• sabato , 31 Ottobre 2020

Dino Buzzati: il ritorno di un bambino

[box] di Sara Rossetti e Camilla Mongini

Dopo la sua ultima visita a Torino, il 9 novembre 1971, Dino Buzzati ritorna in una conferenza dell’Associazione “ideAli” e di “Mpn”.[/box]

9 novembre 2012. Aula Magna “Cavour” EDISU. Sparsi tra altri insegnanti, noi studenti -allievi ed ex-allievi- siamo in attesa di assistere alla conferenza “Lo scrittore che ama il babau” e magari di vedere per la prima volta il nostro professore Paolo Accossato tra ansie e balbettii prima di esporre la “lezione”… (dopotutto, anche lui è stato come noi!)

Al tavolo relatori, di fianco a lui, siedono la giovanissima Lucia Caretti, come al solito super attiva, e Lucia Bellaspiga, giornalista e autrice del libro “Dio che non esisti ti prego”. Tre grandi appassionati, seduti di fronte a noi con un unico obiettivo: ricordare Dino Buzzati; il Buzzati scrittore, giornalista, marito, come ci ricorda la figura della moglie Almerina, seduta nelle prime file.

Per dirla alla Buzzati, “dunque ascoltiamo senza batter ciglio”.

È bello sentire i bisbiglii zittirsi in un attimo. Rimane solo l’eco dell’aprirsi e chiudersi della porta per l’arrivo dei numerosi ritardatari, in piedi in questa sala ricolma di gente, ospiti assolutamente inattesi su cui lo stesso conferenziere Paolo Accossato non avrebbe scommesso poche ora prima (Le sue parole nel pomeriggio: “Figuratevi se l’aula magna, 130 posti, sarà piena!? Voi dite che ci sarà così tanta gente..?”).

Ed invece…dopo la sua ultima visita a Torino, il 9 novembre 1971, Dino Buzzati ritorna; il capoluogo piemontese pronto a riaccoglierlo nella stessa nebbia, la stessa pioggia di 40 anni prima.

Avrebbe 106 anni, lo scrittore bellunese protagonista del dibattito di quest’uggioso venerdì sera. Eppure già da quarant’anni è una creatura di quell’altrove di cui così spesso ha parlato nei suoi racconti; un abitante di quell’universo trascendente la cui esistenza non è provata in nessun modo, ma  continuamente sperata in un perpetuo susseguirsi di angosciosi dubbi, perché “tutto, anche la paura, è preferibile al sospetto che oltre la nostra vita ci sia il nulla, che a segnare i destini non sia che il caso, che l’esistenza sia solo un meccanicistico susseguirsi di eventi senza un senso né un fine ultimo” (Lucia Bellaspiga).

Il volantino della conferenza


Morte. Come tutti, anche Dino è morto. In una stanza della clinica “La Madonnina” a Milano, definitivamente; ma il distacco da questa terra e dai suoi piaceri più carnali è già avvenuto più e più volte, nei suoi racconti. Tutti i suoi personaggi hanno dentro di sé una parte dell’autore, se ne vanno infatti con umiltà ed austerità al tempo stesso, in punta di piedi. Come Drogo, che “nel buio, benché nessuno veda, sorride”, dopo “uno sguardo fuori dalla finestra, una brevissima occhiata, per l’ultima sua porzione di stelle”. Nel caso di Dino, le labbra non sono illuminate da un sorriso, ma ancora calde per il suo ultimo bacio al crocifisso, simbolo, come le stelle, di quell’aldilà che ha cercato per una vita. Così si concludono due esistenze: una reale, l’altra fantastica, due dimensioni che da sempre coincidono in Buzzati, che combaciano perfino nell’ultima dimostrazione di un’estrema moralità portata avanti nella più totale coerenza. La sua ricerca sembra richiamare le parole di Pascal: “non mi cercheresti se non mi avessi già trovato”.


“Forse Buzzati nella sua fantasia aveva già pensato a questo dibattito” sono le parola di Lucia che concludono il discorso. In risposta, un fragoroso applauso. Più di 260 mani all’unisono. Un applauso che dimostra l’interesse dei giovani per un autore che nonostante sia lontano temporalmente, riesce ad entrare nel cuore di tutti noi, mettendoci di fronte a domande che ci poniamo ogni giorno. I suoi interrogativi sono anche i nostri; non solo quelli di noi studenti, ma anche di uomini già affermati: è bello vedere nel pubblico  professori come Uglione, Lojacono, Gardino, Bruno, Scaletti o Borrione che, con gli occhi che brillano – più con il dolce stupore di un allievo che con la sicurezza di un insegnante – esprimono il loro consenso. Nonostante l’abbiano letto, riletto o spiegato, ancora una volta riscoprono l’autore del Babau, emozionandosi per quanto di Buzzati c’è in tutti noi.

Paolo Accossato, Lucia Caretti, Lucia Bellaspiga

Paolo Accossato, Lucia Caretti, Lucia Bellaspiga

 

[box] I dietro le quinte…

Due domande alla giovanissima Lucia Caretti, moderatrice dell’incontro.

Una chicca sul professore Accossato che lo renda ricattabile ai suoi allievi?

(Ride)

“Alle quattro aveva già una tensione micidiale. In sala professori era in piedi con il cappotto che diceva: “Andiamo, manca poco”. Anche se questo, più che renderlo ricattabile, lo rende più vicino ai suoi allievi”

Descrivi i 10 minuti prima della conferenza

“Prima di tutto ho pensato: “Porca miseria, dopo tutte le volte che ho ripetuto il discorso ora non ricordo più nulla!”. Speravo che Accossato mi calmasse ma lui forse era più teso di me…”

Che emozione hai provato?

“Ero contentissima. E’ stata una soddisfazione pazzesca: in particolare mi fa effetto penare che un anno fa non mi sarei mai aspettata di sedere a quella parte del tavolo, di moderare un mio “prof”! Sicuramente parte del merito è suo se ho potuto appassionarmi così tanto!” [/box]

 

Che cosa ne pensa la gente

..ognuno dà il proprio parere sulla conferenza.

Molto positivi i giudizi del classico:

“Fantastiche le affermazioni sulla religione e sull’ateismo, in particolare il discorso della ricerca di Dio” secondo Malvina.Stefano: “Nella giornalista traspariva la profonda passione per un argomento cui ha dedicato la vita”. Camilla nota: “Buzzati simile a noi adolescenti: tanti dubbi, continua ricerca!”. “Voto alle letture di Bove? Dieci. Da brivido…”, sostiene Virginia. “Molto positiva la continua presenza di riferimenti ai testi che rendono la comprensione meno astratta…” pensa Sara.
Per Lorenzo: “Non amo Buzzati; affronta sì argomenti esoterici ma in modo forse troppo grezzo..”.  Per Ludovica “anche se non sono appassionantissima dell’argomento, trovo che sia stato esposto molto bene, con passione”.

I novellini del triennio: Filiberto: “grande Lucia, la più giovane intendo, appena uscita dal liceo e già protagonista di una conferenza su un autore così importante”. Il parere di Carlo: “anche per me interessante il rapporto con la fede, una ricerca perenne e mai un oggetto ottenuto e dopodiché dato per scontato”. Come per molti, anche per Bianca “bello l’approccio della Bellaspiga, mi sembrava di ascoltare un’amica che mi parlava davanti ad una cioccolata calda”. Aggiunge: “Interessante per noi classicisti. Ma molte cose , noi che siamo sempre un passo avanti agli altri, già si sapevano…”.

Anche lo scientifico si esprime positivamente:
Noemi avrebbe gradito “un intervento di Almerina, anche solo due parole…”. Pur non essendo anche lei una classicista, aggiunge: “Mi sarei aspettata la possibilità di qualche domanda da parte nostra, in particolare da chi ha letto il libro, dove molte cose erano già state esplicitate”.“Una figata!” secondo Camilla. Anche Carina un po’ dispiaciuta: “Ma Almerina? Mi aspettavo un suo intervento diretto…”. “Bellissimo che Lucia Bellaspiga abbia chiamato in causa se stessa con le proprie esperienze”, afferma Lara.

Gli ex-allievi, numerosi, dicono la loro:
Per Riccardo “Non si è smentita la Bellaspiga.. Già la conoscevo ma è sempre bello sentirla.” La rivelazione: “le ho dato anche un bacio”. “Molto interessante”, il parere di Lorenzo. Anche per Alessandro “…molto interessante, in particolare per un allievo nostalgico”.

 Perfino gli assenti dicono la loro:
Elisabetta:  “Dopo la lettura del libro sarebbe stato carino poterne parlare con l’autrice, anche approfondendo”. Per Eleonora:” mi sono purtroppo persa una bella occasione durante la quale la scuola per una volta diventa qualcosa di vivo, e non esclusivamente didascalico”.

 

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