• venerdì , 30 Luglio 2021

Il sogno dietro il microfono di Simone Lo Presti

Simone Lo Presti, un ragazzo di soli 22 anni, con una grande passione che ha coltivato sin da piccolo con la sua perseveranza e curiosità. Lo spettacolo. 

A soli dodici anni partecipa per “Una voce per Don Bosco” accaparrandosi il primo premio con un pezzo di Pavarotti e non solo, riesce a posizionarsi al primo posto anche negli anni successivi con Michael Bublè e Frank Sinatra. 

L’amore per il canto lo ha sempre accompagnato ed è stato il suo più grande rifugio anche nei momenti di sconforto e scoraggiamento. 

Infatti, come spiega, gli otto anni a Valsalice gli sono stati sicuramente utili e gli hanno regalato la possibilità di potersi esibire sin da piccolo, ma per alcuni tratti sono stati anche difficili: non tutti comprendevano appieno questo suo interesse per il canto ma, come spiega, “la luce che trovavo nel teatro era la mia salvezza da tutto e da tutti, ed è stata la forza che mi ha permesso di andare avanti”.

Durante il liceo, Simone era un ragazzo che non sapeva ancora dove sarebbe arrivato, come disse lui stesso a diciott’anni in un’intervista per il Salice, tenuta da Rachele Parravicini: “Il mio sogno nel cassetto è quello di diventare un cantante e fare della mia passione un lavoro, ma solo il tempo ce lo dirà”, e dopo soli quattro anni è tornato a raccontarci delle sue esperienze come musical performer: dall’Accademia del Teatro Nazionale di Milano (dopo essere riuscito ad entrare tra i tredici concorrenti scelti) ai musicals di Mary Poppins, A Chorus Line e Singin’ in the Rain.

Simone inoltre continua dicendo che l’unica cosa che gli ha permesso di raggiungere quei risultati è stata unicamente la sua passione: infatti, dopo aver frequentato un anno nell’Università di Lingue e Culture per il turismo dell’UniTo si è reso conto che quello non era l’amore che voleva trasmettere, voleva regalare qualcosa e l’unico modo per farlo era perseguire la strada dello spettacolo. 

L’attore, dev’essere tramite, fulcro e vestito: “Recitare è un gioco vero e proprio. Nel teatro non ci sono regole, non vige la politica, vale solo l’immaginazione, la fantasia, e ciò che non esiste, in quell’istante diventa possibile solo se tu ci credi”. Inoltre, per descrivere il teatro, citando Proietti, dice: “Il tratto più importante nel mondo dello spettacolo è sicuramente la generosità. La generosità di non solo colui che va sul palco e vuole raccontare una storia, ma di chi arriva a teatro ed è pronto a ricevere e raccontare la scena stessa”. Infatti il teatro è espressione, magia, emozione, “Recitare è un atto d’amore”.

Simone conclude l’incontro tenutosi per il Salice, regalandoci un pezzo di sé: riesce a trasmette attraverso lo schermo, tutte le sue emozioni, interessi e bravura cantando un pezzo di Eddie Umidino, personaggio del musical di Sister Act. 

Facendo ciò riesce a rompere quella barriera che si è venuta a creare con l’inizio della didattica a distanza e ci dona la preziosa possibilità di tornare ancora una volta a teatro.

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