• sabato , 19 Settembre 2020

Quantità o qualità?

di Lodovica Naddeo

L’argomento più discusso dell’estate è la visita dell’influencer Chiara Ferragni alle gallerie degli Uffizi: dopo un tour privato, la star di Instagram ha pubblicato delle foto sul suo profilo davanti ad alcune delle opere di maggiore importanza come la Venere di Botticelli. Dal momento in cui ha postato le immagini sul social media il museo ha accolto nel weekend tremilaseicento tra bambini e ragazzi contro i duemilaottocento  del fine settimana precedente: i dati emersi hanno scatenato nei recenti giorni delle polemiche in cui non è stata coinvolta solo lei, ma anche il direttore delle gallerie Eike Schmidt che l’ha invitata e accolta.

Una classe di intellettuali  al posto di analizzare i cambiamenti della società, si appiglia a idee antiquate per preservare la cultura, ma ottiene l’effetto opposto a quello desiderato, allontanando ancora di più le persone dall’arte.

Prima di tutto questa elite sostiene che campagne di questo genere non servono ad alcunchè, ma non è assolutamente così: spesso gli adolescenti si appassionano a un argomento con un obiettivo diverso in partenza e mano a mano che scoprono nuove cose spostano il proprio interesse verso un tema più colto. Non ci si può aspettare che tutti i ragazzi che sono andati a visitare le gallerie per il selfie della Ferragni si appassionino all’arte, ma quanto meno si può sperare che anche solo una piccola parte di loro lo faccia.

La seconda polemica è stata sulla qualità dei visitatori, considerati disinteressati verso l’arte ma solo verso i trends. Anche in questo caso si può notare come ciò sia assolutamente non veritiero. L’influencer ha usato parole semplici e chiare che, insieme alle foto, hanno catturato l’attenzione di quei ragazzi che sono andati alle gallerie lo scorso weekend. Questa visita probabilmente sarà dimenticata dalla maggior parte di loro, come succede con quelle organizzate dalla scuola, ma la campagna si può definire un successo se anche solo un ristretto gruppo si sentirà attratto dalle opere. Gli uomini non nascono naturalmente portati ad apprezzare l’arte, cosa che invece questi intellettuali pensano, ma bisogna coltivare e alimentare la curiosità che si prova verso il nuovo, la meraviglia davanti alla bellezza, quindi è più che normale non sentire subito un legame con le opere sia per la mancata esperienza sia per le lacune culturali e ciò ci porta  al terzo punto, ossia l’apparente ignoranza degli adolescenti. Come la Ferragni è diventato un brand, così i suoi followers sono stati marchiati come seguaci di un bel visino e nulla di più, ma di nuovo la realtà è molto lontana dalla verità: il suo pubblico, come quello di molte altre celebrità, è stato stereotipato perchè segue un simbolo di moda, viaggi e vita agiata ma tra tutti questi followers ci potrebbero essere persone che apprezzano la cultura e l’arte. É stata fatta questa considerazione come se le opere fossero state sporcate dalle fotografie e si coglie in maniera evidente un certo elitarismo. Ci sono stati diversi episodi in cui le celebrità di tutto di mondo hanno cercato di dare un contributo ai monumenti italiani, come la sfilata di Fendi alla fontana di Trevi dopo averne finanziato il restauro, e la cena di Diego Della Valle al Colosseo con  la donazione di venticinque milioni di euro per il suo recupero conservativo. Tuttavia i giornalisti non si sono lasciati scappare l’occasione di accusare questa sottocultura e sfoggio di puro potere e denaro, mentre ci sono degli aspetti positivi omessi o volontariamente posti in secondo piano come le donazioni, o come in questo caso, l’incremento del numero di visitatori agli Uffizi. “La qualità è meglio della quantità” si dice, ma dopo dieci settimane di chiusura e una perdita di dodici milioni di euro, si può cercare di aumentare la quantità e istruirla a diventare qualità.

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