• venerdì , 2 Ottobre 2020

Santa Sofia, da chiesa a moschea

di Lorenzo Ferraris

L’antichissima basilica di Santa Sofia situata in Turchia nell’attuale Istanbul, che per oltre millecinquecento anni è stata spettatrice del susseguirsi delle diverse fasi della storia dell’umanità, è risultatastata al centro di un continuo contrasto religioso dovuto all’enorme importanza che essa ha da sempre assunto per i fedeli cristiani e musulmani.

 Costruita nel 15 febbraio del 360 sotto l’imperatore Costanzo II nel tardo impero, essa nacque inizialmente come una chiesa simboleggiante la sapienza divina. Nel susseguirsi dei secoli, dopo la Caduta dell’impero romano d’occidente e lo scisma d’oriente, essa fu il fulcro della chiesa ortodossa bizantina e venne sempre più abbellita dai vari imperatori bizantini poiché sede del patriarcato. Venne acquisita in seguito dai turchi ottomani guidati dal grande Maometto II che, una volta conquistata la secolare città di Costantinopoli nel 1453, la saccheggiò convertendola in una grandiosa moschea e immergendola nella cultura islamica. Ad essa vennero così aggiunti i quattro imponenti minareti e vennero di conseguenza coperti i simboli cristiani.

Sebbene quindi la basilica di Santa Sofia sia nata come una delle più antiche chiese cristiane, e in particolare ortodosse, nel corso dei secoli è diventata una delle moschee più importanti dei fedeli musulmani per oltre cinquecento anni. Per questo motivo è un luogo di tensione e contesa per entrambe le religioni.

Il 1 febbraio 1935 la questione sembrò cambiare in modo radicale poiché il primo presidente turco Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della repubblica turca laica, grazie ad un decreto trasformò la moschea in un museo sconsacrandola. Egli infatti cercò di rendere la Turchia uno stato moderno su base occidentale abolendo il califfato e dividendo il più possibile l’amministrazione dalla religione Islamica che fino ad allora erano stati due elementi strettamente legati ed uniti.

In questo modo la basilica di Santa Sofia poté essere accessibile a tutti compresi i fedeli cristiani, promuovendo un’atmosfera di tolleranza reciproca e di condivisione.  Una prova molto evidente di questo riavvicinamento tra le due religioni fu l’arrivo di papa Benedetto XVI nel 2006 all’interno della basilica stessa.

Questo clima di relativa pacificazione tra le due religioni all’interno della basilica però fu interrotto recentemente dall’attuale presidente turco Recep Tayyip Erdogan che nel 10 luglio 2020, insieme al consiglio di stato turco, ha riconvertito in moschea il museo della basilica annullando il precedente decreto di Ataturk. Questa decisione, che ha reso nuovamente difficile l’accesso ai cristiani all’interno dell’edificio e il conseguente disappunto dei preti ortodossi, ha nuovamente confermato la tendenza radicale e conservatrice del presidente turco.

Così, dopo aver fatto ricoprire con l‘intonaco le immagini cristiane, il 24 luglio 2020 si è celebrata la prima preghiera pubblica islamica dopo circa ottantacinque anni a cui hanno partecipato 350 mila fedeli senza precauzioni per il distanziamento.

Sebbene la basilica di Santa Sofia si trovi nel territorio turco bisogna far presente il fatto che essa faccia parte del patrimonio dell’UNESCO. E’ inoltre di grande importanza per la cultura cristiana ortodossa, poiché rappresenta una delle più antiche chiese costruite in oriente: bisognerebbe dunque cercare un compromesso poiché essa sia più facilmente accessibile a tutti e non solo ai membri di una determinata religione. Inoltre molti mosaici bizantini come il Cristo Pantocratore, importanti per la storia dell’arte medievale e unici nella loro bellezza non possono essere oscurati ma devono potersi ammirare perché parti importanti della storia europea.

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