• venerdì , 28 Gennaio 2022

Reality e talkshow tra ignoranza e volgarità

Negli ultimi anni alcuni studi hanno rilevato che il quoziente intellettivo medio della popolazione italiana è diminuito. Ciò è conseguente al fatto che ormai il corretto uso dell’Italiano si sta perdendo; sono numerosi coloro che non sanno padroneggiare la lingua italiana, e questo ha evidenti ripercussioni sulla capacità di ragionare e sull’etica stessa degli individui.

Tale fenomeno di certo non è favorito dalla qualità discutibile dei programmi televisivi che ogni giorno vengono proiettati, ai quali i nostri occhi assistono passivamente come se fossero attratti da una calamita. Chiaramente trasmissioni maggiormente educative vengono ancora proposte, quali ad esempio i documentari, i concerti musicali e gli stessi telegiornali, caratterizzati da informazioni tempestive sulle cronache di attualità.

Ma francamente le persone che accendono la televisione per guardare i programmi trasmessi da “Rai Cultura” sono la minima parte.

La maggioranza, già dall’età infantile, è abituata a essere sottoposta alla visione di “spazzatura audiovisiva”: programmi moralmente insignificanti, caratterizzati o da dialoghi, se così possiamo definirli, riguardo argomenti superflui e irrilevanti, oppure, nella maggior parte dei casi, da delle vere e proprie aspre risse verbali. Gente che urla, insulta, sovrasta l’interlocutore in segno di prevaricazione, esattamente come avviene nel mondo animale.

Tutto ciò chiaramente fa parte di quell’abissale dimensione di finzione definita pubblicità.

Ne è esempio il talkshow “Forum”, trasmesso su canale cinque, nel quale due persone si appellano a una corte giudiziaria per risolvere questioni spesso fittizie, tramite un dibattito che puntualmente degenera in un clamore di offese e improperi. O ancora la trasmissione “Il Collegio”, nel quale un gruppo di adolescenti deve conseguire l’esame della secondaria di primo grado, ma dove sembra che i produttori scelgano i partecipanti in base alla loro ignoranza, in modo tale che il pubblico si possa identificare migliore.

Dunque lo spettatore di utile ed educativo può ricavarne il nulla più totale.

Spesso tuttavia chi si pone alla visione di tali programmi non lo fa con il fine di trarne benefici culturali o morali, bensì con quello di assistere a qualcosa che non lo costringa a uno sforzo intellettivo. Principio che può valere esclusivamente per coloro che hanno i mezzi culturali per rimanere distaccati da ciò a cui assistono, per capire cosa è veramente importante e cosa invece frivolo, cosa è realtà e cosa finzione. Quali insegnamenti può invece dedurne un bambino, che cresce in un’illusione dove quella è la vita concreta, dove quelli presentati sono i valori veri dell’esistenza: i soldi, la fama, il sesso.

Paradossalmente ormai si rimane stupiti nel sentir utilizzare correttamente i congiuntivi nell’Italiano parlato. Non bisognerebbe restarne sorpresi, dato che l’infanzia è generalmente trascorsa tra pane e volgarità, in una realtà dove l’apprendimento lessicale è sempre più soppresso dall’ignoranza di tali programmi televisivi.

Pertanto è divenuto impossibile imparare una lingua corretta che ci permetta di ragionare; e di conseguenza se non si ragiona opportunamente si agisce anche in modo vile.

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