• domenica , 25 Luglio 2021

Personaggi in cerca d’autore: Elisa Di Francisca

Sono per terra, ho il labbro spaccato e mi viene da vomitare. Il mio sangue in bocca ha un sapore ferroso che non mi dispiace, forse perché è il gusto che mi diverto a far assaggiare alle mie avversarie in pedana, quando le tre dita della mano destra si fermano contro la coccia del fioretto che va a segno: si chiama stoccata ed è la più grande libidine della scherma, il mio sport.

Mi chiamo Elisa Di Francisca, sono cresciuta a Jesi, una piccola cittadina nelle Marche. Madre di Ettore e in dolce attesa di Brando, sono sposata ormai da due anni. Sono stata sette volte campionessa mondiale e tredici europea, eppure mi definisco una campionessa imperfetta.

Nel periodo dell’adolescenza ho subito violenze da parte di quello che amava definirsi il mio fidanzato, Pietro. Sono stata intrappolata in questa rete per anni, rinunciando alla scherma, alla scuola, agli amici, alla famiglia. Avevo addirittura cominciato a fumare, cosa non molto salutare per un’atleta, intraprendere strane abitudini e cattive strade. A Pietro ho dedicato il mio tempo, me stessa, ho lasciato tutto per lui, tra liti e sfuriate, musi lunghi e rappacificazioni, tira e molla. La nostra storia è durata circa due anni; nello stesso periodo ho dovuto abortire, molte volte smettevo di mangiare per giorni, tanto che le mie gambe assumevano le sembianze di stuzzicadenti. I miei genitori non mi riconoscevano più, ero diventata la loro più grande delusione, fino al momento in cui mi sono fatta forza, ho preso coscienza e sono riuscita a lasciarlo, ma questa volta per sempre!

Sono rinata, cambiata e maturata, ho ripreso tutte quelle che erano le mie vecchie abitudini, la mia routine. I pomeriggi spesi in palestra, le sedute di allenamento, pianti, sofferenze, sudore, attacchi di panico, la costante paura di non farcela e cascare di nuovo in un vortice che ti prende e ti affoga fino a farti mancare il respiro. L’ unica salvezza è stata il lavoro, duro, quello che ti ripaga sempre, che ti porta ad avere soddisfazione in tutti i campi e momenti della vita. Sono riuscita a diventare una delle donne più forti del mondo e ne vado molto fiera. Ancor più che dei risultati ottenuti durante la mia carriera, sono orgogliosa del mio cambiamento: assumersi la responsabilità delle proprie azioni, belle o brutte che siano, non è sempre semplice. Ero davanti ad un bivio, mi trovavo in un tunnel da cui non riuscivo a vedere la luce e non mi restava altro che essere vittima o reagire. Scegliendo la scherma, ho scelto me.

La scherma per me è stata ed è ancora oggi una valvola di sfogo, nella quale mi rifugio, mi riparo. È come se sotto la maschera, i diversi strati di divisa, ogni volta che impugno il fioretto mi sentissi al sicuro, protetta, pronta a combattere non solo contro la mia avversaria, ma contro la vita.

Quando salgo in pedana è come se mi trasformassi, mi isolo, esisto solo io, penso solamente a come battere la mia avversaria. Non sento più le voci del pubblico che fa il tifo, non mi lascio distrarre da nulla e cerco sempre di mantenere un alto grado di concentrazione. Solo così si può mettere a segno la stoccata vincente, che ti fa venire i brividi, che ti è costata fatica, ma è la stessa che ti fa scendere quella lacrima di commozione nella quale è racchiuso tutto il senso dei tuoi sacrifici.

A casa, in bella mostra, ho scelto di mettere la gara che mi è venuta meno bene, per ricordarmi che migliorare è sempre possibile. C’è chi sceglie di tenere i difetti in cassaforte, io li voglio con me. Visibili.

Mi capita spesso che, passando, mi fermi a toccarle, indossarle, ricordare, rivivere per poco quel momento.

Non escludo, un domani, di tornare in pedana. Senza ansie, né stress. D’altronde non c’è un numero limitato di stoccate nel braccio di una campionessa. Potrei tirare l’ultima davanti ai miei bambini e chiudere in bellezza, sentendomi davvero libera. Tutto è cominciato con un pugno sul labbro e finisce con la carezza sul pancione, mentre sento il cuoricino di Brando battere.

Posso finalmente dirlo: sono serena e soddisfatta, quando chiudo gli occhi e mi ascolto, sento solo silenzio, la mia più grande rivoluzione.

Queste potrebbero essere le parole di Elisa Di Francisca, ex schermitrice italiana, specializzata nel fioretto, campionessa olimpica nel 2012 e nel 2016, ha avuto il coraggio di raccontare, in quanto vittima di violenza, la sua storia in ‘’Giù la maschera. Confessioni di una campionessa imperfetta“, autobiografia uscita nel 2021.

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