• giovedì , 29 Ottobre 2020

Historia magistra vitae or not ?

di Davide Tamborrini

In seguito ai recenti avvenimenti che hanno scosso l’America e che in parte si sono protratti in Italia e più in generale in Europa, con l’imbrattamento e il danneggiamento delle statue di Montanelli, Churchill, Leopoldo II e molte altre , è lecito chiedersi se la storia sia ancora considerata parte fondante e maestra di vita come scrisse Cicerone nel De Oratore.                                      

Questo perché dall’inizio delle violente proteste seguite alla morte di George Floyd, l’afroamericano che in punto di morte urlava “I can’t breathe”, sono state abbattute una serie di statue storiche raffiguranti le più celebri figure del passato americano: si è passati celermente da un vilipendio all’altro, da Davis Jefferson, primo presidente statunitense, a Robert Lee, celebre condottiero dell’esercito degli stati confederati durante la guerra civile; da Edward Carmack, politico ed editore americano, a Cristoforo Colombo, a cui addirittura si dedica il Columbus Day, festa amatissima negli USA.

Di certo le figure citate poc’anzi non erano perfette: ognuna, figlia del proprio tempo aveva i suoi limiti e le sue colpe: chi perché sostenitore di una politica imperialista, chi perché trafficante di schiavi neri. Tutti però perfettamente inseriti nei contesti sociali dell’epoca che prevedevano mentalità e modi di pensare diversi dai nostri.

Si prenda come esempio l’antica Roma: dal 29 a.C. in poi si costruirono una serie di anfiteatri, come il Colosseo, adibiti alla lotta tra gladiatori e non solo. Eppure nessuno cum grano salis immagina di demolirli, non solo perché uno di questi, quello citato poco fa, è tra le 7 meraviglie del mondo moderno ma anche perché essi sono il simbolo di una delle civiltà più grandi che l’umanità abbia mai conosciuto. Lo stesso vale per  decine di edifici e monumenti sparsi per tutto il globo che secondo il diktat del politicamente corretto andrebbero rasi al suolo perché simboli di un qualcosa contro cui oggi si combatte.                                                                                               

Ma soffermiamoci anche solo un istante sulla locuzione ciceroniana e sul perché la storia sia o meno maestra di vita: se oggi ognuno di noi può votare e farlo per chi desidera senza che gli venga imposto qualcuno e/o qualcosa, se oggi certamente si può affermare che non esistono razze superiori ad altre e si è arrivati ad un punto nel quale non vi sono più schiavi e padroni (almeno nel mondo civilizzato), se oggi tutti hanno diritto ad un avvocato così da potersi difendere davanti ad un giudice o ancora se tutti noi da ormai diverso tempo possiamo scioperare senza il rischio di perdere il posto di lavoro è solo perché abbiamo vissuto o studiato epoche nel quale tutto ciò non vi era; inutile aggiungere poi che tutto questo somiglia, almeno in parte, a quello che i nazisti di Hitler, i comunisti di Lenin, Stalin o Mao fecero durante i loro regimi dittatoriali, con la sistematica cancellazione della memoria del passato, in nome di un “bene” di cui si ritenevano portatori e detentori. In particolare il dittatore Mao riuscì a convincere i giovani, spesso ingenui e dalle menti malleabili ad abbattere per tutto il paese statue di Confucio e monumenti cancellando il passato. Tutto andava distrutto e solo il suo libretto rosso aveva il diritto di esistere.

Solo i devastatori potevano considerarsi “buoni e giusti”. Non è quindi cancellando ciò che siamo stati che scriveremo un futuro più roseo: se si è arrivati fin qui è anche grazie a quelli che ci hanno preceduto e ai loro errori.

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