• mercoledì , 28 Ottobre 2020

A ciascuno la sua stagione

C’è chi a quindici anni, conta di spegnere più di venti candeline, chi a ottanta ne toglie qualcuna di nascosto dalla torta, perché si sente ancora adolescente, ed allora s’ingegna nel capire il complesso meccanismo di un Iphone11 o nel ricordare senza scrivere da nessuna parte, perchè potrebbero rubarlo, il pin del bancomat, ahimè sempre con grande sforzo,ma tutto per stare al passo con i tempi. Ed allora sopraggiungono dal medico con i contanti per essere sicuri di non venire presi in giro, perché loro, le tabelline, le sanno meglio delle calcolatrici. Oppure si  va in monopattino. Il minimo comune denominatore tra giovani ed anziani  di oggi è il desiderio di dimostrare un età diversa da quella che hanno, di poco o di tanto, non importa, basta che sia diversa, perché quel numero che devono portare per ben 365 giorni all’anno e che sovente sono costretti a rimembrare, li rode dall’ interno. Allora ci si trucca un po’ di più o anziché usare l’affezionato giornale cartaceo, si tenta con l’Ipad.

Così a Roma, uno speedy ottantatreenne, non pensando a possibili conseguenze, e armato di monopattino elettrico, alle nove di sera, si aggirava per le strade romane, per nulla lisce ed asfaltate.

Ma come ha scritto Massimo Gramellini nel suo Caffè:

Il vecchio classico è la buca: le strade di Roma ne sono equipaggiate fin da quando vi inciampavano i Gracchi

Massimo Gramellini

E come i Gracchi, anche l’anziano protagonista della vicenda, ha perso l’equilibro su una buca. Solo che, ai tempi di Caio e Tiberio non c’erano i monopattini. Attualmente, pur avendo riportato gravi ferite, è in situazioni stabili. Il veicolo da lui utilizzato, sembra però non essere l’unico dettaglio della modernità; sembrerebbe infatti che l’anziano fosse intenzionato a riprendersi, durante il tragitto per poi, presumibilmente, diffondere il contenuto dei video. Ecco un altro fattore che tira un forte schiaffo alla vecchiaia e al passato: i social. Il mondo in cui tutti sono perfetti, senza età, e senza difetti. Il luogo dove l’autarcheia e la metriotes di Orazio, vengono usate come didascalie per le foto di classiciste disperate, ma che costituiscono un forte ossimoro con tutto il contorno. Il bastare a sé stessi, diventa una barzelletta, più si ha e più si vuole avere, dagli oggetti di marca e le borse firmate, allo scattare foto in posti vip e lussuosi, e la mezza misura, non si rispetta nemmeno con il fattore dell’età, anche persone più anziane non si tirano indietro, si divertono o accontentano gli adorati nipoti.   

Sovente manca il contegno e l’eleganza dell’occasione che i nonni insegnavano sottovoce ai figli, il vestito della domenica diventa quello di tutti i giorni, e il dialetto che faceva sentire fieri coloro che lo parlavano è sostituito dall’inglese.  C’è solo una moda,  quella di mettersi in mostra, e non importa se si hanno dodici, trenta o settant’anni, non è mai troppo presto o tardi  per mettersi in gioco, il che è vero, ma in ogni circostanza ci sono dei limiti:

“est modus in rebus, sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum.”

Orazio

Come scrisse Orazio:“C’è una misura nelle cose, in fin dei conti ci sono precisi confini, ali di là o al di qua dei quali non può esserci il giusto.”

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