• mercoledì , 28 Ottobre 2020

"The best is yet to come"

[box] Cosa significa la rielezione del Presidente per l’America. Per l’ambiente e speriamo anche per noi.[/box]

Ancora una volta l’America va a votare. E ancora una volta rielegge il Presidente. E’ capitato raramente infatti che non si accordasse nuovamente la fiducia al Presidente in carica, garantendogli un secondo mandato. Tuttavia l’America e il mondo sono rimasti con il fiato sospeso sino al raggiungimento di quel famoso 270 (numero di voti necessari per essere eletto), con il quale è stato riconfermato Barack Obama.
Sicuramente non si è trattato di una campagna facile, o di una vittoria scontata: “Abbiamo lottato così duramente, perché entrambi amiamo molto questo Paese” ha detto lo stesso Obama nel discorso a Chicago, la sua città, dove ha festeggiato con la famiglia e i sostenitori. Ma ora è giunto il momento “to move the country forward”, di far progredire il Paese, di evitare il declassamento da parte delle agenzie di rating, di tener fede a quelle promesse che risalgono addirittura alla sua prima campagna elettorale, nel 2008.


Obama è stato molto criticato principalmente per la sua riforma sanitaria, che ha come modello l’Europa, dove è appunto lo Stato a garantire le cure (più o meno bene), senza far gravare sulle famiglie l’ulteriore costo di una assicurazione sanitaria. Ora che però l’Obamacare è al sicuro (se infatti Romney fosse stato eletto avrebbe fortemente modificato la riforma), bisogna concentrarsi su altri problemi.
Innanzitutto proseguire con la Green Economy, continuando a investire nell’energia solare e in quella eolica, e in progetti per l’ambiente che oltre a garantire un futuro migliore, creano nuovi posti di lavoro. Poi modificare le regole per l’immigrazione, favorire la parità tra uomo e donna sul lavoro, dare la possibilità a queste ultime di occuparsi in prima persona della loro salute, e garantire per tutti il diritto di sposare chi si ama.
Ma soprattutto Obama si presenta di nuovo come il Presidente dei giovani: “Una buona istruzione non può essere un lusso per pochi. E’ qualcosa che ogni americano dovrebbe potersi permettere.”
Egli infatti ha già lavorato molto per riformare i cosiddetti “prestiti studenteschi”, in modo da semplificare il sistema, per far sì che non si debba essere creditori dello Stato e dell’università in cui si ha studiato per tempi lunghissimi. Inoltre si è migliorata la rete tra le aziende e i “community colleges”, nei quali ci si prepara in modo più pratico e in tempi più brevi (intorno ai 2-3 anni) rispetto alle tradizionali facoltà, in modo da garantire un più immediato inserimento nel mondo del lavoro, per diminuire la disoccupazione che comunque in questi anni è sempre stata alta. L’educazione, insomma, è al centro della ripresa del Paese.
E allora non stupisce che tanti si siano appassionati a questa campagna, negli Usa e in Europa e che tanti giovani fossero presenti alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per la “Notte Elettorale” condotta da Mario Calabresi con La Stampa.
Gli Usa esercitano sulle giovani menti grande fascino presentandosi come esempio di libertà e democrazia, anche se tutto avvolto nella retorica, diventata da arte greca a tecnica americana. “Se siamo disposti a lavorare sodo non importa chi siamo, da dove veniamo, che aspetto abbiamo, o chi amiamo. Non importa se siamo neri, bianchi, ispanici, asiatici o nativi americani, se siamo giovani o vecchi, ricchi o poveri, abili o disabili, gay o etero: qui in America, se siamo disposti a provarci possiamo farcela”. Le premesse ci sono tutte e speriamo davvero che il meglio debba ancora venire. Non soltanto per l’America, magari anche per noi.

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