• mercoledì , 3 Marzo 2021

Iron Mark, il coraggio tra le corsie

Marco Dolfin, soprannominato “Iron Mark” dal fratello Alberto, potrebbe essere davvero il protagonista di un film. Chirurgo e atleta paralimpico, Dolfin è tutti i giorni un’ispirazione per i suoi pazienti e per tutti coloro che lo vedono nuotare tra le corsie della piscina con la sola forza delle braccia.

La vita di Marco stava procedendo a gonfie vele, quando un incidente in moto lo ha portato alla paraplegia. Un cambiamento che Marco, però, ha presto trasformato in una nuova opportunità.

Nel libro scritto dal fratello, intitolato proprio “Iron Mark” (edizione Bradipolibri), il Triennio del Classico ha potuto ascoltare la testimonianza sull’incidente e l’incredibile viaggio di Marco nello sport, che gli ha aperto nuove possibilità. L’attività sportiva è per tutti una valvola di sfogo, una passione, spesso coltivata fin da bambini, ma per Marco è stato soprattutto un modo per riscattarsi dall’incidente e riprendere il controllo della sua vita e del proprio corpo.

Credit Francesco A. Armillotta

Grazie all’incontro con l’atleta Patrizia Saccà Marco ha potuto essere proiettato nel mondo dello sport paraolimpico che gli ha dato nuovi obiettivi e gli ha insegnato a vedere la carrozzina non più come un limite, ma come fonte di libertà.

Alberto ha raccontato nelle pagine del libro che sin da piccolo il fratello era un grande appassionato di sport: la sua competitività e la sua ambizione lo portavano a vincere in ogni attività, dai giochi da tavolo alle gare sportive di hit ball, sport praticato fino all’incidente ad alto livello tanto da vestire anche la fascia di capitano dei Red Devils. L’acqua però era il suo vero elemento, “l’amore d’infanzia”, come ha scritto il fratello, e proprio nella disciplina del nuoto Marco Dolfin ha coronato il suo sogno paralimpico: in pratica, un destino nel suo cognome che rimanda

Credit Francesco A. Armillotta

E grazie all’aiuto dell’allenatore Alessandro Pezzani e al supporto della famiglia, bracciata dopo bracciata i sacrifici, il coraggio e la perseveranza lo hanno portato alle Paralimpiadi di Rio 2016.

Nonostante l’enorme traguardo, Dolfin non si sente arrivato e continua ad allenarsi 6 volte a settimana per le Paralimpiadi di Tokyo, affiancando gli allenamenti al lavoro e alla famiglia, che pone quasi sullo stesso piano. Infatti, nonostante lo sport l’abbia aiutato a superare momenti difficili, Marco ha dichiarato di essere quasi giunti ad un bivio: da un lato la carriera agonistica, dall’altri quella di medico ortopedico. L’assenza di competizione sta infatti facendo scemare la voglia e inoltre in un momento storico come questo il lavoro va posto senz’altro su un gradino più alto dello sport.

E così tutte le mattine Dolfin si alza e affronta la vita dalla sua sedia a rotelle: opera, si allena e trova anche il tempo di essere di essere un marito e un papà.

Credit Mauro Ujetto

Forse, più che un supereroe, alla fine Marco Dolfin è semplicemente un uomo coraggioso, un modello per tutti coloro che lo incontrano o che hanno occasione di conoscere la sua storia; questa infatti grida a pieni polmoni che ognuno può trovare il suo posto nel mondo, e che non serve un super potere per realizzare i propri sogni. Bastano solo una buona dose di forza di volontà e un obiettivo a cui tendere.

Conclude Alberto nel libro: “In questi ormai nove anni mi sono accorto di come tanta gente abbia potuto trarre ispirazione, speranza e convinzione dal percorso di Marco, sentimenti di cui in un momento storico in cui tutti stiamo lottando per ripartire e riprenderci la nostra quotidianità c’è davvero bisogno”.

Leggi qui anche l’incontro con Alberto Dolfin

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