• martedì , 28 Settembre 2021

Pensar con el corazón

Sveva Borla, ex allieva di Valsalice, si racconta condividendo la sua esperienza di vita in una nuova terra. Da quasi cinque anni vive a Lima, la capitale peruviana che da settimane è stata centro di forti proteste contro il Governo. Sveva descrive il Perù e le sue persone. Tra pregi e debolezze, dai quartieri popolari ai bellissimi paesaggi naturali, parla di una realtà ancora da scoprire.

Sveva Borla

Perché sei andata a vivere in Perù?

Mi sono trasferita a Lima nel 2016 con Gabriele, allora fidanzato, oggi mio marito, che è un addetto culturale del ministero degli Esteri. É stato mandato a Lima per dirigere l’Istituto Italiano di Cultura. La scelta di andare a vivere in questa città è stata quindi dettata dalla sua necessità lavorativa, non da un mio interessamento personale. Questo tipo di professione richiede infatti una carriera lavorativa all’estero, normalmente di 8 o 9 anni divisi in due sedi nel mondo.

Che tipo di città è Lima?

E’ una città complessa. Una megalopoli di 12 milioni di abitanti del Sud America con tanto traffico e inquinamento; ha zone frequentabili e molte no. Le differenze sociali sono molto marcate. La popolazione è divisa tra grandi ricchi, molto pochi, e una massa di gente molto povera. La classe sociale intermedia conosciuta come borghesia è poco sviluppata e questo è molto impattante sulla vita dei peruviani. Si possono fare solo due tipi di vita.

El Augustino, zona popolare

Recentemente sono nati i pueblos jòvenes, “villaggi giovani“, a causa dello spopolamento delle province dopo il periodo del terrorismo degli anni ’90 e di una grandissima affluenza di persone in città, che non era ancora preparata. La maggior parte della popolazione si è insediata in queste zone; l’espansione non è controllata, nonostante il Perù sia un paese a forte rischio sismico. Oggi molte famiglie vivono senza elettricità o acqua corrente in casa.

Bosque El Olivar, San Isidro

Ci sono poi i quartieri bene, in cui vive la minoranza della popolazione. Gli abitanti sono chiamati con disprezzo pitucos, in gergo peruviano vuol dire “pidocchio“: il termine si riferisce ai pochi ricchi della città. Sono zone tenute benissimo: il decoro urbano è concentrato solo in questi quartieri. Normalmente ci abitano gli espatriati o peruviani molto ricchi. I più famosi sono San Isidro, Miraflores e Barranco. San Isidro è più residenziale. Barranco è il quartiere più bohémien e internazionale, caratterizzato dalla presenza di tantissimi murales autoctoni, realizzati da artisti peruviani mentre Miraflores è più commerciale. A La Molina ci sono le case più lussuose.

Qual è il tuo stile di vita?

Il mio stile di vita è quello di un espatriato. Vivo a San Isidro, una delle zone migliori della città, in quanto residenziale e sicura. Prima della pandemia avevo una vita intensa. Avevo poco tempo libero, per gli eventi che si organizzavano con l’Istituto di Cultura: sono circa 90 all’anno. Molti erano solitamente di sera, alcuni in centri culturali esterni e altri diplomatici. Qui la vita culturale è abbastanza sviluppata. Ho avuto la bellissima opportunità di partecipare alla missione archeologica nel sito di Cahuachi, nel deserto di Nasca.

Sveva al centro cerimoniale di Cahuachi (deserto di Nasca).

Come è stata gestita la situazione degli ultimi mesi dallo Stato?

Il 16 marzo è iniziato il lockdown. Purtroppo la maggioranza delle persone hanno continuato ad andare in strada. Quasi il 70% delle persone vive di lavoro nero, qui lo chiamano “informal“. Non avendo elettricità e acqua corrente, e quindi banalmente non avendo un frigorifero, escono sempre per approvvigionarsi di comida, il cibo. La quarantena è stata lunghissima con misure molto restrittive, che non sono state ancora tutte revocate. Ad esempio il toque de queda, il coprifuoco notturno, ora in vigore dalle 11 di sera alle 5 del mattino. I bambini non possono uscire più di un’ora al giorno e allontanarsi più di 500 metri da casa. Anche la scuola è stata chiusa subito. Qui inizia a marzo e termina a dicembre, perché le vacanze estive coincidono con quelle natalizie (da ottobre a marzo è estate).

I negozi sono aperti, anche qui per i ristoranti c’è il servizio di “entrega“, consegna a domicilio. Per ora non ci sono prospettive di riapertura, sarebbe rischioso. La situazione sanitaria è gestita male. Esiste la sanità pubblica, ma non è come la nostra: qualsiasi lavoratore deve pagarsi un seguro, l’assicurazione per farsi visitare.

Cercado de Lima

Persone e famiglie intere che non potevano pagarsi l’affitto e cibo sono partite a piedi per tornare nelle province di provenienza. Questa situazione drammatica ha estremizzato la povertà. La destituzione di Vizcarra ha poi causato forti proteste, partite da gente giovane. Il Paese si è opposto alla situazione precaria del Governo.

Qualche giorno fa mi era arrivato un messaggio dal governo che mi avvisava che una certa marca di disinfettanti, comprata da tutti e quindi meno costosa, era stata ritirata dal mercato, perché contaminata. Credo sia assurdo che un cittadino possa ricevere un messaggio del genere. Questo fa capire quanto sia rilevante la tutela dei cittadini per il Governo. “Eventualmente ti avviso, sarebbe meglio non usarlo”. Fa riflettere sul livello di precarietà del Perù.

Cosa ti aspetti dal nuovo governo?

Dal luglio 2016 ho visto ben 6 presidenti succedersi in quasi 5 anni.  La media è più di 1 presidente all’anno. L’ instabilità politica e sociale è preoccupante. C’è un senso di precarietà diffuso. Tutti gli esponenti del congresso fanno parte della stessa schiera appartenente ad un’élite che non ha niente a che vedere con la maggioranza della popolazione del Perù. Rappresentano la minoranza della popolazione. Non prevedo cambi considerevoli. Come diceva Tomasi Di Lampedusa: “Tutto cambia, perché nulla cambi”. Ecco, sta succedendo proprio così. L’obiettivo della classe dominante è quello di consentire alla classe dirigente di mantenere i propri privilegi. Fa comodo comodo che la maggioranza della popolazione sia ignorante. Non mi aspetto niente dal nuovo Governo, tra l’altro è transitorio per arrivare alle elezioni di luglio. Sagasti deve mantenere la tranquillità generale, a seguito delle proteste. A Miraflores, in Plaza Kennedy, molto frequentata, le persone stanno portando fiori in ricordo delle due giovani vittime. Merino ha dovuto dimettersi, perché ciò che è successo ha sconvolto tutti, persino la classe dirigente. Quello che mi aspetto per il futuro è un risveglio sociale e culturale delle nuove generazioni. Le persone scese in piazza sono state soprattutto giovani e studenti. Il Perù rispetto all’Italia ha una popolazione molto giovane. É interessante perché potrebbe rappresentare uno spiraglio di luce per il futuro.

Plaza Kennedy. Omaggi in ricordo delle vittime.

La cultura peruviana è tanto diversa da quella italiana?

Il Perù non è rappresentativo di ciò che si immagina del Sud America. Vivendo qui ho potuto notare differenze con altri paesi sudamericani, anche il Brasile dove ho vissuto per un breve periodo. Dall’Europa siamo soliti a pensare all’America Latina come un posto caldo, dove si fa festa, ridente e per questo si associa spesso alla vita di certe parti del Brasile o dei Caraibi. Invece non è così. Nello specifico il Perù, essendo un territorio montagnoso, simile alla Bolivia, con le montagne chebarrivano fino agli 8000 metri. Il Perù ha poco a che vedere, in realtà, con l’immaginario che si ha del sud America. 

La cultura sud americana è simile a quella italiana. Per esempio la cucina è molto buona, c’è un’altissima biodiversità e varietà dei prodotti della terra. La cucina sta spopolando anche grazie a uno chef limeño Gastòn Acurio: ha nobilitato la cucina peruviana. Il modo di fare dei peruviani è spesso molto asiatico, poco latino; c’è stata una forte migrazione cinese e una italiana. Hanno difficoltà ad avere una conservazione con uno scambio diretto di pensieri, non sanno dire di no. Il modo di scherzare non è lo stesso, non capiscono molto le nostre battute, sono un po’ permalosi, ed è una società molto machista. Sono molto legati alla famiglia, hanno famiglie grandi e vivono tutti insieme. Plaza San Martin e Plaza de Armas sono il centro una volta abitato, ma ora si è spopolato, come avviene in molte realtà grandi. Il centro diventa malfamato e le persone più abbienti vanno a vivere fuori.

Mercado Central

Come ti sei ambientata in questa nuova realtà?

Non è stato facile. Le persone sono carine e accoglienti, però è vero che non è una società così aperta, non è sempre facile fare amicizia. La loro socialità è spesso di tipo famigliare, sembra che la famigli basti a sé stessa. Io ho fatto tanti corsi: palestra, yoga, grafica e ho trovato difficoltà a fare amicizia nonostante sia una socievole. Non mi sono trovata sempre benissimo; è molto difficile entrare in sintonia. Ho conosciuto molte persone, ma moltissime di queste sono europee. Sono sempre stata abituata a fare le cose da sola, invece qui spesso c’è bisogno di un mediatore culturale. Se sei un espatriato dalle persone meno abbienti sei visto come il gringo. Spesso mi sono sentita a disagio. Ti fa sempre sentire non a casa, ti devi guardare alle spalle.

Museo Larco

So che hai lavorato a diversi progetti per quanto riguarda la fotografia. quando e come è nata questa passione?

È una mia grande passione. Mi è sempre piaciuto osservare la realtà e ho capito che potevo descriverla attraverso un obbiettivo dando un’interpretazione personale alle cose che vedo. Penso che le fotografie siano narrazioni. Mi piace guardarmi intorno e sono molto curiosa. Non sono mai diventata una professionista, perché sono poliedrica con personalità multifunzionali: mi è difficile pensare di focalizzarmi su una cosa sola. Mi è sempre servita in termini di lavoro: mi occupo di comunicazione, sono giornalista. Ora in Perù non ho potuto esercitare per motivi di visto, ma ho lavorato a progetti di comunicazione e pubblicitari nell’Istituto. È una passione nata quando ero piccola: i miei mi regalarono una macchina analogica Olimpus, una macchina compatta, che divenne il mio principale passatempo. Quando sono venuti fuori telefoni con fotocamere integrate, è stata la svolta. Mi interessano foto su esterno, in strada, non di moda o di allestimento. A me piace vedere cosa mi capita intorno. La mia soddisfazione è poter vedere qualcosa intorno a me e poterla processare subito. Ho creato un progetto che si chiama Cucinarte, qui in Perù. Il primo importante è stata una mostra “Bambini di vetro” su un fotoreportage di bambini africani che avevo incontrato in una missione in centro Africa. Guardare la realtà senza dover espormi mi fa sentire a mio agio. Non mi piace parlare in pubblico, ma essere rappresentata da un progetto mio, come una mostra fotografica, sì.

Scena di vita quotidiana a San Isidro

Preferisci l’Italia o il Perù?

É difficile trovare uno standard qualitativo come quello italiano. Non ho dubbi nel risponderti Italia, nello specifico Roma, città in cui ho vissuto dal 2011.

Qui la città è secondo lo stile americano: c’è il centro commerciale e certe vie per lo shopping. Non è un posto dove condurre una vita semplice, come andare al mercato, andare al bar. La città non è bella, molte case di epoca coloniale vengono buttate giù per costruire edifici squadrati. Il clima è buono, non piove mai perché siamo nel deserto. Il cielo è sempre grigiastro. La Garrua è la pioggerella finissima che raramente scende giù.

La città non è vivibile, se non si è ricchi. Zone bellissime sono quelle del Malecon, terrazza lungo l’oceano.

Malecon di Barranco

Un paio di settimane fa ho visto una signora passeggiare con la figlia con due cani al guinzaglio e dietro di loro la domestica con il sacchetto degli escrementi in mano. Questa scena mi ha veramente scioccata; la differenza sociale è tanto marcata. Le persone più ricche vivono così, hanno bisogno di una signora. Un episodio che mi ha sconvolta è stato la costruzione di un muro tra un quartiere bene e uno accanto popolare. Ho visto qualcosa di tristissimo. C’è una netta divisione e una stratificazione sociale complessa.

Cosa hai portato di Valsalice nella nuova esperienza di vita e che cosa pensi del Salice?

Di Valsalice ho portato abbastanza tutto. Sono grata di averlo potuto frequentare e aver incontrato nuove persone. Il valore di conoscere persone e cambiare fino ai 18 anni è davvero inestimabile. Ricordo come se fosse ieri tutto il mio percorso, le sensazioni e come mi sentivo grande. Mi sento fortunata di aver frequentato Valsalice, per me a volte era la prima casa. Quando lessi per la prima volta questa frase di Salvador Dalì mi sentii rappresentata: “Ho sempre visto tutto quello che gli altri non vedevano, ma quello che vedevano loro io non lo vedevo”. Mi ha consolato in momenti in cui non mi sentivo a mio agio con i coetanei. Anche per quanto riguarda i docenti, sono stata molto fortunata e sono grata di aver avuto questa bellissima possibilità in un periodo di crescita così importante. Quest’esperienza mi ha formato e mi ha tenuto in una specie di nido in cui tutto poteva succedere, in una situazione protetta. Valsalice ha rappresentato più una famiglia, oltre che scuola, per i suoi valori. Mi ha lasciato tanto.

Il Salice alla mia epoca non era organizzato come adesso, non c’erano gli strumenti di comunicazione di oggi. Sarei morta se ci fossero state tutte le possibilità di oggi! Ci sono molto affezionata. Ricordo che vinsi 2 concorsi fotografici. Ho proprio un bel ricordo. Tra l’altro sono diventata una giornalista pubblicista; ho capito di sentirmi parte di qualcosa; è stato fondamentale per la mia scrittura. Auguro a mia figlia di vivere questa esperienza, (anche se si studiava tantissimo). Non è scontato raggiungere un obiettivo con delle persone intorno che ti capiscono attraverso quello che fai.

Come rappresenteresti in uno scatto il Perù?

Il Perù è un luogo di fortissime contraddizioni: ci sono cose che fanno arrabbiare tantissimo e invece e altre che scaldano il cuore. Questo perchè ti fanno pensare che magari in altri posti non si trovano così facilmente certi ambienti che ci sono in Perù. Questo perché la mia prospettiva è di cambiamento. Lo rappresenterei, quindi, sicuramente attraverso un forte contrasto messo in evidenza.

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