• giovedì , 22 Ottobre 2020

L’esercito degli invisibili

di Angelica Petean

Mentre la maggioranza degli italiani ha passato questi mesi appena passati chiusa in casa discutendo su quale manicaretto  preparare per pranzo e fronteggiando problemi comuni, un altro pezzo del nostro paese (e sfortunatamente anche di tanti altri) è stato costretto a rimanere in strada, esposto a una serie di vulnerabilità tra cui anche la diffusione del Covid-19.

È stato definito “l’esercito degli invisibili”, esercito difficile da quantificare dal momento che una serie di persone soprattutto straniere restano escluse dall’assistenza: in Italia dovrebbe raggiungere la cifra di 50.000, costretti a vivere per strada e senza medico di base. Già obbligati a vivere in povertà essendo sottoposti a mille vulnerabilità diverse, questi nuovi poveri sono aumentati a dismisura durante la pandemia; la carenza di assistenza insieme all’impossibilità di accedere ai servizi e alla mancanza di cure mediche hanno sottolineato la fragilità di un sistema che non si è mai davvero adoperato per cercare di mettere fine alla condizione precaria in cui migliaia di persone purtroppo vivono.

L’organizzazione umanitaria Intersos di Roma ha stilato un rapporto che recita come la mancata assistenza verso i clochard abbia ulteriormente escluso tale categoria anche dal circuito di monitoraggio e della prevenzione del virus. Se la quarantena da un lato ha contribuito a frenare la diffusione del virus, dall’altro è stata un volano che ha aumentato l’esclusione tra gli “invisibili”.

Ma la vera follia è avvenuta a poche settimane dal lockdown quando a un senza tetto è stata data una multa da 280 euro (se pagata entro 30 giorni, 400 in caso contrario) in quanto in strada ed in assenza di “comprovate esigenze lavorative, assoluta urgenza o motivi di salute all’interno del Comune”, benché il suddetto trasgressore abbia scritto sul verbale esplicitamente che non aveva una casa. A tal proposito Antonio Mumolo, presidente di “Avvocato di Strada”, onlus presente in 55 grandi città italiane, condanna ciò che sta accadendo chiaramente e senza mezzi termini affermando che: “Multare una persona che non può adempiere a un ordine impossibile è un’assurdità logica, prima ancora che giuridica. Bisogna inoltre tenere conto che fino a una settimana fa quelle erano delle vere e proprie denunce, non semplici verbali, per inottemperanza all’ordine dell’autorità e quindi una violazione dell’articolo 650 del Codice Penale”.

Insomma un nonsense assoluto e che rasenta pazzia. “Essere poveri” – come afferma Mumulo – “non è una colpa e questa crisi lo sta dimostrando a tutti.” Per vivere in uno Stato civile, alla base dovrebbero regnare l’empatia e la solidarietà o almeno dovrebbero essere sentimenti comuni e aneliti che ci avvicinano verso un futuro più solidale e umano. Fortunatamente esistono persone come Mumulo e i suoi collaboratori che nel silenzio riescono a cercare di aiutare dal punto di vista legislativo questo “esercito di invisibili” con la speranza che smettano di vivere nell’ombra. Come disse Margaret Mead: “Non bisogna dubitare che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi e impegnati possa cambiare il mondo.”

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