• giovedì , 17 Giugno 2021

Stefano Monferino, tra Italia ed estremo oriente

Lavorare agli antipodi della propria terra natia senza perdere le proprie radici culturali? Stefano Monferino ha detto ai redattori del Salice che si può fare. Maturato al Valsalice nel 2005 e dopo aver conseguito una laurea al Politecnico di Torino, viene subito assunto dalla FIAT nel 2008. Instancabile e sempre in cerca di una nuova sfida, il suo lavoro e le sue scelte coraggiose lo hanno portato in tanti luoghi, soprattutto fuori dall’Italia . Una delle esperienze che reputa tra le più significative, non solo dal punto di vista lavorativo, è quella di aver potuto lavorare in Cina per quasi tre anni, dal 2012 al 2015, con il ruolo di Operations project manager per Cnh .

Stefano ci ha illustrato, con racconti e immagini della sua permanenza e delle sue escursioni sul territorio, quanto la mentalità e lo stile di vita cinesi differiscano in ogni aspetto dalla nostra cultura. Mettendo in rilievo le contraddizioni di una società che dagli occidentali è vista come all’avanguardia e sviluppata, ma che nella realtà è completamente diversa. Stefano ci ha detto infatti che “la vera Cina è quella vissuta dai cinesi“.

Ci ha parlato anche delle tante difficoltà lavorative che ha dovuto affrontare : uno dei più grandi ostacoli che ha dovuto fronteggiare è stato proprio quello della lingua. Infatti, nonostante Stefano parli correntemente l’inglese, come tutti i suoi colleghi, ha faticato molto non ad esprimersi, quanto a farsi capire, sottolineando come le due espressioni non siano equivalenti: non è dunque la qualità della lingua a fare la differenza, ma la capacità del linguaggio di esprimere un concetto, un’idea.

Stefano ci ha anche raccontato come per lui sia stata fondamentale la cooperazione con altri membri del suo team lavorativo, ricordando come le prime esperienze di co-working al liceo siano state per lui un punto di partenza fondamentale per poi arrivare alla coordinazione di un gruppo operativo. Insomma, ogni cosa, anche la più scontata, come per esempio lavorare in gruppo, richiede in realtà una certa preparazione e anche una buona dose di abilità, in associazione con la conoscenza dei colleghi e dell’ambiente lavorativo.

La storia di Stefano dovrebbe essere un grande esempio per tutti noi: egli infatti ci ha dimostrato come non bisogna aver paura di osare nelle proprie scelte, di sperimentare nuove situazioni, pur valutando bene i rischi. Ci ha mostrato dunque quanto sia importante la capacità di adattarsi alle situazioni nuove, la flessibilità nelle scelte, senza irrigidirsi sul passato, ma anche senza inseguire un’ incontrollata smania di cambiamento. Tutto questo Stefano l’ha fatto mantenendo sempre lo sguardo su una stella fissa: la sua ferma decisione di non voler assolutamente perdere le sue radici culturali italiane, scelta alla quale continua a rimanere fedele.

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