• martedì , 19 Gennaio 2021

La lingua dell'uguaglianza

[box] Sempre più spesso si sente parlare di proposte per un’Europa realmente unita, ma una delle critiche principali alla questione è quella della lingua comune[/box]

 

In questo momento l’Unione Europea utilizza 23 lingue ufficiali, troppe per qualunque tipo di entità politica. Basti considerare che oggi, solo per la traduzione dei documenti europei, si spende annualmente circa un miliardo di euro.

In Europa, come nel mondo intero, si sta delineando sempre più l’utilizzo dell’inglese quale lingua universale, ma nazioni fortemente patriottiche, come la Francia, non accetterebbero mai il declino della propria lingua e comunque sarebbero necessari diversi decenni prima che tutti siano in grado di parlare l’inglese; oggi ufficialmente solo il 50% degli europei lo conosce e in modo molto superficiale. Non solo l’utilizzo dell’inglese come lingua mondiale è democraticamente scorretto,  ma è una soluzione difficilissima da attuare.

In molti hanno cercato di risolvere il problema, proponendo anche il latino come lingua unica, ma la soluzione più apprezzata e certamente più suggestiva si chiama Esperanto.

Ludwik Zamenhof

L’Esperanto nasce dalla mente del linguista polacco Ludwik Zamenhof, come insieme di elementi grammaticali di diversi idiomi, con lo scopo di diventare una seconda lingua attraverso la quale tutti gli uomini potessero comunicare, evitando il decadimento delle lingue minori di fronte alle lingue delle nazioni più forti (l’inglese in primis).  Dalla sua creazione, intorno al 1880, l’Esperanto non si è mai diffuso definitivamente, ma spesso viene riproposto e se ne considerano pro e contro.

Fra pregiudizi e interessi, l’Esperanto viene criticato perché “troppo europeo, non in grado di esprimere concetti complicati, poco diffuso”, fino ad arrivare a motivazioni piuttosto improbabili, quali “lingua ridicola e inutile”.

In realtà l’Esperanto, che si è dimostrato molto semplice da imparare (basterebbero pochi anni per renderlo perfettamente conosciuto in tutta Europa), ha una comunità abbastanza numerosa e molto attiva in tutto il mondo. E’ stato anche provato che il suo studio sarebbe propedeutico verso l’apprendimento di lingue straniere, data la sua origine multilinguistica, mentre la pochezza espressiva dell’Esperanto è stata confutata con la traduzione di molte opere, fra cui anche la Divina Commedia.

Diverse figure di primissimo rilievo sono stati sostenitori della Lingvo Internacia,fra cui Einstein, Tolstoj e Tolkien; la Chiesa si è sempre dichiarata a favore dell’Esperanto e i papi in occasione dell’Urbi et Orbi di Natale e Pasqua sono soliti fare gli auguri ai fedeli anche in Esperanto.

L’Esperanto inoltre non cerca in alcun modo di sopprimere le lingue e le culture nazionali, ma ha anzi scopi totalmente differenti, tanto che il suo uso come seconda lingua è necessario, per evitare modifiche all’idioma tramite l’utilizzo in diverse zone geografiche.

Perché dunque non tentare un passo verso la comprensione reciproca, verso una lingua franca che non assoggetti alla stessa la cultura di una nazione, verso l’unione fra popoli? Forse è il momento di provare.

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