• lunedì , 20 Settembre 2021

Educare é un rischio

Abbiamo intervistato il Professor Paolo Gardino, docente di Latino e Greco. Con lui abbiamo a lungo dialogato e condiviso diversi argomenti: dalla vita della scuola al delicato periodo storico che stiamo attraversando. Il professore con molta schiettezza ha condiviso con noi molti aspetti della sua vita e ha risposto in modo esaustivo a tutte le domande, anche quelle più personali.

Professore, ci racconti della sua esperienza a Valsalice

Dopo essermi diplomato al liceo classico Valsalice ho avuto l’occasione di tornarci come professore nel 1986 e sebbene abbia avuto diverse opportunità di entrare nello Stato ho sempre rifiutato. Sono soddisfatto della mia scelta perché questa scuola é dal punto di vista lavorativo molto interessante per diversi aspetti. Nel corso della mia lunga carriera ho avuto la possibilità di vedere diverse generazioni di ragazzi e mi riempie il cuore di gioia vedere che, oggi, alcuni dei miei stessi studenti sono diventati miei colleghi e hanno fatto la mia stessa scelta educativa, preferendo la comunità di Valsalice. Il mio obiettivo, oltre a quello di formare i ragazzi da un punto di vista didattico, é fornire loro gli strumenti per diventare uomini e donne, per fare ciò mi metto costantemente in gioco e cerco di essere aperto il più possibile ai cambiamenti. Affinché i ragazzi abbiano un reale apprendimento é importante entrare con loro in sintonia; per riuscire in questo intento applico sempre nuovi metodi volti a “svecchiare l’insegnamento”.

La didattica a distanza è una questione controversa. Lei cosa ne pensa?

Ho vissuto il periodo della didattica a distanza con grande interesse e curiosità nei confronti di questo nuovo metodo di apprendimento. La dad ha costretto tutti i professori a rivedere e tagliare i programmi. Dunque, ha messo i docenti di fronte al seguente interrogativo: “Che cosa è realmente necessario insegnare?”. Questo nuovo metodo di fare scuola ci ha dunque costretto a limitare il nozionismo e a concentrarci su ciò che è realmente importante conoscere. In futuro è bene ripensare la scuola partendo da ciò che la dad ci ha insegnato. 

Quanto è importante il voto ? 

Un grande limite per gli studenti nella scuola è il voto. La loro preoccupazione dovrebbe essere invece se ciò che hanno imparato rimane dentro di loro arricchendoli.  Questa mentalità di scuola aziendalizzata prende forma in una società che esige la performance: “Un individuo è, in quanto riesce; e se non riesce non è”. La nostra società pone come obiettivo il risultato per il risultato, e, di riflesso anche nella scuola c’è smania di ottenere un voto alto. Così lo studium, che etimologicamente dal latino vorrebbe significare passione viene degradato al solo obbligo pesante in funzione della valutazione. Stress e Ansia creano dei “mostri” di due tipi: coloro che riescono nei risultati e non sono mai soddisfatti di loro stessi e coloro che, oppressi dall’ansia da prestazione, non raggiungono i voti dei primi e perciò vivono in una costante delusione. Bisogna allargare gli orizzonti e imparare a vedere le cose da una prospettiva più ampia.

Qual è la sua idea di insegnamento? 

Vorrei sottoporre alla vostra attenzione un saggio che ha influenzato molto il mio modo di approcciarmi all’insegnamento: “Il rischio educativo” del noto sacerdote e teologo don Luigi Giussani. Questo libro mi ha aperto gli occhi e mi ha permesso di cogliere un aspetto dell’educazione che spesso passa in secondo piano: la libertà. L’educazione è proprio un rischio, come il titolo del libro lascia intendere, nel senso che nel momento in cui tu educhi un altro essere umano a vivere, sia esso un alunno o un figlio, devi mettere in conto che non è detto che faccia le tue stesse scelte. Quello che cerco di far capire ai genitori durante i colloqui è che l’importante è lasciare i ragazzi liberi di seguire il proprio cammino e la propria vocazione che per me la Provvidenza sceglie per ognuno. La libertà è fondamentale in questo percorso perché è ciò che più ci avvicina a Dio in quanto Lui stesso ci lascia liberi. I genitori devono saper rispettare questo e accettare le scelte di ognuno senza riflettere nei figli, con un eccessivo attaccamento, le proprie ambizioni . Mi viene in mente la parabola del figliol prodigo: il figlio rifiuta tutto e abbandona la casa, ma il padre ogni giorno va sulla collina e aspetta che il figlio torni. Questo è straordinario perché il padre accetta per il bene del figlio che si allontani addirittura da lui e rispetta la sua decisione essendo però sempre pronto ad accoglierlo nel caso in cui torni . In questo consiste il rischio educativo, cioè nel rischio del no; il figliol prodigo è tornato a casa, ma avrebbe potuto benissimo anche non tornare.  Spesso accade che si manifesti negli educatori un disinteresse camuffato da grande interesse imponendo a un ragazzo una nostra scelta o un nostro desiderio o un nostro sogno che non siamo riusciti a realizzare. In questo modo ci troviamo davanti a una doppia frustrazione quella dei genitori e quella dei figli.

Quali sono stati i suoi punti di riferimento ?

Innanzitutto un importante punto di riferimento per me è stato don Bava, il mio professore di greco. Mi affascinava la passione e il coinvolgimento con cui spiegava la sua materia e il modo in cui teneva la nostra attenzione. Ho deciso di insegnare queste materie grazie alla sua influenza. Un’altra figura fondamentale nella mia vita è stata quella di don Giussani, il fondatore di comunione e liberazione. Lui mi ha comunicato la fede e mi ha insegnato a vivere, a diventare grande, a crescere i miei figli e, un domani, a morire. Nel mio percorso di vita ho imparato che è importante sapere perché si vive e perché si muore soprattutto in questo momento storico. In un contesto del genere in cui la vita ci presenta il conto tutto ciò che è vero regge, ciò che non lo è crolla inevitabilmente perché non ci soddisfa abbastanza.

Qual è il suo rapporto con la fede?

La grande questione della nostra contemporaneità è se fede e ragione possano coesistere. La fede per me è un percorso della ragione: la ragione apre i nostri occhi alla realtà in cui è celato un grande mistero. Il mistero apre alla fede e da qui inizia il percorso di ognuno. Il passo successivo è capire se la fede può essere per noi una risposta soddisfacente agli interrogativi della vita e, a quel punto, iniziare a mettere in pratica gli insegnamenti religiosi che non devono restare solo su un piano teorico. Nell’esperienza della fede è importante essere circondati da persone che vivono la fede.

Qual é la sua opera d’arte preferita ?

Certamente la lettura: sono un accanito lettore di tutti i generi, ma soprattutto romanzi,  poesie e saggi di storia.  Dire qual è il libro più bello non é possibile perché penso dipenda dalla fase della vita in cui ci si approccia alla lettura. Prendiamo come esempio “I Promessi sposi”. Ho letto per la prima volta questo romanzo quando avevo 15 anni e in quel momento della vita mi ha comunicato determinati valori. Insegnando, mi é capitato spesso di rileggerlo e ogni volta colgo una sfumatura diversa. Questa considerazione potrei estenderla a tanti altri libri.

Un mio piccolo difetto é che a me piacciono i libri cartacei e proprio non riesco a convertirmi al digitale. Purtroppo le versioni cartacee fanno volume e a volte mi capita di essere sommerso di libri e di non sapere più dove metterli.

Mi piace moltissimo anche la pittura e la musica classica. Tuttavia, proprio come per la lettura non posso giudicare un quadro o brano di Mozart più bello rispetto a un altro. Ogni  giorno mi porto dentro un po’ di ciascuna opera d’arte che conosco. Tutto quello che ho letto, visto o ascoltato mi ha permesso di diventare la persona che sono adesso.  L’aspetto che preferisco del mio lavoro e che che insegnando non si smette mai di imparare. 

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