• martedì , 20 Ottobre 2020

Paritarie ma solo di nome

di Davide Tamborrini

Basta con i fondi alle paritarie. Puntiamo sulla scuola statale per il bene dell’Italia”, di Gianluca Vacca e Bianca Laura Granato, rispettivamente capogruppo del Movimento 5 Stelle nelle commissioni Cultura di Camera e Senato. Questo è ciò che si legge sul “blog delle stelle”. Probabilmente tutto ciò troverà perfino l’approvazione di parte dell’elettorato italiano, quello che si (dis)informa sui social ad esempio e che ritiene questo tipo di scuole un privilegio per pochi, elitarie. Quegli stessi pochi  verso cui spesso nasce un odio dettato dall’invidia sociale. Tuttavia ancora molta è la confusione riguardo la “natura” di questi istituti: le scuole paritarie, nate in realtà per garantire  un’istruzione alle fasce più deboli, spesso vengono confuse con le private; esse sono alla luce dei fatti gestite da privati ma rimangono pubbliche e questo per la legge 62/2000 Berlinguer che regolamenta l’istituzione delle scuole paritarie all’interno del sistema pubblico, che è composto quindi dalle scuole statali e da quelle, appunto, paritarie.

Per essere riconosciute come tali, quest’ultime devono adempiere ad una serie di requisiti base come ad esempio avere un bilancio pubblico o poter accogliere all’interno delle proprie strutture alunni con disabilità . Ecco che finalmente si spazza via un enorme equivoco: scuola pubblica non vuol dire Scuola di Stato; essa è qualsiasi scuola soddisfi i criteri e le esigenze dell’istruzione in un orizzonte pluralista, come del resto avviene in gran parte d’Europa e del mondo. Ci si chiede quindi per quale motivo sussista ancora oggi una disparità di trattamento finanziario (i fondi destinati a queste scuole sono esigui). A detta della Fondazione Agnelli: «La legge introduce la parità, ma solo in termini giuridici, non realizzando contestualmente la parità sostanziale e cioè le condizioni affinché le famiglie possano scegliere liberamente, senza condizionamenti economici, fra le scuole facenti parte del sistema nazionale di istruzione, statali o paritarie che siano».

Allo Stato, in fin dei conti, converrebbe riconoscere il giusto sostegno alle scuole paritarie e lo si evince dai seguenti dati: ogni anno la Repubblica italiana per ciascun allievo spende in media 6116 euro per la scuola dell’infanzia, 7366 euro per la primaria, 7688 per la secondaria di primo grado e 8108 euro per la secondaria di secondo grado a fronte invece di una spesa (per gli studenti delle non statali) di 584 euro per la scuola dell’infanzia, 866 per la primaria, 106 per la secondaria di primo grado e 51 per la secondaria di secondo grado.  A conti fatti grazie alla frequenza da parte di più di un milione di studenti delle scuole paritarie le casse statali risparmiano oltre 6,2 miliardi l’anno, il che non può che far bene ad un paese con un debito pari al 134% del pil. E perché non citare anche le disparità di trattamento riservate ai docenti che insegnano nelle scuole non statali, che a parità di titolo, sono spesso denigrati e considerati non all’altezza, con stipendi decisamente inferiori rispetto ai loro colleghi.

E’ tempo che “per il bene dell’Italia” questa parità, divenga tale non solo di nome, ma anche di fatto, che questi pregiudizi con cui si guarda a queste scuole cessino una volta per tutte di esistere in nome di una libertà educativa oramai presente in tutto il globo .

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