• venerdì , 25 Settembre 2020

Capolavoro di Brahms all'Auditorium Rai: Ein Deutsches Requiem

BRAHMS, EIN DEUTSCHES REQUIEM per soli, coro ed orchestra op 45

 giovedì 1 novembre, venerdì 2 novembre, ore 20.30 Auditorium Rai Arturo Toscanini,

ORCHESTRA SINFONICA NAZIONALE della RAI

JURAJ VALCUHA direttore

RIAS-KAMMERCHOR BERLIN, coro

HANSH-CHRISTOPH RADEMANN, maestro del coro

JUILIA KLEITER,  mezzosoprano

JAMES RUTHERFORD, baritono


 

Johannes _Brahms 1833-1897

Correva l’anno 1856 quando Robert Schumann, eccezionale pianista e compositore romantico, si spense presso il manicomio di Endenich vicino a Bonn. La scomparsa del carissimo amico fu per Johannes Brahms un colpo durissimo. Schumann, quando gli fu presentato il ventenne J. Brahms, dal primo sguardo lo reputò un genio assoluto. Fu Shumann a farlo emergere dai sudici sobborghi di Amburgo, e Brahms lo considerò sempre l’unico suo maestro e inseparabile amico e deve a lui l’inizio della sua fortunatissima carriera di musicista che lo portò alla fama mondiale.

Con questo drammatico avvenimento iniziarono a scaturire i primi germogli di una riflessione esistenziale che fu trasposta poi nella sua piena maturità da J. Brhams nel suo Requiem. Il titolo reca: Ein deutsches Requiem (un Requiem Tedesco) ed esso già mostra la grande novità dell’opera. Brahms infatti non lavora sul testo liturgico latino ma sceglie personalmente alcuni passi del Vecchio e Nuovo Testamento dalla traduzione di Lutero. Per questo motivo il Requiem può essere considerata un’opera intima di Brahms che sceglie le parole, oltre naturalmente alle note, con cui comunicare il suo drammatico rapporto con la morte, che nel 1865 era per lui tornata a prendersi la madre.

Il Requiem si articola in sette movimenti in cui oltre all’orchestra intervengono un coro a quattro voci, un baritono solo (al 3° e 6° movimento) e  un soprano solo (5°). Il coro è il protagonista assoluto e J. Brahms dimostra di avere tutte le capacità compositive per rendere un’ensamble di voci umane il mezzo perfetto con cui trasmettere un messaggio che ben al di là del quotidiano percepire. Il coro si introduce dolcemente nel primo movimento quasi sussurrando il passo del vangelo di Matteo ma già nel secondo si impone grandiosamente scolpendo nelle orecchie dell’ascoltatore le parole dell’apostolo Pietro: ” la carne umana è come l’erba e ogni gloria umana come i fiori del campo; si secca l’erba e il fiore cade”.

Ascoltare ogni movimento del Requiem è come addentrarsi pian piano nel pensiero di Brahms, scoprire ogni sfaccettatura del suo animo che si svela a noi insieme al procedere della sua musica. Ogni battuta è un nuovo tassello che ci permette di comprendere il messaggio di pace che il Requiem porta. Diventa appassionante ascoltare l’inseguirsi delle voci del coro, l’inserirsi graduale degli strumenti e percepire l’evolversi dell’idea musicale di Brahms. Nella composizione il timpano, uno degli strumenti a percussione tipici di un’orchestra, riveste un ruolo fondamentale: il suo continuo livido pulsare rappresenta il passare irreprensibile e costante del tempo, il tempo finito della vita umana.

Rais Kammerchor di Berlino

Gli interpreti dell’esecuzione avvenuta all’Auditorium Rai l’1 e 2 novembre 2012 hanno saputo trasmettere magnificamente al pubblico il grande messaggio di Brahms. Il Rais Kammerchor di Berlino, fondato nel 1948, è stato impeccabile ed espressivo in ogni passaggio, grazie all’altissimo livello di preparazione a cura del maestro Hans-Cristoph Rademann, che ha portato il R.K ad essere annoverato dalla rivista internazionale Gramophone tra uno dei dieci migliori cori al mondo. Siamo stati onorati di ospitare il  Rais Kammerchor,  uno dei ben due cori della Radio di Berlino, però rimane l’amarezza di non poter veder  sul palco dell’Auditorium neanche un coro ufficiale della radio italiana (RAI) che più di 15 anni fa decise di smantellare le 4 orchestre e i rispettivi cori lasciando al vento tante vane promesse di finanziamenti.

Propongo la lettura del testo completooltre che l’ascolto del primo movimento, che già da solo può dare l’idea della bellezza dell’intera opera.

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