• mercoledì , 20 Gennaio 2021

Due cuori, un libro e un po’ di compagnia

Giornalista di professione, Alberto Dolfin è stato, con suo fratello Marco, protagonista dell’incontro pomeridiano di venerdì 8 gennaio 2021 con il Triennio Classico e con la redazione del Salice.

Da bambino sognava di fare il biologo marino ma, con il passare degli anni, grazie a suo padre e a Marco, ha sviluppato una grande passione: lo sport. “Con il tempo, ho scoperto che mi piaceva non solo praticarlo ma anche raccontarlo e descriverlo” dichiara Alberto. Questo suo desiderio divenne più tardi realtà. Oggi è un giornalista sportivo, sempre in viaggio e con poca vacanza, ma grato di aver potuto inseguire il suo sogno.

Racconta l’inizio della sua carriera proprio sulle porta di casa, scrivendo nel 2011, come suo primo articolo, un pezzo sul nonno, Pietro Miglio, portiere torinese dell’Inter nel 1929. Continua il lavoro con curiosità ed interesse e sul campo conosce sua moglie, giornalista anch’essa. E come alla partenza, anche il suo apice è un trionfo nato in casa: il libro scritto sulla storia di suo fratello Marco. Il giornalista infatti, più volte era stato spinto e frenato per remora a dar voce all’avvenimento del fratello, nuotatore e chirurgo che nel 2011, a causa di un incidente, è rimasto paraplegico.

Alla domanda sul rapporto che ha con suo fratello, Alberto risponde: “Io e Marco siamo il giorno e la notte”. Un legame di due persone tanto diverse (sia per carattere che per professione) se pur accomunate dello stesso interesse (lo sport), ma legate da una relazione assai forte. Proprio grazie a questa connessione tra i due, il giornalista è riuscito a raccontare nel suo libro il fratello, non nascondendo però le difficoltà iniziali di scrivere senza essere né retorico né intrusivo. “Quando è nata l’idea del libro, mi sono accorto che dovevo ancora scoprire molte sfaccettature del carattere di Marco” afferma Alberto. Effettivamente, l’autore, diversamente da quanto si è verificato, pensava fosse semplice scrivere di un uomo con cui ha vissuto insieme fin dalla nascita e con cui ha condiviso il quotidiano. Iron Mark (edizione Bradipolibri) è stato quindi il galeotto che ha permesso un ricongiungimento ancora più forte tra i due fratelli.

Il giornalista termina il suo incontro spiegando l’obiettivo del libro, ovvero cercare di spingere le persone, attraverso lo straordinario esempio di Marco, ad apprezzare la quotidianità e i cambiamenti, senza fermarsi e continuando ad esser sempre affamati e sempre vogliosi di scoprire.

Consiglia: “Stay hungry, stay foolish”, proprio come esortava Steve Jobs .

 Siate affamati, siate folli.

Leggi qui l’incontro con Marco Dolfin

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