• mercoledì , 23 Settembre 2020

Parla Chiara Raggi dopo il concerto “Help Family”

Blu. Blu intenso. Il blu del mare. Sono nata a Rimini e sento fortissimo il legame con il mio mare, non a caso un motivo ricorrente nei miei brani. Proprio agli scogli del molo della mia città mi sono ispirata per il titolo del mio primo disco, “Molo 22”.

E’ ricorrente nei tuoi testi anche il tema del cambiamento, legato a quella “ruota che gira e dura tutta la vita”, come sentiamo nella canzone “E’ cambiata la notte”. Tutto ciò nasce da un’esperienza biografica?

No, non propriamente da un’esperienza. Ha, piuttosto, radici più profonde nella mia personale concezione dell’esistenza come continua alternanza di buio e luce. Credo, pertanto, fermamente, che ogni cambiamento abbia in se stesso anche la sostanza della rinascita. A questo proposito, ben mi rappresenta la frase “Non sei sconfitto quando perdi, ma quando desisti”, a cui mi sono ispirata per il mio nuovo brano “Sorpresa sia”.

Che cosa significa, al giorno d’oggi, per un giovane, fare musica in Italia?

Mi aspettavo questa domanda…ecco che arrivano le dolenti note!Fare musica in Italia è diventato alquanto complesso. Quando parlo di “fare musica” mi riferisco a quel prodotto artistico che coniuga in sé qualità musicale, testi non banali e fruibilità al largo pubblico. Oggi è diventato molto difficile fare il mestiere del musicista perchè non è considerato, in Italia, un lavoro e ormai tutti, da cameriere a commesse, possono, in un batter di ciglia, essere sul più grande palcoscenico del più grande stadio italiano a cantare melodie già sentite milioni di volte e parole vuote, senza avere la minima coscienza di quanto sta accadendo intorno a loro. In quest’ottica, non c’è spazio per chi, come me, compiuti vari studi musicali, compone musica di un livello differente da quello proposto tramite radio e televisione. Perchè risulta scomodo agli imprenditori del mercato discografico. Tutto è standardizzato all’interno di un corollario ben preciso e nessuno ha la forza (economica e politica) per deviare questa rotta. Si è inscatolati in un sistema che omologa tutto. Oppure taglia fuori e basta. Da qui l’esigenza di aprire gli orizzonti e auspicare ad un progetto di respiro internazionale. Eppure, credo che in cuor mio, da romantica quale sono, non smetterò mai di sperare che nella mia terra, così bella, preziosa, ricca di cultura antica e cibi divini, ci sia un posto per me.

Se, come ti auguriamo, ti si prospettasse un futuro di meritato successo,conserveresti la tua umiltà e capacità di riservare sempre un posto a chi soffre?

Questa è una certezza. E’ sempre gratificante dare il proprio piccolo contributo per opere benefiche.

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