• domenica , 20 Settembre 2020

Curiosità in redazione

Terminato il ciclo quinquennale a Valsalice nella classico B, Lucia Caretti non esita a ripresentarsi nella scuola di Don Bosco come capo-redattrice del nuovo Salice on line.

Attualmente studia alla facoltà di Lettere di Torino.

Lucia Caretti

La incontriamo per conoscerla meglio e aprire una breccia nella sua personalità estroversa e attiva, nonostante il suo imbarazzo nell’essere intervistata.

– È un rovesciamento della medaglia. Di solito sono io a intervistare e non a rispondere alle domante –  ammette con una certa preoccupazione.

Ma noi saremo clementi con lei.

 

Partiamo dalla classica domanda: sogno lavorativo?

Giornalismo, sicuramente il mio desiderio. È il lavoro della curiosità e della scrittura, ed io amo entrambe. Penso al mio riferimento sulla carta stamata, Mario Calabresi: prima del master in giornalismo, passò lo scritto per un soffio; all’orale gli chiesero perchè volesse diventare giornalista, e la sua risposta fu “Perchè sono curioso”. E prosegue: “Ma c’è di più: apre una finestra sul mondo. Si ha la possibilità di capire le cose e conoscerne di nuove.

“Il lavoro dell’intervista – ammette con un sorriso – ad esempio è fantastico: sedersi ad un tavolo con una persona, che in due ore ti racconta veramente tutto. Ecco, l’idea di fare questo come lavoro mi emoziona; anche se spero non mi chiuderanno in un ufficio a ricopiare tediose notizie”.

 

Redattrice storica, 5 anni, attiva scrittrice e colonna portante del Salice. Insomma da redattrice a capo redattore: come ci si sente?

A parte l’effetto che fa essere dall’altra parte, la lezione prima era molto diversa: pochi soggetti in redazione, riunioni piccole. Soprattutto i primi due anni di paure; poi dopo, si è sviluppato il mio rapporto con gli altri redattori ed al prof. Accossato.

Ora la sento casa mia, e non ho problemi a dire ciò che penso.

Non sono nostalgica della vecchia redazione, perchè questa è una totale novità.

 

Come si presentava la redazione degli anni scorsi?

Quella dei miei primi due anni, ai tempi del ginnasio, era grande e bella, ma molto diversa rispetto a quella attuale: eravamo tutti timidi e zitti, soprattutto noi novellini. Prima di proporre un articolo ci pensavo un sacco di volte”.

Lucia si perde nei ricordi: “Ho impresso nella mente il primo pezzo, “Il derby sotto il Salice”: un raccoglitore sui professori del Toro e della Juve. Fuorviata da due personaggi, sono stata mandata al macello: mi avevano fatto credere che Accossato fosse un juventino, e voi sapete quanto in realtà sia granata. Che imbarazzo”

Poi prosegue: “Erano per lo più lezioni frontali. Dopo un giro di nomi, alla prima lezione si chiedeva perchè si avesse scelto di partecipare al corso; la risposta di tutti era “Perchè voglio fare il giornalista”. Io lo facevo perchè, ammetto, sono una grafomane. La scrittura è sempre stata qualcosa che mi appartiene al massimo grado, e di cui ero peraltro molto gelosa. Sicuramente devo la mia partecipazione al corso a mia cugina Giulia Mazza; lei mi ha portato a Valsalice ed introdotta al Salice”.

“Il fatto che ora la scrittura mi piaccia così tanto lo devo ad Accossato – riconosce Lucia – il quale mi ha sempre spronato ad interessarmi a ciò che mi interessava; e continua ad operare in questo modo con tutti”.

Che cosa è cambiato quest anno?

In primis il tipo di redattore: ora siete più dinamici, mentre prima eravamo molto timidi. Ricordo il calo del silenzio al “parliamo del prossimo numero” di Accossato. Ora invece c’è un dialogo più incalzante ed ampio.

Senza nulla togliere a quella precedente, questa redazione mi piace alla follia: noi a scuola animiamo un cortile, e lo stesso vogliamo fare sul web, che per certi versi per i ragazzi è tangibile quasi quanto quello reale. Il contatto con i Social Network: tutto è partito da una battuta di don Enrico, che poi abbiamo sviluppato in quasi 50 pagine di documentazione. La presenza sul web è importante: credo che se si fa una cosa bella, bisogni parlarne”.

“Un progetto inusuale e speciale: a me non sembra vero. Trasformare una cosa che io vedevo una volta alla settimana in un lavoro di tutti i giorni; ora il pensiero che tutto ciò sia più dinamico, più immediato, mi rende soddisfatissima del lavoro che abbiamo fatto, e le ore spese per questo progetto assieme a Paolo Accossato e al prof. Cannavero sono valse la pena”.

“Magari questasera a mezzanotte guarderò i vostri pezzi.” sogghigna.

 

Perchè far parte della redazione?

“Partecipate al Salice perchè siete curiosi, perchè vi piace mettervi in gioco. È anche un’occasione anche per migliorarsi, non è un requisito essere un grafomane come me. In fondo la scrittura è l’ultimo passaggio di un lavoro ben più lungo: prima di scrivere un pezzo bisogna informarsi, lavorare sull’argomento ed, eventualmente, dopo dieci ore di lavoro, si scrive”.

“Bisogna sfatare un mito: il giornalista non è solo ispirazione e scrittura, come dice il buon Paolo. È un lavoro di ricerca, molto creativo. Si parla spesso della “crisi del foglio bianco”, eppure a me il foglio bianco fa impazzire: ne faccio quello che voglio”.

 

Facciamo una provocazione: ce la farete a valorizzare tutti i 50 e rotti redattori?

“Abbiamo molta fiducia nella capacità dei redattori: alcuni sono stati scelti, altri si sono presentati di loro spontanea volontà. Per ora è solo difficile tenere a mente 50 nomi diversi”.

Bisogna far partire la macchina del Salice, prendere il ritmo del sito. Il Salice è composto di 3 voci: “All’ombra del salice”, “Il salice propone” e “Opinioni”. Ora possiamo fare sul primo cose che prima non ci saremmo potuti sognare. Ma tutto ciò che abbiamo appreso dalle scorse redazioni, comunque, rimane: vogliamo spronare la curiosità di tutti i redattori. Il sito accoglie può accogliere anche 100 interviste: è il sito che si adatta alla redazione”.

 

Dei consigli a redattori e non solo per poter gestire le proprie capacità?

“Leggete i giornali: aiuta la formazione di uno spirito critico e permette di conoscere diversi argomenti di diversi ambiti. Credo nel principio del vaticanista della Stampa Tornielli: Cercate di conoscere chi e che cosa leggete”.

“Sono molto critica sulla Stampa proprio perchè la conosco bene: posso dire che cosa va e non va del giornale col quale sono cresciuta e che parla della mia città”.

“E non siate schizzinosi e, non limitatevi ai giornali cartacei: ad esempio, io seguo anche i blog e i tweet di giornalisti che mi interessano. E’ importante avere come riferimento dei modelli, sia a livello intellettuale, sia umano. Proprio a partire da un libro ed un incontro è nata la mia passione per Mario Calabresi”.

“Mi colpiscono le storie vere più che i personaggi dei romanzi, e ve lo sta dicendo una studentessa di Lettere. Ma sono ancora meglio i riferimenti umani, quelli più vicini a te, cui ti ispiri nella vita di tutti i giorni”.

“Segui ciò che ti piace; apriti la testa e fa’ in più un sacco di cose che ti porterai dietro. Tutto ciò che entra a far parte del tuo bagaglio personale avrà sempre un tornaconto. Calabresi, ad esempio, da corrispondente della Stampa alle elezioni di Obama di otto anni fa, grazie alla sua passione per la storia Americana, è riuscito a raccontare l’andamento delle elezioni come mai nessuno aveva fatto: e così ha fatto il grande salto, diventando direttore”.

“Anche a scuola: quando leggevo un articolo in più, me ne servivo concretamente nel tema o nell’interrogazione. E nel lavoro, per avere successo (dice mio nonno) per non essere mediocre bisogna saper fare cose che gli altri non sanno fare. È un gioco che vale la candela – conclude – ed io spero che il Salice serva ad incoraggiare tutto ciò”.

Così lasciamo Lucia alla sua vita da curiosa scrittrice, con la speranza che ognuno di noi possa nutrire un tale amore per la scrittura e che si abbia la forza di perseguire i nostri obiettivi lavorativi con sana passione e curiosità.

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