• venerdì , 30 Ottobre 2020

The Rachel Divide

di Verdiana Parisi

“The Rachel Divide” è il titolo del documentario sulla complicata vita di una donna americana di nome Rachel Dolezal.

Treccine ai capelli, sulla pelle una carnagione volutamente più scura:  Rachel vuole sapere se può sentirsi libera di essere ciò che vuole, se le è concesso il diritto di vivere così come si sente, anche se contro la propria natura biologica.

È nata in una famiglia molto religiosa del Montana e i suoi genitori, quando lei era ancora piccola, decidono di adottare dei bambini di origine africana. Il padre e la madre però sono soliti maltrattare e discriminare i suoi fratelli proprio a causa del colore della loro pelle e questo porta Rachel ad avere un rapporto problematico con la propria identità volendosi distanziare e dissociare il più possibile dai comportamenti e dalle ideologie dei genitori. Questa repulsione verso il padre e la madre la conduce pian piano a rifiutare anche l’immagine che aveva di se stessa che la identifica come donna bianca, come una di loro.

Inizia così la sua battaglia dalla parte degli afroamericani con lotte e manifestazioni a favore dei diritti dei neri sulla scia del movimento attivista “black lives matter” e in poco tempo diventa leader dell’associazione NAACP (National Association for the Advancement of Colored People). Nonostante le sue origini si presenta al mondo come donna afroamericana e per anni, seppur qualcuno avesse dei sospetti, tutti si fidano della sua parola, finché durante un’intervista un giornalista non decide di chiederle delle sue vere origini. Messa alle strette Rachel non dà una vera risposta alla domanda e se ne va fingendo di non aver capito. Dopo la vicenda i media e i giornali si scatenano contro di lei accusandola di aver mentito e di essersi finta un’altra persona. È costretta a dare le dimissioni dalla carica di leader dell’associazione NAACP e viene anche allontanata dal ruolo di insegnante che aveva nell’università Eastern di Washington.

L’opinione pubblica si divide in due: c’è chi la considera un’imbrogliona e una truffatrice e c’è chi la vede invece come una donna che ha deciso di lottare contro le difficoltà e le discriminazioni. Non è ben vista dalla comunità bianca per aver rifiutato le sue origini ma soprattutto non è più ben accetta nella comunità dei neri: la accusano di essersi appropriata della loro cultura e di identificarsi come una di loro nonostante lei non avesse mai dovuto subire le loro discriminazioni in quanto “bianca privilegiata”.

Durante molte interviste successive ammette di colorarsi la faccia appositamente perché non si sente in alcun modo bianca, affermando quindi di passare parte della vita a cercare di rendere credibile la propria identità. Quando le viene chiesto cosa significhi per lei essere neri lei dice che è una cosa che coinvolge la sfera filosofica, culturale e biologica e se é questo ciò che senti di essere, devi dimostrarlo. Il mondo allora si chiede: “Conta di più come si nasce o come ci si sente?”.

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