• domenica , 16 Maggio 2021

Possiamo dare il suo numero ai giornalisti?

“Possiamo dare il suo numero ai giornalisti?”. E’ così che Giovanella Porzio, la giovane 24enne torinese vice-campionessa italiana ed europea di danza paralimpica in carrozzina, si è sentita domandare al telefono il 29 dicembre 2020.

“All’inizio pensavo fosse uno scherzo, che avessero sbagliato numero” ha affermato Giovannella dopo aver ricevuto la notizia di essere stata nominata “Cavaliere al Merito” dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale aveva scritto nei mesi precedenti raccontando della sua storia.

Da sempre innamorata della danza, la giovane laureanda in lingue per il turismo è testimone per Telethon e per l’Associazione Progetto Mitofusina 2 Onlus. Quest’ultima, fondata dalla sua famiglia in collaborazione con un’altra toscana, consiste in un progetto di ricerca scientifica sulla sua patologia, la Charcot-Marie-Tooth, una neuropatia periferica sensoriale e motoria che l’ha costretta alla carrozzina durante il periodo delle medie.  

Cosa significa “Cavaliere al merito”?

“In realtà non neanche io so bene cosa voglia dire” ha affermato. “La mia prima domanda è stata: mamma devo fare qualcosa? Perché chi lo sapeva..” Alla fine è solo una nomina, sei un’eccellenza italiana.

 Sono rimasta impressionata, sbalordita, emozionata da questa cosa, che una persona così importante come il Presidente della Repubblica mi avesse notata. Per me infatti è tutto naturale: lo faccio perché mi rende felice, mi piace motivare gli altri, ma anche per me stessa ovviamente.

Questa prestigiosa onorificenza, che viene conferita a cittadini che si sono distinti per il loro impegno nella solidarietà, nel volontariato, per l’attività in favore dell’inclusione sociale, mi ha dato grande visibilità. Questa mi ha successivamente permesso di parlare di più della mia storia, di diffondere maggiormente il messaggio dell’inclusione, della danza in carrozzina, ma soprattutto quello di accettare le persone con disabilità”.

Cosa rappresenta la danza per te?

Sono sempre cresciuta con la danza, classica soprattutto, perché mia mamma ne era appassionata e insieme andavamo a vedere molti spettacoli. Me li ricordo tutti, rimanevo affascinata dai tutù, dalle scarpette: le ballerine sembra fossero nate per questo. All’inizio avevo paura di provare, ma poi mi sono buttata; questo sport mi ha dato tantissimo, faccio cose che non pensavo di poter realizzare.

La danza per me è libertà, libertà allo stato puro. Quando ballo è come se non avessi più la carrozzina, come se essa scomparisse e fossi solo una farfalla, una ballerina e basta.

Prima di venire a conoscenza della danza in carrozzina, anche solo il fatto che potessi fare danza non avevo un obbiettivo, ero molto persa. Dopo la maturità ho scoperto l’associazione di cui ancora oggi faccio parte, Ballo Anche Io. Ho visto persone con disabilità molto gravi, quasi immobili, riuscire a realizzare, verso la fine della lezione, piccoli movimenti. Sorridono, si vede la gioia nei loro occhi. Cercano di dare il meglio di loro per far vedere tutto ciò che hanno dentro, la loro felicità. In quel non vengono più trattati come disabili, come persone in carrozzina che hanno bisogno, ma come ballerini.  Non più come delle persone da curare ma come delle persone, e basta.

Che cos’è Ballo Anche Io?

E’ un’Associazione Sportiva Dilettantistica nata da tre anni con sede a Torino, che permette alle persone in carrozzina di ballare. A fondarla è stata Marilena Gorio, insegnante di danza classica a Londra, che ha portato questa disciplina in Italia.

Esistono diversi gruppi: uno di “danza inclusiva” per persone con disabilità cognitiva, sia in piedi che sedute (questi ultimi però sono molto gravi e si muovono davvero poco); un altro di “danza in carrozzina per principianti” che include persone con disabilità motorie e infine il mio, quello dei “performer”.

Facciamo tantissimi spettacoli. Siamo tutte ragazze, tre in piedi e tre sedute: questo ci permette di creare coreografie più dinamiche, più belle. E’ arricchente, per tutti: attraverso uno scambio tra realtà diverse le persone cambiano idea sulle persone in carrozzina capiscono che siamo in grado di fare altro, di ballare, di creare bellezze, proprio come loro. E’ importante dare un’opportunità a tutti, per lasciare che si esprimano, perché anche le loro emozioni sono importanti.

L’aspetto più difficile è quello di trovare ballerini che vogliano danzare con noi: molti hanno paura, paura di noi, di mettersi in contatto.  Vedevo proprio la difficoltà nei loro occhi. Non sanno come porsi, temono di dire qualcosa di sbagliato, di ferirci, di toccarci e farci male: ma non è così, perché siamo persone normalissime.  Nella società non è facile. Finchè non vedono ciò che possiamo fare.

Qual è il tuo sogno?

Hai mai sentito di accademie di danza in carrozzina? Ecco io no. Perché non esistono, le ho cercate in tutto il mondo.

Il mio sogno sarebbe appunto di creare un’accademia di danza in carrozzina. Oggigiorno non ne esistono, in nessuna parte del mondo, ci sono solo delle associazioni nelle quali però manca la formazione. Tutti gli insegnanti di danza in carrozzina sono anche insegnanti di danza normale, non sono preparati, si adattano a noi.

Sarebbe inoltre importante per le persone in carrozzina poter ricoprire qualsiasi ruolo nel mondo della danza e poter quindi diventare coreografi, stelle della danza, direttori di scuole, insegnanti, professionisti.

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