• giovedì , 29 Ottobre 2020

Più di una guerra

di Ludovica Bossina

Dal 2009 al 2019 in Europa sono state registrate le più alte temperature dal 1800, secolo del grande sviluppo economico-industriale. Di comune accordo tutti gli esperti sentenziano la necessità di agire e di iniziare a farlo ora, per avere una speranza per il futuro: infatti se nei prossimi dieci anni la situazione non migliorerà, non ci sarà più nulla da fare. Una ricerca dell’università di Magonza (Germania), basata su un modello matematico, ha stimato che nel 2015 sarebbero stati 790 mila i decessi dovuti all’inquinamento, di cui 659 mila in Europa. Causa principale di morte malattie cardiovascolari e ictus, in numero decisamente minore rispetto alle malattie respiratorie.

Infatti il killer invisibile delle polveri sottili potrebbe mietere più vittime del fumo di sigaretta, perché, come afferma afferma Thomas Munzel direttore del dipartimento dell’Università di Magonza e coordinatore dello studio, “per il fumo, ognuno di noi può fare qualcosa, mentre chi vive in un luogo inquinato non può evitare di respirare”. Per questo motivo è necessario cambiare le proprie abitudini nei confronti dell’ambiente, perché in questo momento così delicato, l’azione del singolo uomo può determinare il destino dell’intero pianeta. Per una vita più sostenibile vi è la necessità di un’educazione “alla sostenibilità”, che è fondamentale, soprattuto in questo momento storico, tanto quanto qualsiasi altra nozione, poiché una conoscenza di base del problema implicherebbe una presa di coscienza non indifferente da parte della popolazione e sicuramente porterebbe all’azione.

Basti pensare all’ultimo anno, in cui milioni e milioni di giovani in tutto il mondo, grazie all’ormai famosa Greta Thunberg, sono scesi in piazza per far sentire la loro voce, per difendere il loro diritto alla vita e quello dei loro futuri figli; perché non si tratta solo delle generazioni del presente, ma soprattuto quelle del futuro che potrebbero dover combattere per la vita. Per questo motivo bisogna adottare uno stile di vita più sostenibile, evitare di usare l’auto per i brevi tragitti e invece optare per mezzi ecosostenibili come i monopattini o le biciclette elettriche, orami più che presenti in tutte le nostre città, sostenere le piccole aziende a chilometro zero, mangiare la frutta e la verdura di stagione (cosa ottima anche per il metabolismo) per abbattere i consumi di import ed esport.

Un grande esempio di città ecosostenibile è Reykjavik, la capitale dell’Islanda, la quale ha preparato un piano climatico che ambisce a produrre il 100% del proprio fabbisogno energetico da energie rinnovabili, piano che secondo le previsioni verrà raggiunto nel 2040. Questa città infatti, per le case dei suoi abitanti, sfrutta l’energia prodotta da vulcani e fiumi e ha realizzato un “biodigestore cittadino” che trasforma i rifiuti organici in energia riutilizzabile per facilitare, tra le altre cose, lo smaltimento diretto della spazzatura. Un altro grande esempio, più vicino a noi, è Amsterdam che è la seconda città più ecologica del mondo, grazie al fatto che la maggioranza dei suoi cittadini utilizza la bicicletta, stimolati dagli innumerevoli precorsi ciclabili. Perciò per ottenere risultati significativi, è necessario ispirarsi a grandi città come queste, ma ricordando che i grandi cambiamenti derivano da un cambiamento nel quotidiano.

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