• venerdì , 14 Dicembre 2018

Una classe, una storia

[box] Insegnante di Educazione Fisica, gran simpaticone, sempre con la battuta pronta, nonché scrittore improvvisato. Ma si parla di uno dei pilastri di Valsalice, ovviamente! Il professor Valentino Di Ciaula anche quest’anno non ha deluso le nostre aspettative con le sue esilaranti storielle. Protagonisti i cognomi degli ignari primini![/box]

1 Scientifico A

“ Il lungo viaggio ”

Il viaggio era iniziato da REGGIO e si sarebbe concluso nell’ ASTEGIANO. La sua potente auto tedesca, una GIR AUDI con tre turbo, che aveva acquistato a Berlino alla concessionaria NIEHAUS, era pronta. Nel serbatoio aveva messo qualche GALLONE di carburante, s’ era preparato qualche panino con la parmigiana di CARANZANO, aveva bevuto un solo bicchierino di brandy LANZA VECCHIA Romagna etichetta nera dallo strano colore MARRONE, si era vestito adeguatamente per il lungo viaggio togliendo gli indumenti dal MONCHINO dove li metteva abitualmente. Scese dal terzo piano della casa dove abitava fino ABBASS, salutò il GATT e il PASTORE maremmano e partì. Attraversò FORESTO, campi e distese di fiori, dal papavero alla FRESIA, boschi di quercia e di ROVERA. Faceva molto caldo quel giorno, o era lui che aveva la CAUDANA, il sudore gli scendeva copiosamente bagnandogli il COLLETTO della camicia. Si fermò nella tenuta del conte REYNERI DI LAGNASCO, era abbastanza arduo arrivarci, diciamo ARDUINO, dovette attraversare prima il S. Bernardo poi il S. BERNARDINI, mentre i colori scuri, quasi BRUNAZZI, del tramonto non sembravano veri, VERI NO non erano. Accanto alla tenuta c’era la fonderia DEMARCHI BRUSAFERRO e altri metalli meno nobili come il FERRERO; una banca, la cassa di risparmio di Aviolo con una grande insegna al neon: C.R.AVIOLO che aveva tra i suoi utenti molto famosi industriali, tra gli altri il dottor SPONZ,ILLI caffè. Si fermò a riposare, il giorno dopo avrebbe ripreso il viaggio.

 

1 Scientifico B

”L’uomo che aveva avuto successo nello sport”

GODI o muori “c’era scritto sulla SCALETTA che portava al primo piano della casa dove abitava un uomo PERENNOmente triste. invano aveva cercato di coprirle mettendo un TACCONIS, si leggeva comunque e ormai ci hanno fatto l’abitudine .era ubicata in alto nella zona RICCA del COLLINO pugliese .si vedeva li Barletta e BARILLA‘ e di fronte si stagliava il MONTU‘, chiamato il monte confidenziale, famoso per la battaglia che aveva visto prevalere i MORI sui più piccoli MORETTI e dove moltissimi innocenti furono feriti e altri ucCISI.
Il proprietario l’aveva chiamata NIEHAUS cioè “non casa” per una promessa FACTA a suo padre nato in Puglia MASSARDO d’origine. Questi era stato un grande amante dello sport, un vero SPORTARO,che aveva saputo FARSI un impero economico giocando clandestinamente a poker e vincendo grosse cifre in un torneo in Belgio, a BURGAY, grazie alla sua abilità di rilanciare la giocata TRABUIO e cip (inteso come puntata minima del poker e non come Don DEMARIE)
Era un tipo un po’ mellifluo, RUFFINO direi, che faceva molta ginnastica con uno strumento di sua invenzione che aveva chiamato “usatemi e diventerete BONAZZI”. Me LO PRESTI? gli chiese un amico molto benestante, RICCOBON, “per perdere chili o PER ETTI credo sia l’ideale” lui rispondeva sempre così: “GASCO dalle nuvole PITTOsto te lo vendo.
Me lo ha già chiesto la figlia di Marta, la MARTOCCIA , che vuole murarlo a casa dove ha già CAMURATI altri attrezzi ginnici”. “Ok” disse l’amico, datti un MOSSETTO allora e fammi sapere il prezzo…

1 Scientifico C

“La Processione”

Alla televisione quella sera, per l’ennesima volta, trasmettevano il film con Liz Taylor: “Torna a casa ALESSIO”. Dalla cucina si captava l’odore buono della pasta e CECI e a tutti faceva venire l’acquolina in BOCCA; d’altronde il ROBUSTO appetito era una caratteristica in quella casa di campagna. Fu apparecchiato nella sala degli zar, la SALAZAR, che veniva chiamata così perché si diceva che uno di loro lì avesse dimorato cibandosi di un sacco di ROBERI, frutti del GIARDA, curato da un energico giardiniere chiamato ERCULES, e bevendo la freschissima acqua del POZZO. Quella sera in cima alla collina, chiamata ROCCAMENA, ci sarebbe stata la processione per SANTAGATA. La santa era nata a metà strada tra Superga e VALPERGA ed era morta travolta da un MEZZO di soccorso che sopraggiungeva a forte velocità. Tutti i cittadini avrebbero dovuto seguire padre RABUAZZO per tutti e dieci i chilometri del percorso, tra alberi di CARPEGNA, che dava frutti asprigni, frasche e LASQUETY, piccoli animali del posto molto innocui e quieti, fino al punto da cui si intravedeva il Siaj, il MARSIAJ. Al termine di questo lungo camminamento, tutti accaldati e sudati come dopo una GAUNA finlandese, avrebbero partecipato al grande giuramento di fedeltà con la formula ideata dal primo prevosto, don Tano, che cominciava così: “GIURINTANO di essere devoto e fedele alla nostra amata santa…” Tutti gli abitanti del paesino parteciparono alla processione tranne quelli che si apprestavano a vedere la replica del solito film.

IV ginnasio A

La musica di VASCONI Rossi bombardava gli orecchi dei ragazzi ammassati nella sala da BAILO, ormai da molte ore faceva caldo, c’era una CAUDANA pazzesca. Sabato era passato e già LAURORA della DOMINICI si intravedeva dalle finestre. C’era stata qualche scaramuccia, qualche BARUFFALDI, cose di poco conto, erano ormai tutti stanchi, tranquilli e BONICELLI. Alcuni ragazzi del Lazio, due o tre ROMANELLI, avevano deriso il primogenito e il TERZOLO dei quattro fratelli MUSSO, che erano abbondantemente in carne, dicendo loro: “Come siete MAGRI’”. Nella colluttazione susseguente, ebbe la peggio la malcapitata erede della grande famiglia francese di produttori di fagioli: i BOURLOT. MARCHELLO, il buttafuori che durante il giorno riparava SCAFI giù al porto, ebbe qualche difficoltà a calmare gli animi e a ristabilire l’ordine. Si rivolse alla giovane dicendole: “Sei tu la responsabile, è tua la colpa, sei TU REA di questo trambusto!”. Le lacrime solcarono il visino dolce da piccioncino, da COLOMBO, della ragazza che riuscì soltanto a dire: “Lo racconterò a Ianni mio papà e PAPAIANNI ve la farà pagare”. Così tutto finì.

IV ginnasio B

“La corsa dei cavalli”

Tutto era già pronto, erano già stati presi gli ACCARDI tra il PREITE, don VALLARINO GANCIA, e l’addestratore di merli, il CAMERLO. Una volta stabilite le REGOLI tutti salirono sulla TORAZZI da dove si potevano vedere nitidamente i FANTINI sui loro splendidi puledri. Il grande favorito della corsa era COJOCARU, giunto appositamente dai Balcani grazie alla sponsorizzazione della FERRERO. Si narrava che il suo cavallo si nutrisse con DEL SORBO e bevesse ACQUAVIVA di sodio e altre sostanze energetiche. Che spettacolo! Che ROBBA! Il proprietario della scuderia, un uomo molto corpulento con un PONZONE esagerato, aveva promesso che, in caso di vittoria, avrebbe cotto personalmente ilo bovino, un MANZONE di Carrù, comprato proprio per l’occasione e avrebbe bevuto, con i suoi amici litri e litri di GARZINO DEMO, un vino rosso delicato della zona. MAIDA, la moglie molto superstiziosa, aveva ammonito il marito: “Non cantar vittoria troppo presto”.

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