• martedì , 28 Settembre 2021

Cecità

di Federica Cogno

Tra i titoli più citati in quest’epoca di corona virus, accanto alla Peste di Albert Camus, al Decameron di Giovanni Boccaccio e ai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, c’è senza dubbio Cecità di Josè Saramago. Fin dagli esordi della vicenda Saramago delinea un quadro quasi surreale in quanto Cecità è ambientato in una città mai nominata dove un automobilista fermo al semaforo, in attesa del verde, si accorge di avere improvvisamente perso la vista. Riaccompagnato a casa da un altro uomo che successivamente si rivelerà un ladro e dopo aver rivelato il terribile accaduto alla moglie, i due si recano immediatamente da un medico specialista dove incontrano alcuni dei futuri protagonisti della narrazione: un vecchio con una benda nera su un occhio, un ragazzino strabico accompagnato dalla madre, e una ragazza dagli occhiali scuri.

L’automobilista è il primo a essere colpito dall’improvvisa epidemia di cecità destinata a dilagare e diffondersi in tutta la città, avvolgendo le vittime in una nube lattiginosa, simile a un mare di latte, il cosiddetto “mal bianco”. A seguito del continuo propagarsi della malattia, il medico e la moglie (l’unica dotata di vista e fintasi non vendente per stare accanto al marito) vengono internati in un ex manicomio dove incontrano il primo cieco, il ladro di automobili, il vecchio con una benda nera, il ragazzino strabico, tutti contagiati dal medesimo morbo contratto nello studio oculistico.

Inizialmente la distribuzione degli alimenti avviene regolarmente, ma a seguito del diffondersi dell’epidemia anche tra le guardie che presidiano la struttura, un gruppo di ciechi (soprannominati “i ciechi malvagi”) si impossessa di tutte le razioni di cibo provenienti dall’esterno in modo da poter usufruire e impossessarsi degli averi e dei beni di valore degli internati. La situazione peggiora ulteriormente quando le donne di ogni camerata vengono costrette, a turno, a soddisfare i bisogni sessuali dei malvagi.

Proprio durante uno di questi stupri collettivi, la moglie del medico, sdegnata dalla morte di una compagna orrendamente violentata e massacrata, uccide il capo dei ciechi malvagi. I nemici, nonostante l’assenza del loro capo, si dimostrano comunque forti e potenti; le sorti saranno invece stravolte dall’intervento di un’altra donna che, tentando di dare fuoco alla barricata dei letti dei malvagi morirà tra le fiamme che non tarderanno a dilagare e ad avvolgere l’intero l’edificio. In un disegno di umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose razionalmente, la moglie del medico, pur assistendo con rabbia e impotenza al totale abbandono della città, cerca comunque di riorganizzare la sua vita e quella dei suoi compagni tra i quali si instaura un sincero e solidale legame di amicizia.

Una delle particolarità che contraddistingue il romanzo è lo stile della narrazione che prevede innanzitutto l’assenza di nomi propri attribuiti ai personaggi, identificati invece tramite espressioni impersonali (come “la ragazza dagli occhiali scuri”, “il vecchio con la benda nera sugli occhi”, “il ragazzino strabico”…). L’originale ‘scrittura orale’ dello scrittore, simile al flusso di coscienza è caratterizzata dall’uso del discorso diretto libero. La totale assenza di punteggiatura, l’utilizzo di periodi molto lunghi e l’abbondanza di incisi rende inoltre il linguaggio ricco e complesso, ma molto ridondante ed espressivo date le innumerevoli incursioni di un narratore ironico e onnisciente. Altra grande nota distintiva è l’ampio spazio e il grande rilievo attribuito dall’autore ai personaggi femminili, caratterizzati da un’attenta e sottile analisi psicologica. Protagonista ed eroina del romanzo, attraverso i cui occhi il lettore viene guidato nel lento oblio della cecità, è la moglie del medico che, straziata dall’oscenità di una società animata dalla fame e dal bisogno in cui prevalgono istinti barbari e primitivi, non si cura solo del marito, bensì si occupa con zelo e dedizione anche degli altri internati.

Ricorrente è il tema del rapporto di amicizia e di solidarietà che si instaura tra i membri del gruppo e in particolar modo tra le donne; molto toccante è la scena in cui le donne, reduci di una notte infernale in balia dei malvagi, tornano nelle proprie camerate tenendosi per mano. Intenso è infine il rapporto che si instaura tra i membri del gruppo, in particolare quello tra la moglie del medico e la ragazza dagli occhiali scuri che sembrano divenute, al termine del romanzo, mamma e figlia.

Nella forma di un racconto fantastico, Saramango disegna con maestria, essenzialità e nettezza la grande metafora di una società disumana e primordiale mossa da istinti brutali ed egoistici volti alla sopravvivenza. Il lettore, sempre più coinvolto nell’evolversi della vicenda, sembra percorrere ogni gradino fino al totale raggiungimento della degradazione umana per poi risalire in superficie.

sebbene all’inzio della vicenda sia stata presentata come una prostituta, sembra essere animata nel proseguo da un atteggiamento attento e materno nei confronti del ragazzino strabico che conforta, tiene a dormire vicino a sé e nutre con parte delle sue razioni di cibo. Ricorrente è il tema del rapporto di amicizia e di solidarietà che si instaura tra i membri del gruppo e in particolar modo tra le donne; molto toccante è la scena in cui le donne, reduci di una notte infernale in balia dei malvagi, tornano nelle proprie camerate tenendosi per mano anziché poggiando ciascuna la mano sulla spalla della propria compagna come all’andata, commovente è anche il lavaggio della salma di una donna cosparsa di sangue a seguito degli orridi maltrattamenti e delle violenze inaudite ad opera dei ciechi spietati. Intenso è infine il rapporto che si instaura tra i membri del gruppo, in particolare quello tra la moglie del medico e la ragazza dagli occhiali scuri che sembrano divenute, al termine del romanzo, mamma e figlia. Nella forma di un racconto fantastico, Saramango disegna con maestria, essenzialità e nettezza la grande metafora di una società disumana e primordiale mossa da istinti brutali ed egoistici volti alla sopravvivenza. Il lettore, sempre più coinvolto nell’evolversi della vicenda, sembra percorrere ogni gradino fino al totale raggiungimento della degradazione umana per poi risalire in superficie grazie all’improvvisa scomparsa dell’epidemia.

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