• sabato , 24 Ottobre 2020

A me gli occhi

di Camilla Pasetti

Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima. Il significato dell’espressione è semplice: sta infatti ad indicare che il nostro sguardo è in grado di riflettere stati d’animo e sentimenti e che guardando negli occhi di qualcuno possiamo percepirli.

Tuttavia la maggior parte delle persone non guarda negli occhi nemmeno l’interlocutore con cui sta dialogando (e spesso non ce ne si accorge nemmeno).

Questo comportamento comune può generalmente derivare dal fatto che solitamente guardare negli occhi qualcuno viene percepita come un’azione intensa e intimidatoria, anche se in realtà il contatto visivo tra controparti è un aspetto importante della comunicazione: fa sembrare più coinvolto, amichevole e sicuro di sè. Inoltre fornisce informazioni non-verbali su quello che l’altra persona sta pensando e provando.

Ma se gli occhi vengono spesso considerati specchio del nostro animo, dobbiamo anche ricordare che in diverse culture (in particolare nell’antichità) gli occhi vengono considerati a livello simbolico in maniera differente.

In molte culture l’occhio è considerato un portafortuna. L’occhio aperto (privo di palpebre) era simbolo di trascendenza e spiritualità, il terzo occhio era simbolo di chiaroveggenza e intuizione.

L’occhio forse più famoso è quello inscritto nel triangolo equilatero, che a livello simbolico corrisponde al numero 3, quello della perfezione, talvolta accompagnato dal nome ebraico di Dio, Jahvè (infatti nell’Antico Testamento simboleggiava la divinità).

Questo simbolo è stato poi acquisito dai massoni che gli attribuiscono due principali significati: il Sole sul piano fisico e Dio sul piano spirituale. Invece il triangolo, per i massoni, simboleggia la durata (base del triangolo), le tenebre e la luce (i lati del triangolo).

Al tempo stesso, però, l’occhio può essere simbolo di coscienza selvaggia, come nel caso dei Ciclopi. L’occhio che fissa ha, a sua volta, un’accezione negativa in quanto simbolo del malocchio, ovvero della capacità di trasmettere odio o avversione attraverso lo sguardo.

Gli occhi quindi appaiono da sempre come un organo molto importante e privarli della possibilità di vedere oltre è pericoloso. Non è un caso il detto “a me gli occhi”, che sta ad indicare l’intenzione di privare la persona della volontà e della capacità di scelta.

La storia attribuisce loro Santa Lucia di Siracusa (citata anche da Dante nella sua Divina Commedia) come protettrice.

Al giorno d’oggi l’occhio è ancora un simbolo forte, largamente sfruttato da coloro che credono abbia poteri sovrannaturali come, per esempio, la capacità di individuare eventuali problemi psichici o fisici. Questa disciplina oggigiorno viene chiamata “iridologia” e l’osservazione eseguita dall’iridologo viene confrontata con apposite macchie topografiche dell’iride, partendo dal presupposto che segni, anelli e macchie presenti sull’iride corrispondano a determinati organi corporei e a una maggiore o minore predisposizione a certe malattie. I movimenti della pupilla, poi, rappresenterebbero un vero e proprio linguaggio in grado di trasmettere specifici messaggi.

Se si vuole invece analizzare il bulbo oculare sotto una prospettiva scientifica, la scienza ci può dire che i nostri occhi hanno il compito di ricavare informazioni sull’ambiente circostante attraverso la luce e perciò non hanno proprio nulla di magico o di perfetto. Anzi, sono imperfetti sotto tanti punti di vista, ma comunque, nella loro imperfezione, possiamo dire che sono stupendi così come sono.

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