• domenica , 27 Settembre 2020

Alla ricerca della biblioteca perduta

La curiosità è una delle principali virtù dell’uomo. E’ quella fiamma ardente che ci consente di illuminare strade buie e mai percorse, e che rende unico il piacere derivante dalla scoperta, alla fine del viaggio. E’ proprio quello che prova Luciano Canfora, studioso della letteratura classica, nella sua opera oggi in ristampa “La biblioteca scomparsa” (Sellerio editore, Palermo, 1987). L’autore, in questo lavoro, unisce alla minuziosa ricerca filologica una forte componente personale: è percepibile l’entusiasmo col quale indaga il secolare mistero della Biblioteca di Alessandria.

 

La copertina

Il risultato è un agile racconto (solo 108 le pagine, un’impresa possibile anche ai più pigri: garantito da uno di loro!) che ripercorre la storia della celebre Biblioteca, dai primi regni ellenistici d’Egitto – subito dopo la morte di Alessandro Magno (323 a.C.) – fino alla sua distruzione (642 d.C.). Per le informazioni più tecniche, cioè la rassegna delle numerose fonti consultate, Canfora estende una bibliografia piuttosto ampia ed impegnativa, che ha comunque il merito di dimostrare l’oggettività di quanto detto e la sincerità della passione che trascina l’autore.

Ma la vera qualità di questo libro è l’avvincente semplicità che coinvolge il lettore sin dalle prime battute. Il testo è un susseguirsi di notizie storico-culturali, che sono però veicolate con uno stile piacevole e, soprattutto, scorrevole. Canfora ci descrive la vicenda per mezzo di interessanti aneddoti, adottando così una formula più agevole per chi legge.

Forse per cogliere veramente la singolarità de “La biblioteca scomparsa” è necessario un piccolo esperimento. Provate a prendere un libro di letteratura greca o a cercare su Internet un sito che riassuma la storia della Biblioteca di Alessandria, e poi confrontatelo con uno o due capitoli, non di più, del libro di Canfora. La differenza è notevole. Nel primo caso rimarrete freddi e quasi indifferenti di fronte alla lettura: non è altro che uno dei tanti passaggi infarciti di nozioni da stamparsi in testa. Nel secondo, invece, oltre ad acquisire con più facilità nuove conoscenze, vi accorgerete di dove può arrivare la curiosità umana, forza davvero inarrestabile, capace di attraversare i secoli pur di comprendere il più a fondo possibile.

Canfora non accetta la tradizionale credenza secondo cui la Biblioteca di Alessandria sia stata completamente bruciata da Giulio Cesare nello scontro con l’ultimo dei Tolomei -la dinastia regnante dai tempi della morte di Alessandro Magno. Nonostante si tratti di un fatto certamente avvenuto, il nostro autore va oltre la storia riconosciuta e, alla ricerca del vero colpevole, imbastisce uno stuzzicante giallo. In questo modo i protagonisti diventano i libri stessi, con le loro incredibili avventure e peripezie.

Il desiderio di sapere è il filo conduttore del libro, che si propone di trasmettere l’interesse dell’autore al lettore. Lo storico di Bari riesce con grande maestria a catturare la nostra attenzione, abbracciandoci nel suo slancio. Si può dire che la lettura de “La biblioteca scomparsa” sia una bella esperienza: non solo permette di scoprire quanto possa essere affascinante la storia antica, ma anche quanto vasta possa essere la gamma dei nostri gusti. Fidatevi, leggetelo!

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