• mercoledì , 6 Luglio 2022

Essere donna oggi

Il 30 novembre 2021: “Giornalista Greta Beccaglia molestata davanti a uno stadio”. Il 4 dicembre 2021: “Due ragazze 20enni sono abusate in treno Milano-Varese da due uomini”. Il 7 gennaio 2022: “Almeno 5 ragazze molestate da un gruppo di ragazzi, le giovani donne li rispingevano e loro ridevano”. Quando si parla di disparità di genere o di sessismo, si può pensare che sia un argomento superato in Italia e non si pensa che possa avvenire ancora ora nel 2022, ma come si può notare non è così.

Per una donna farsi strada è molto più complicato di un uomo, in quanto deve affrontare una serie di stereotipi. “Intelligente per essere una donna”, “Non fare la femminuccia” o “Come sei acida! Hai le mestruazioni?” sono modi di dire che alludono all’essere una donna come se fosse una cosa negativa, come se una donna non potesse essere più intelligente e sveglia di un uomo o non potesse essere più coraggiosa di un uomo o ancora non potesse essere infastidita o arrabbiata per altri motivi se non le mestruazioni. Si sente spesso dire: “Una donna così bella non ha un uomo?” come se una donna bella dovesse assolutamente essere di proprietà di un uomo (altrettanto bello, o sicuramente avrà secondi fini allo stare con lui) e non potesse essere indipendente. Molto spesso la donna è vista unicamente come un’incubatrice umana, e si rimane stupiti quando quest’ultima afferma che non è interessata a mettere su famiglia, come se fosse l’unica cosa per cui è venuta al mondo, scordandosi che dietro lunghi capelli, gonne e gambe c’è una persona con un cervello, ambizioni e sogni.

Nell’ambito lavorativo, una delle prime domande che viene posta alle donne è se hanno intenzione di avere figli. Molte volte il posto di lavoro dipende dalla risposta alla domanda, questo perché una donna che ha intenzione di diventare madre costa molto di più di un uomo: in gravidanza bisogna pagare la donna in questione e un eventuale sostituto, in cambio della metà della produzione. In periodo di pandemia, delle persone licenziale, il 98% erano donne. In Italia le donne disoccupate tra i 30 e i 69 anni sono oltre 7 milioni. Un numero molto elevato se si considera che corrisponde a quasi la metà delle donne di questa età. Questo tasso è rimasto invariato negli ultimi 30 anni, soprattutto se si considera il sud, dove una donna su due è in attiva; al nord, invece, lo sono tre donne su dieci. Inoltre, se una donna lavora e ha un bell’ aspetto, si tende a pensare che sia lì grazie al suo abbigliamento o al suo fascino e non per le sue capacità. Ciò che lascia più straniti è che sono le stesse donne ad alimentare gli stereotipi maschilisti e a darsi appellativi poco carini perché invidiose o gelose, ma il cambiamento della società non avviene in questo modo. Anzi incita gli uomini a fare ciò che già fanno. Bisogna iniziare a sostenersi l’un l’altra; i successi di una sono i successi dell’altra.

Come Emmeline Pankhurst, suffragetta che ha lottato fino alla fine perché le donne avessero pari diritti agli uomini, insegna “Non sottovalutate mai il potere che abbiamo di essere artefici del nostro destino.”.

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