• lunedì , 26 Ottobre 2020

Il razzismo è proprio delle bestie

di Sara Montarolo

Black Lives Matter è un movimento attivista internazionale, originato all’interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo. In questo ultimo periodo è stato reso nuovamente oggetto dell’attenzione dei media a livello globale, a seguito dell’ uccisione di George Floyd,  avvenuta il 25 maggio 2020 nella città di Minneapolis,  Minnesota.

Tra i tanti obiettivi che il movimento si era imposto, la giustizia per le morti di persone di colore uccise dalla mano del razzismo: centinaia i nomi che sono stati urlati, scritti su cartelloni, elencati sui social network durante le proteste. Ma non erano solo di afroamericani uccisi nel XXI secolo i nomi che venivano gridati, erano presenti addirittura nomi di schiavi del periodo dell’America coloniale.

La morte di un bambino in particolare ha suscitato disprezzo e sdegno: George Stinney jr, nel 1944, è stato il più giovane condannato a morte negli Stati Uniti nel XX secolo, ucciso sulla sedia elettrica. All’età di quattordici anni è stato accusato del duplice omicidio di due ragazzine bianche, con le quali era stato visto da alcuni testimoni raccogliere dei fiori. Durante il processo, fino al giorno della sua esecuzione, portò sempre in mano una Bibbia, sostenendo la sua innocenza. George è stato giustiziato a meno di due mesi dalla condanna, emessa da una giuria di soli uomini bianchi a seguito di un processo durato solo due ore, il cui verdetto fu pronunciato dieci minuti dopo e a sole dodici settimane dall’arresto, periodo nel quale gli fu anche vietato di poter vedere i genitori, i quali furono addirittura  minacciati di essere espulsi dalla città.

Peccato che George fosse innocente.

Nel 2004 infatti, settanta anni dopo, il caso venne riaperto e dalle ricerche emerse la totale mancanza di prove contro l’imputato, e nel 2014 si giunse all’annullamento della condanna.

Il suo nome è quindi uno dei tanti che si va ad aggiungere a quelli delle vittime di un sistema giudiziario secondo il quale il colore della pelle è già di per sé motivo di condanna.

Il razzismo in alcuni territori degli Stati Uniti è talmente radicato che sarebbe quasi curioso se si esprimessero a favore della comunità afroamericana. Importati come schiavi, sono destinati a essere considerati tali ancora oggi a causa dell’imbarazzante ignoranza in cui vive buona parte della popolazione americana. Ma per quanto si possa essere crudeli e rozzi, condannare un bambino, perché nero e non perché colpevole (bisogna infatti ricordare che la mazza con cui George avrebbe commesso il presunto omicidio pesava più di 19 kg e sarebbe stato quindi impossibile per lui sollevarla, figuriamoci colpire a morte due bambine) va contro la natura stessa dell’uomo.

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