• venerdì , 2 Ottobre 2020

Usa-Cina, la guerra per Tik Tok

di Tommaso Laurora

Tik Tok, il social network cinese lanciato nel 2016 col nome di musical.ly., è stato messo sotto la lente di ingrandimento in varie parti del mondo in seguito al boom di popolarità del 2019.

Nato con scopi educativi, il social permetteva agli utenti di imparare e insegnare nuove materie mediante l’utilizzo di brevi video. Lo scarso successo di questa prima versione ha portato i creatori a spostare il target verso gli adolescenti unendo musica e video (la chiave del successo dell’app).

Dal 2018 in poi una crescita esponenziale ha portato Tik Tok tra le massime tendenze con oltre 800 milioni di utenti attivi e miliardi di download.

Questi numeri sono la dimostrazione della potenza mediatica e economica che il social vanta.

A catturare l’attenzione di tutti in questi giorni è stata una dichiarazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale ha esplicitato la sua volontà di mettere al bando l’app per motivi di sicurezza nazionale.

Infatti ci sono forti dubbi sui metodi di gestione dei dati privati degli utenti (buona parte adolescenti) e quindi sulla loro sicurezza.

Secondo Washington, il social network sarebbe uno strumento di controllo dei servizi segreti cinesi e raccoglierebbe gusti e abitudini degli utenti.

L’accusa di spionaggio di massa è sicuramente pesante e proprio per questo il gruppo cinese BYTEDANCE, proprietario di Tik Tok, si è detto disposto a cedere interamente il controllo e la gestione dell’app negli USA pur di evitare il bando.

Per evitare rappresaglie, TikTok ha assunto come ceo l’ex dirigente della Disney Kevin Mayer e diversi lobbisti vicini all’amministrazione, ma non è servito. Il Comitato per gli investimenti stranieri negli Usa, ha aperto un’inchiesta, con l’obiettivo di costringere ByteDance a cedere le operazioni americane.

Il presidente Trump preferirebbe la chiusura ma l’opzione dell’acquisizione del social network non è da scartare.

A proposito di ciò si è parlato molto di una trattativa tra Microsoft e BYTEDANCE per la cessione dell’applicazione, temporaneamente congelata dal presidente Trump contrario e preoccupato dalla questione. In ballo c’è la cessione non solo delle attività in Usa del popolare social network, ma anche in Australia, Nuova Zelanda e Canada.

Per l’azienda informatica si tratta di un’occasione unica per piombare sul palcoscenico social mondiale e sfidare Facebook e Google per il primato.

Se invece si dovesse arrivare alla conferma del bando (come già successo in precedenza con Huawei), Tik Tok subirebbe un durissimo colpo.

Per il social network non sarebbe la prima volta, infatti i ban nei suoi confronti sono già operativi in India, Paese che valeva ben 200 milioni di utenti.

Insomma, quello nato intorno a Tik Tok è senza dubbio uno scontro diplomatico tra due colossi come Cina e USA, impegnati in una guerra commerciale che va avanti ormai da anni, che potrebbe stravolgere e non di poco gli equilibri nella gestione del mondo della tecnologia.

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