• giovedì , 22 Ottobre 2020

Le note dell’anima – Dialogo con Marta Cirio

di Federica Rolle

“Bach è un astronomo che ha scoperto le stelle più belle. Beethoven si misura con l’universo. Io cerco solo di esprimere il cuore e l’anima dell’uomo”.

Frédéric Chopin.

La musica è la voce della terra nel suo suono più vero e autentico, è la più alta forma di magia, la più intima e inspiegabile connessione dell’essere umano con il Cosmo: è perfetta armonia che parla all’anima dell’anima, con il linguaggio misterioso e impenetrabile dell’Universo, una segreta e intensa corrente che vibra tra l’Io più profondo dell’uomo e il cuore pulsante del Tutto.

È l’inno di speranza a cui ci aggrappiamo quando il mondo si ferma, per ricordarci che oltre la crisi, la paura, l’angoscia e la perdita, c’è qualcos’altro di più forte che ci lega l’uno all’altro.

Una certezza che è custodita con premura nel sorriso raggiante di Marta Cirio, studentessa al Liceo Classico Valsalice che a soli 17 anni ha raggiunto un traguardo che alla sua età non molti possono vantare: il 30 giugno si è laureata al Conservatorio Giuseppe Verdi qui a Torino, una vittoria dell’arte da 110 e lode e menzione.

Come ci spiega, il Conservatorio è un’università e generalmente vi si accede dopo la maturità, ma lei è stata eccezionalmente ammessa in quarta ginnasio, e dopo 23 esami e diverse idoneità (ovvero corsi obbligatori da seguire, ma senza una valutazione), ha finalmente indossato l’ambita corona.

Qual è stato il tuo percorso con la musica? Com’è nata la tua passione e quando hai deciso di fare quel salto in più, quando ha smesso di essere un hobby e hai deciso che sarebbe diventata il tuo percorso professionale a cui dedicarti in tutto e per tutto?

Quando avevo 5 anni odiavo l’asilo e un giorno, dopo essermi aggrappata con tutte le mie forze a un termosifone tanto che non riuscirono a portarmi in classe, alla domanda di mia mamma su cosa volessi fare, risposi: “Voglio suonare il pianoforte!” 

Ripensandoci, non sono stata io a scegliere lui, lui ha scelto me. 

La Musica è sempre stata dentro di me, mentre le mie amiche cantavano i testi delle canzoni che ascoltavamo insieme, io cantavo le note. “Hai l’orecchio assoluto!” mi ha spiegato la mia prima insegnante Anna Lisa Bio, che mi ha fatto innamorare sempre di più del pianoforte. “Come i tuoi occhi distinguono i colori, il tuo orecchio riconosce il mi, il sol,…”.

Suonando in diversi concorsi, rassegne, concerti la mia passione per la Musica è diventata sempre più forte e all’età di 13 anni ho deciso di trasferirmi da Alba a Torino per poter sostenere l’esame di ammissione al Triennio Accademico presso il Conservatorio con il Maestro Marina Scalafiotti e frequentare il Liceo Classico Valsalice.

Un percorso di ventitré esami teorici e pratici e molte idoneità per laurearmi infine il 30 giugno.

È stata una bella avventura!

Cos’è per te la musica? Come ti ha cambiato?

La Musica è il punto a cui mi appoggio per essere in contatto con il Momento presente e per ricercare quel Qualcosa. 

Essere in questo stato mentre suono mi permette di gnothi meauton, conoscere nel profondo me stessa e vivere più intensamente il mondo esterno.

Essere sempre circondata dalla Bellezza mi spinge a migliorarmi ogni giorno, ispirandomi ai grandi Maestri e alla Perfezione della loro Musica.

 La musica è metodo o dote? Conta di più il talento o il costante allenamento?

“Una divinità ispirò a me ogni sorta di canti”

Il musicista, come l’aedo, è un ponte di collegamento. 

Suonare è una continua ricerca, solo disciplinando il furor creativo ci si può avvicinare al controllo tecnico, che permette il “kenosis”, il vuoto, attraverso cui si esprime la Musica. 

Talento e metodo devono unirsi e raggiungere l‘aurea mediocritas oraziana, per mezzo di un percorso personale verso la perfezione.

 Come studi e prepari un brano?

 Ogni brano è un mondo. La chiave per accedervi è uno stato di assoluta concentrazione per poter comprendere le sue leggi. Studiare un brano vuol dire comprenderne la forma – analizzando i rapporti interni -, cercare la sua espressione più vera – provando a avvicinarsi al compositore, al contesto storico-sociale, allo stile -, trovare la sua essenza.

Questo studio ha diversi momenti, come i livelli di lettura di un testo letterario: letterale, allegorico, morale, anagogico.

Quello dell’artista è un dialogo continuo con lo strumento, un saper essere perfettamente in armonia per proiettare il mondo interiore su quello esteriore, un legame indissolubile e sincero che è poi ciò che crea la magia della musica. Cosa significa per te suonare il pianoforte? Cos’è per te il legame emotivo con la melodia?

“Odi et amo” è la poesia che dedico al pianoforte, il mio compagno. La nostra è una storia di amore e odio, due forze cosmiche nella mens empedoclea, che, nella trasformazione delle diverse manifestazioni, dei diversi brani musicali, tende all’unità.

Chi è il tuo compositore preferito? C’è qualcuno con cui hai sentito una sintonia particolare durante il tuo percorso?

Quello con un compositore è un legame molto intimo, che si rafforza ogni giorno di più, con lo studio. Alcune volte si tratta di un rapporto istintivo, basato su una particolare affinità, altre di un percorso più complesso. Nel mio corso di studi al Conservatorio mi sono avvicinata a tanti autori di periodi e stili diversi e il mio preferito è Scriabin, compositore e pianista russo che ha avuto una visione sinestetica e totale della musica.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Dove ti immagini tra dieci anni?

Frequenterò il biennio accademico al Conservatorio di Torino e mi perfezionerò con il Maestro Enrico Pace all’Accademia di Pinerolo. Continuerò il mio studio al pianoforte, sperando di poterlo condividere con sempre più persone, in concorsi e concerti. Sogno tra 10 anni di suonare e collaborare con musicisti, direttori d’orchestra, artisti che condividano la passione per questa ricerca.

Il contesto musicale attuale sembra inevitabilmente a molti più che lontano da quello classico comunemente identificato come l’”età d’oro” della musica, tuttavia l’intero mondo musicale si è riunito per onorare la scomparsa di Ennio Morricone, indiscutibilmente un pilastro nel panorama italiano e internazionale, una dimostrazione che oggi si può ascoltare musica contemporanea senza smettere di celebrare i grandi maestri della musica classica. Qual è la tua opinione sull’innovativo panorama musicale di oggi e quali sono i tuoi gusti in questo senso?

Apprezzo ogni forma di espressione artistica che si fondi su uno studio approfondito, sulla conoscenza dei “grandi classici” di ogni disciplina dalla quale scaturisca una visione personale e innovativa. Il Maestro Morricone ne è l’esempio, perchè ha trovato il suo modo di esprimersi a partire da uno studio classico in Conservatorio, arrivando a creare colonne sonore memorabili.

Tu vieni da un contesto accademico che affronta il repertorio classico. Dunque quale pensi sarà il destino della grande musica nel panorama di oggi? Pensi ci sarà ancora spazio e un pubblico che sappia veramente apprezzarla o si arriverà a un sincretismo e questo dialogo tra linguaggi diversi sarà la musica del futuro?

Spero che in un futuro prossimo si possano trovare modi per comunicare la potenza della musica classica soprattutto ai giovani, cercando di avvicinarli alla sua complessità, magari anche nei Licei, con ascolti guidati che diano le chiavi per scoprire la sua forza.

Infine, qual è per te il potere della musica? In un mondo in cui siamo connessi attraverso la rete ma forse disconnessi nella vita reale, la musica può metterci in connessione?

Tutto è vibrazione. “Se vuoi scoprire i segreti dell’universo, pensa in termini di energia, frequenza e vibrazioni.”, scrisse Tesla. Il suono può modificare la materia, secondo gli studi sulla cimatica, la teoria che studia l’effetto morfogenetico delle onde sonore. Masaru Emoto, un ricercatore giapponese, ha dimostrato l’influenza che i suoni hanno su cristalli d’acqua…possono creare simmetrie bellissime o strutture caotiche; dato che noi siamo costituiti per il 70% di acqua, questo succede anche in noi. Questo potere della Musica è stato riconosciuto da popoli in luoghi e tempi lontanissimi ed ha potuto unirli nonostante le tradizioni diverse, come spero che continuerà ad avvenire in futuro.

La musica è un vento misterioso che entra nell’uomo e lo invade e lo muove come il vento muove il mare. E l’uomo piange o ride, si sente triste o felice, balla o sta fermo e non sa perché. E questo vento scuote il mondo e l’uomo si guarda dentro e sente qualcosa.
(Fabrizio Caramagna)

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