprio stile di vita quotidiano come le interazioni con il mondo esterno e con gli altri.

Per fermare momentaneamente il virus, l’uomo, si è reso conto dei suoi limiti e di non poter controllare del tutto gli eventi della natura, nonostante tutte le sue grandi scoperte. Un esempio lampante è stata la perdita della propria libertà. Durante l’epidemia le persone hanno dovuto sopportare delle limitazioni nel proprio stile di vita che prima si consideravano naturali e scontate. In questo periodo quindi si è potuto comprendere quanto sia importante avere una libertà individuale che prima si riteneva scontata.

Ovviamente presto gli uomini, soprattutto tramite il continuo lavoro degli scienziati e dei medici, troveranno un rimedio per debellare e rendere innocuo il Coronavirus riportando la situazione alla normalità. Infatti il Covid-19 non può essere paragonato alla pericolosità della peste nel medioevo, che sancì addirittura la nascita di una nuova fase storica. Comunque è stato funzionale per far comprendere all’uomo che non può avere il controllo su ogni aspetto della realtà. Inoltre questa pandemia ha suscitato un gran senso di responsabilità e di unione rispetto ad una situazione di grande pericolo rompendo le barriere dell’individualismo moderno.

Perciò questo periodo di pandemia, sebbene abbia portato numerosi aspetti drammatici, ha dato la possibilità alla popolazione mondiale di capire quanto l’uomo possa essere fragile e mortale difronte alla mentalità antropocentrica dell’età moderna e al tempo stesso la capacità di rendersi conto della fortuna di poter vivere in un contesto che non limita la libertà individuale.

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