• giovedì , 15 Aprile 2021

L’immagine di ciò che siamo

Partendo da una lettura di uno spunto di Italo Calvino che esattamente 50 anni fa sentenziò: “Fotograferemo tutto e saremo incapaci di ricordare ciò che conta davvero”, i nuovi redattori del Salice si sono riuniti in gruppi per discutere quanto la profezia dell’autore di Marcovaldo si sia realmente avverata. E hanno declinato il loro punto di vista in alcune riflessioni sul valore delle immagini correlate al valore del tempo e della memoria.

Scatto fotografico

le foto possono essere considerate come una raccolta degli avvenimenti più importanti accaduti nella nostra vita o in quella delle altre persone. Infatti il principale utilizzo o scopo delle foto è quello di cristallizzare un momento specifico che rappresenta la memoria storica per il futuro.

Simone D’Elia

1989, Berlino. la caduta del Muro

Le fotografie sono capaci di farci rivivere avvenimenti felici, o anche tristi, della nostra vita, ma non pienamente le sensazioni provate. Non sono però paragonabili alla memoria umana perché il ricordo ci permette senza dubbio molto più efficacemente di ritornare con la mente a quel giorno, a quel momento, riuscendo a farci percepire tutto quel turbine di reazioni emotive che ci ha scatenato. 

Fare uno scatto di ogni episodio della nostra vita oggigiorno è diventato quasi un “obbligo”: abbiamo costantemente la paura di dimenticarci delle esperienze e di non riuscire a riviverle. E così sentiamo la necessità di catturare l’attimo con la macchina fotografica o con il cellulare. Ma probabilmente è proprio questo gesto a impedirci di vivere appieno tutte le nostre avventure.

Certo, un’immagine può richiamare alla mente l’azione compiuta o la situazione, ma non le emozioni, i profumi, gli odori, e tutte quelle sensazioni che possiamo ricordare solo grazie alla memoria del nostro corpo.

Ma di sicuro sono l’unico modo per raccontare degli episodi a chi non li ha vissuti. Figli, nipoti o semplicemente amici che siano. E’ innegabile l’emozione di quando i nostri nonni o genitori ci mostrano le foto di quando erano piccoli, della scuola, o del loro matrimonio. L’immagine ci aiuta a immedesimarci nella scena, ma sono proprio le loro nostalgiche parole a trasmetterci le emozioni che hanno provato in quei meravigliosi attimi della loro vita.

Claudio Gallo

Foto cangianti

Una foto scattata per cogliere un attimo, per rubarlo e salvarlo dal tempo. Sembrerebbe immutata, statica, eterna. Eppure non lo è. Non è sempre uguale a se stessa, ma  è cangiante, mutevole. Si nasconde dietro la sua fissità, ma in realtà fugge, si muove, si allarga e diviene  così potente che le cornici non riescono a contenerla. La fotografia può cambiare  perché a cambiare sono gli uomini, i valori, i luoghi, i tempi, il contesto storico e sociale. Tutti elementi con cui  si trova a dover fare i conti e di cui  non può fare a meno.

La fotografia  infatti si anima quando alle foto si accostano gli uomini: solo allora, da fatto oggettivo ed immutabile diviene viva perché vivo è l’osservatore. Attraverso l’individuo assume mille  sfaccettature e mille volti.   Forse la fotografia non può proprio prescindere dall’osservatore. Non può esentarsi dal dialogo con chi la guarda. È completa in sé per sé, ma non può autodeterminarsi. Necessità di un individuo che si ponga in rapporto con lei, come fosse in continuo divenire, in fieri,  non tanto perché incompiuta, ma perché legata a qualcos’altro.

Nonostante questo mantiene sempre una sfumatura di oggettività ,una posa, un colore, un fatto storico, ma non può prescindere dal soggetto, con i suoi pensieri e la sua esperienza personale, sempre pronti a influenzare il suo giudizio. Diviene allora canale di oggettività e soggettività, riflettendo alla fin fine la nostra realtà, che è  costituita da questi due elementi. Così, nonostante possa intrappolare solo  un frammento di  molteplicità, riesce a  ricondursi  a tutte le sfaccettature  del reale attraverso gli individui con cui entra in relazione.  Ecco che può  nascondere molto di più dietro la sua apparente univocità. Ecco che diviene veramente specchio della realtà.

Carola Cogno

Lente, Obiettivo Della Fotocamera, Focus, Messa A Fuoco

Un briciolo di realtà

“La fotografia è sempre un escludere il resto del mondo per farne vedere un pezzettino.” Luigi Ghirri

Il mondo della fotografia è sempre più presente nella nostra realtà; ormai chiunque possiede un telefonino e ha un account su Instagram o Facebook. E ogni giorno la prima cosa che cerca è il dispositivo elettronico per documentarsi sulla vita delle persone che lo circondano o sui fatti accaduti nel mondo. Questo automatismo è diventato per le ultime generazioni un riflesso istintivo quasi come bere e mangiare. Esso si attua nell’arco di una giornata almeno due o tre volte al giorno, per non parlare dei giovani che sono connessi h24 e che spesso trascorrono le ore a guardare la schermata del proprio account.

Probabilmente questo mondo intangibile è così amato, tanto che a volte diventa una vera e propria dipendenza, perché utilizza uno dei sistemi più immediati per la comunicazione. La vista trasmette per prima le informazioni al nostro cervello: per questo motivo ogni sorta di social (chi più, chi meno) sfrutta questa peculiarità spesso e volentieri con l’utilizzo della foto. 

Purtroppo però la fotografia dà l’impressione di rappresentare una realtà che nessuno ad eccezione del testimone oculare potrà mai comprendere a pieno. Ferma il tempo, lo spazio e l’istante e li intrappola in un immagine bidimensionale, piatta, incapace di trasmettere le emozioni del momento in cui è stata scattata. Come disse Ghirri, uno dei più famosi fotografi italiani, mostra solo una parte della storia, quella che si vuole condividere, quella che rende belli e perfetti agli occhi degli altri, quella che più delle volte non corrisponde alla verità. Proprio per questo motivo talvolta la si può considerare superficiale; infatti non sarà mai in grado di riprodurre l’autenticità di un incontro umano.

Anna Emprin

Auschwitz, la giornata della memoria del giorno 27/01/21

La fotografia

L’articolo a cui faccio riferimento è un interessante  intervista di Oliviero Toscani, fotografo di fama mondiale. Ciò che sottolinea, ed è un concetto estremamente interessante, è la democraticità della fotografia. Tutti ci sentiamo un po’ fotografi, ma l’arte dello scatto è un’altra cosa rispetto all’immagazzinamento d’immagine. Fotografare è più facile che parlare o scrivere, dunque tutti si sentono un po’ artisti, anche se esiste una bella differenza tra essere un pittore o mettere di colore su tela. Nell’era dello smartphone e dei social network le immagini perdono la loro unicità per rappresentare un mondo di omologazione e di selfie. Oggi tutti vogliono fare un selfie. Da qui nasce una distorsione della realtà per cui non c’è più la realtà ma esiste solo la realtà portata dall’immagine. La fotografia è di per sé un ritaglio, una porzione di mondo che viene scelta e selezionata. L’intervista, inoltre, analizza il mondo di fotoreportage che è molto cambiato: oggi abbiamo a disposizione un flusso continuo di immagini sulle quali semplicemente non riusciamo a soffermarci e solo poche di esse riescono a lasciare un segno. 

Siamo in overdose di immagini: la qualità ha ceduto il posto alla quantità: le foto non sono più ragionate, sono molto più frivole e orientate alle regole del marketing.

Mia Bruno

Fotografia, lo specchio dell’anima

Italo Calvino già negli anni 70’ affermava che in un futuro non troppo lontano le persone sarebbero diventate quasi incapaci di ricordare il proprio reale passato poiché si sarebbero ridotte a fotografare ogni cosa, incorrendo nel pericolo di “vivere in modo quanto più fotografabile possibile oppure considerare fotografabile ogni momento della propria vita”.

Aveva ragione. Oggi basta aprire un qualsiasi social network e scorrere qualche post per osservare il trionfo del narcisismo, entrare nella vita privata di una famiglia, trovare persone che non hanno nulla da dire, ma lo dicono lo stesso. Calvino aveva predetto che tutto ciò avrebbe portato alla stupidità (fotografare tutto il fotografabile e condividerlo il più in fretta possibile, prima ancora di osservare e capire i fatti) o alla pazzia (fotografare in maniera ossessiva e compulsiva, alla ricerca di “una Bice perfetta”, che non esiste). 

Noi non siamo quello che fotografiamo o pubblichiamo. O meglio, lo siamo solo in parte. L’immagine che abbiamo catturato e fissato rappresenta forse l’idea che vogliamo dare agli altri di noi stessi: è lo sfoggio di una propria qualità o la sintesi di un’esperienza che comprende però numerosi altri fattori emotivi e sensoriali, indimenticabili e incatturabili. 

Non c’è nulla di male nel raccontarsi anche attraverso la fotografia. Un suo aspetto molto interessante è quello artistico. Una fotografia è una nuova realtà in cui immergersi che può rappresentare il proprio stato d’animo attraverso un supporto di grande impatto come un’immagine. La fotografia sarà sempre una delle massime espressioni artistiche. Lo specchio dell’anima

Francesca Cantamessa

Difficile spiegare a parole cos’è la fotografia E’ un modo per raccontare attraverso gli occhi ciò che ci stupisce, quello che ci piace e ci evoca emozioni per poi poterli condividerli con le persone a noi care e con amici.

La fotografia per alcuni può essere rifugio che permette di evadere dalla realtà e scoprire mondi nuovi; ha la capacità inoltre di imprimere un ricordo e dilatare la sua durata per sempre, rendendolo unico e indimenticabile. Per altri invece scattare foto può essere una cosa superflua perchè i bei momenti sono così coinvolgenti che non si ha il tempo di fotografarli.

Inoltre c’è chi fa della fotografia una professione, è fusione di due attimi indissolubili e distanti fra di loro, poichè da una parte abbiamo il soggetto che viene fotografato, dall’altro lo stato d’animo del fotografo. Il loro incontro fa nascere una possibile visione di quella che potrebbe essere la realtà.

Ogni volta che prendiamo una foto e ci ricordiamo di quel preciso istante triste o felice che sia ci scenderà sempre una lacrima di commozione dove è racchiuso tutto il senso della nostra vita.

Cristiana Romana Gentili

Per approfondire di più

https://www.adnkronos.com/toscani-la-fotografia-e-unarte-democratica-tutti-fanno-click-ma-pochi-sono-artisti_sdAdJWm4zXQyXxB8I2Ud3

https://medium.com/scritture-di-rete/limportanza-della-comunicazione-visiva-nella-rete-e-non-solo-8a63189b83cd

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