• sabato , 24 Luglio 2021

Personaggi in cerca d’autore: Cristiano Ronaldo

La vita di Cristiano è stata in salita fin da quando fu concepito, la madre Dolores era decisa ad abortirlo poiché era già madre di 3 figli (Elma, Hugo e Katia) e le umili condizioni della famiglia non avrebbero permesso una vita dignitosa ad un altro.

Ma la fede di Dolores la spinse a portare avanti la sua gravidanza, fino alla nascita di Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro il 5 febbraio 1985 all’ Hospital Cruz De Carvalho a Madeira.

Il nome Cristiano deriva proprio dalla grande fede della famiglia Aveiro, mentre il secondo nome Ronaldo deriva dalla grande ammirazione di Dinis, il padre, nei confronti del presidente americano Ronald Reagan.

L’abitazione di Cristiano fino ai dodici anni si trovava in Quinta do Falcao 27 e trascorse la sua infanzia a giocare tutti i pomeriggi, e talvolta anche la sera, nelle strade di Funchal; il primo testimone delle abilità tecniche di Cristiano fu il signor Agostinos, che si vide rompere alcune finestre di casa a suon di pallonate proprio da lui. Per questo motivo, nessuno fu più felice di Agostinos quando fu informato che Ronaldo, all’età di 7 anni, entrò a far parte dell’Andorinha, società calcistica dove il padre faceva il magazziniere. Cristiano si mise subito in vista per le sue straordinarie doti tecniche, ma anche per la sua forte emotività, dal momento che piangeva spesso se non faceva gol o se perdeva una partita tanto da essere soprannominato da tutti “piagnucolone”. Cristiano venne, in seguito, acquistato dal Nacional, una delle squadre più forti di Funchal, per 20 palloni e 12 divise da calcio; qui si mise ancora più in mostra tanto che un osservatore dello Sporting Lisbona decisero di acquistarlo e portarlo nelle giovanili a soli 12 anni.

Cristiano soffrí molto questo trasferimento nella capitale, il guardiano dell’accademia dello Sporting racconta che piangeva tutti i giorni a causa della lontananza dalla famiglia, ma la madre fu la prima a credere in lui e lo spinse sempre a raggiungere il suo sogno e a continuare ad allenarsi. Cristiano fece tesoro delle parole di Dolores, a tal punto che, da quel giorno, il guardiano dell’accademia racconta che lo trovò tutti i giorni ad allenarsi in palestra fino a tarda sera. Cristiano venne sempre considerato un pessimo alunno a tal punto che a Lisbona fu addirittura sospeso dalla scuola poiché lanciò un sedia contro una professoressa che lo aveva preso in giro per il suo accento di Madeira, molto diverso da quello della capitale. Da lì Ronaldo fece il salto di qualità dal punto di vista mentale, si rese conto che l’unica opportunità di successo nella vita era rappresentata dal calcio, dedicando tutto se stesso all’allenamento.

Cristiano, appena quindicenne, si considerava già il più forte ed era sicuro che sarebbe diventato il migliore del mondo, nonostante gli sfottò dei compagni nei suoi confronti. È emblematico l’episodio in cui un compagno, vedendo Ronaldo andare a buttare la spazzatura, inizió a prenderlo in giro e Cr7 rispose “ridi quanto vuoi, ma un giorno avrò una Ferrari e sarò il migliore al mondo”. La sua determinazione era fuori dal comune e il lavoro paga, sempre, e Cristiano ne è la prova. Il 14 agosto 2002, Cristiano ha fatto il suo esordio tra i professionisti in un importantissimo preliminare di Champions League tra il “suo” Sportig e l’Inter. Da quel momento conosciamo tutti la straordinaria carriera del fuoriclasse portoghese.

Dinis Aveiro muore nel 2005 a causa dell’alcolismo, proprio quando Cristiano inizia a diventare un campione al Manchester United; per questo motivo il figlio non toccherà mai gli alcolici e solo alcuni anni dopo, in un film-documentario (presente anche su Netflix) sosterrà che non ha mai avuto la possibilità di conoscere realmente suo padre dal momento che era sempre ubriaco. I problemi di alcolismo afflissero anche il fratello Hugo, ma Cristiano si oppose e più volte lo supplicò di abbandonare questo vizio; nel 2014 Cristiano propose una scommessa al fratello, che già aveva iniziato a prendere le distanze dall’alcolismo: se Ronaldo avesse segnato nella finale di Champions League a Lisbona e avesse conquistato la tanto agognata Decima, il fratello avrebbe dovuto smettere di bere. Cristiano, in quella magica notte portoghese, segnò a “casa sua” il sigillo del 4-1, si tolse la maglia e corse ad abbracciare il fratello sugli spalti. Cr7 è considerato un campione anche fuori dal campo poiché ha compiuto moltissime azioni di beneficenza nella sua carriera, a tal punto da essere nominato lo sportivo più caritatevole dopo aver donato più di 6 milioni di euro per avviare i soccorsi in Nepal dopo il terremoto del 2015.

La più grande soddisfazione della sua carriera calcistica è stata sicuramente la vittoria dell’Europeo 2016 allo Stade de France: è quasi romanzesca la storia di questo suo successo, poiché Cristiano subì un intervento killer da parte di Payet nei primi minuti di gioco sul ginocchio sinistro, proprio quel ginocchio che non gli dà pace da due anni a questa parte. Il capitano della seleção stringe i denti fino al 25’, quando si rende conto di non poter più proseguire la gara abbandona il terreno di gioco. La partita prosegue fino ai supplementari e Ronaldo si mette a fare l’allenatore a bordo campo, chiamando i compagni all’attenzione e alle marcature. Al 109’ la favola si realizza per davvero, il sostituto di Cristiano Ronaldo, Eder, segna il gol vittoria regalando al Portogallo il primo trofeo internazionale della sua storia. Il finale è mozzafiato, Ronaldo piange, è tornato per un attimo il “Chora babê” di Madeira, le emozioni prendono il sopravvento. Prima di alzare la coppa vede il suo padre calcistico, Sir Alex Ferguson, che era rimasto in disparte, come un buon padre, durante tutta la cerimonia, aspettando che Cristiano andasse a salutarlo; il pathos che si percepisce in quell’abbraccio è indicibile: Ferguson sembra un genitore fiero del proprio ragazzo e Ronaldo un figlio che ha estrema riconoscenza nei confronti del padre con il quale ha cominciato il suo percorso calcistico.

Cristiano oggi è un brand mondiale, ma non bisogna dimenticare da dove è partito e con quali difficoltà è riuscito a raggiungere i propri obiettivi. Dedizione e perseveranza hanno caratterizzato tutta la sua vita.

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