• domenica , 27 Settembre 2020

L'oratorio San Luigi: antica frontiera, sfida nuova per i Valsalicensi

[box] di Carola Aquino e Daniela Fattori[/box]

Il volontariato a Valsalice, Scuola Salesiana, non è certo una novità. Quello all’Oratorio San Luigi poi, grazie alla massiccia propaganda di Don Mario Fissore, è ormai attività collaudata. Che cosa pensano, però, dei ragazzi di Valsalice, gli educatori che al San Luigi lavorano stabilmente? Sono ai loro occhi una risorsa o solo un intralcio al loro servizio? Abbiamo chiesto ad Alberto, che in questa struttura si occupa principalmente di amministrazione, ma ha potuto raccontarci, dalla sua ottica, che cosa vuol dire fare volontariato al San Luigi.
La situazione qui a San Salvario, pur distante in linea d’aria pochi metri da Valsalice, è davvero molto diversa rispetto alla collina.
Sì, ma devo dire che, in molti anni di servizio, ho avuto modo di constatare che i bambini proprio non notano le differenze. Solo a casa, attraverso gli insegnamenti dei genitori o tramite ciò che sentono alla TV, si rendono conto di quelli che sono solo pregiudizi: per il resto, vedono nell’Oratorio un luogo di aiuto per lo studio, ma anche per le relazioni amicali che, diversamente, sarebbero difficili per problemi anche solo di lingua, ad esempio.

Che cosa vi fa rimanere qui, dopo tutti questi anni?
Principalmente il fatto che sono più gli insegnamenti che traiamo da loro che non quelli che noi riusciamo ad inculcare in loro nelle ore del doposcuola. E’ un’esperienza che ti arricchisce nel profondo, e il contributo che sempre di più i ragazzi di Valsalice danno alla nostra opera è sintomo che molti altri giovani la pensano in questo modo.

Queste le parole di Alberto. E chi, come noi Valsalicensi, si trova ad esser coinvolto nelle attività dell’oratorio, può confermare con l’esperienza. Il San Luigi è luogo di accoglienza per bambini disagiati, provenienti da famiglie incapaci, per motivi di varia natura, di badare ai propri figli e provvedere alla loro educazione.

Non solo italiani. Le origini dei bambini sono, al contrario, quanto mai eterogenee: dall’Africa all’Asia, dall’America Latina al Vicino Oriente. I più, musulmani. Ostacolo? Arricchimento, piuttosto, come ben sostiene Alberto. Le innumerevoli differenze di cultura, religione ed educazione tra i piccoli ospiti dell’oratorio non vengono ad esser sopite, taciute o ipocritamente celate dietro parole melense (e false) come “siamo tutti uguali”. No, invece. Siamo tutti diversi: questo è il bello! Che è poi il messaggio che si vuol trasmettere ai più piccini.E lo si fa concretamente: alle cinque e mezza di ogni pomeriggio si interrompono le attività del doposcuola e tutti, bambini ed educatori, volontari ed amministratori, musulmani e cattolici si tendono le mani e recitano all’unisono il “Padre Nostro”.

Spesso i bambini arrivano senza neanche saper scrivere, o, addirittura, a stento comprendendo l’italiano. Più volte tocca ai volontari dover mettere in campo le proprie (più o meno sviluppate) competenze in inglese, per poter spiegare ad una piccola Sudafricana o ad un simpatico Indiano una lezione di scienze piuttosto che un brano antologico.

Ma, soprattutto, è nostro compito farli sentire compresi ed amati, mettere a nudo e colmare le loro insicurezze, spesso frutto di difficili situazioni personali. E, perchè no, se ci riesce, anche divertirli. E’ principalmente alla mancanza di una solida realtà familiare che educatori e volontari tentano di sopperire: ardua impresa. Ma non pretesa. Vorrebbe dire, infatti, rivestirci di una responsabilità troppo grande, che, pur volendo, non potremmo sostenere.

La famiglia, fulcro della vita di ciascuno, ha un ruolo fondamentale soprattutto nella tenera età dell’infanzia, in cui valori, principi e sicurezze iniziano a mettere le radici nell’animo del bambino. Nella consapevolezza di non potersi ad essa sostituire, l’oratorio tenta, tuttavia, di ricrearne il clima. E non solo in quanto ad istruzione ed educazione, bensì nella dimensione più profonda dell’affetto e della condivisione.

E noi volontari siamo entusiasti di metterci in gioco e di ritrovare ogni settimana gli occhietti pieni di attesa di quei bimbi che ci aspettano con trepidazione, pronti ad abbracciarci e a tirarci di continuo la manica per attirare la nostra attenzione, con quelle manine sempre appiccicose di caramelle succhiate a metà.

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