• mercoledì , 4 Agosto 2021

Fonti e fake news: cosa si nasconde dietro una notizia

Gli studenti del terzo anno, sotto la guida del professor Accossato, hanno intrapreso un viaggio nel complesso mondo della comunicazione e della ricerca, acquisendo le tecniche e il metodo necessari al processo di selezione delle informazioni e alla verifica delle fonti, in modo da riconoscere con immediatezza quelle che si è soliti definire “fake news”.

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Il percorso ha preso avvio da una premessa: ogni notizia nasce da una fonte e nell’ambito della comunicazione c’è un metodo preciso per sfruttarle al meglio, le cui parole chiave sono: trasparenza, rapporto fiduciario (quindi la fondatezza  e l’autorevolezza delle fonti) ed infine la testimonianza. Tutti questi fattori vengono inseriti però in un quadro diverso rispetto a quello di un tempo, in cui il giornalista rappresentava l’unico garante della verità. Lo sviluppo di nuove tecnologie e la globalizzazione dei media impongono infatti ai giornalisti moderni (che in determinate situazioni possiamo riconoscere persino in noi stessi) tempi sempre più rapidi di condivisione. Considerando la velocità e l’immediatezza come prerogative principali, spesso si rischia di sottrarre  spazio alla riflessione, agli approfondimenti e alla ponderazione.

In ogni caso, nonostante si disponga di fonti autorevoli, è opportuno intraprendere una ricerca con un certo occhio critico e non dare mai per scontata la credibilità di una notizia: la fonte definita autorevole potrebbe aver attinto informazioni da un’ulteriore fonte meno autorevole. La credibilità, inoltre, presenta anche una propria proprietà transitiva, ovvero può essere trasferita da un soggetto all’altro, questo succede per esempio quando viene ripubblicata una foto o una notizia presa, per esempio, da un profilo Instagram o Twitter.

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In un contesto quotidiano, tutti diventiamo responsabili di quanto pubblicato attraverso qualunque canale di comunicazione: l’attività di “giornalista” ammette a pieno la libertà di espressione, ma nell’esercizio di questa ci sono anche doveri e responsabilità.

Il testo unico dei Principi e Doveri del giornalista mette in evidenza quattro elementi che costituiscono i fondamenti deontologici:  “il giornalista difende il diritto all’informazione e la libertà di opinione di ogni persona; per questo ricerca, raccoglie, elabora e diffonde con la maggiore accuratezza possibile ogni dato o notizia di pubblico interesse secondo la verità sostanziale dei fatti”.

Il giornalista/utente quindi deve essere garante che ciò che viene pubblicato abbia alla radice una ricerca, una raccolta, una elaborazione della verità sostanziale di quanto accaduto .

Per questo motivo vi è sempre meno spazio per l’improvvisazione ed è richiesto un metodo, che deve passare anche attraverso la conoscenza delle regole e  la consapevolezza del proprio ruolo. Riassumendo, ogni notizia nasce da una fonte la cui immediatezza cede il passo allo studio e alla riflessione. I fatti possono essere verificati, le opinioni possono essere solo discusse e non interpretate in modo proprio, altrimenti si rischia di sfociare nel complesso mondo delle fake news. Tali false notizie però non nascono parallelamente alla diffusione di internet, ma hanno anzi una storia che pone la propria origine nella naturale predisposizione dell’uomo a immaginare.

«Una falsa notizia – scriveva lo storico Marc Bloch – è solo apparentemente fortuita, tutto ciò che in essa vi è di fortuito è l’incidente iniziale, che fa scattare il lavoro dell’immaginazione; ma questo procedimento ha luogo soltanto perché le immaginazioni sono già preparate e in silenzioso fermento».

L’incontro termina con le parole del Professore, che conclude dicendo: “prima di condividere pensa, prima di divulgare aspetta, non è necessario che tutti sappiano in tempo reale, questo lo dico da giornalista e lo dico da utente, e terzo, soprattutto, spirito critico”, riassumendo così gli aspetti basilari per evitare di entrare a far parte di un ingranaggio molto più grande di noi che diffonde falsità con scopi non noti.

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