• venerdì , 25 Settembre 2020

Cavalcando le onde

Una tavola e il mare: sono queste le uniche due cose  che servono a fare surf, o, come spesso si dice, “surfare”. Il surf è oggi uno degli sport più popolari al mondo, e nei film vediamo spesso dei surfisti intenti a stare in precario equilibrio sulla cima di onde enormi. Eppure, nonostante tutto, il surf è uno degli sport con meno partecipanti. Forse perché è difficile, forse perché non dà sicurezza, forse per la paura o per molti altri motivi, quasi nessuno, alla mattina alle cinque e mezza, si alza dal letto, afferra la sua tavola e si butta in acqua. Sta di fatto che c’è chi ci prova (e magari non ci riesce) e invece chi ne fa la sua vita: infatti il surf non è solo uno sport, ma un modo di vivere. Sarà anche questo uno dei tanti motivi che non fanno del surf uno sport olimpico: quando si è in balia del mare, è difficile dettare delle regole.

I principianti iniziano, come tutti sappiamo, stendendosi sulla tavola con la schiena all’insù e remando con le braccia. I surfisti doc, invece, sono veri funamboli e non si accontentano di remare o di stare in equilibrio sulle onde: si esibiscono in diversi trick, cioè acrobazie e manovre spettacolari che lasciano a bocca aperta tutti coloro che una tavola non l’hanno mai neppure sfiorata. Nei tornei di surf i trick vengono valutati dalla giuria, e fra tutti i tornei, quello più importante è quello organizzato dall’ASP (Association of Surfing Professionals), che si svolge in varie tappe in giro per il mondo.

Ma quali sono i trick che i grandi surfisti eseguono? I principali sono take offbottom turn, grab rail, duck dive. Ovviamente si tratta di mosse spettacolari e molto difficili, eseguibili solo con un allenamento continuo e perseverante. Ma tra tutti i trick, il più famoso è certamente quello in cui il surfista passa attraverso il tube, ovvero la conca che si forma quando un’onda si chiude, e uscirne prima che l’onda lo travolga (figura in basso).

Esistono due tipi di surfisti: quelli che si dichiarano guerra nelle competizioni e i cosiddetti free surfer, cioè quelli che espandono la loro passione in altri campi. Questi ultimi non fanno sport, ma vivono lo sport. Come abbiamo già detto, il surf è uno stile di vita, perché condiziona le giornate: bisogna andare a letto presto per svegliarsi alle 5 di mattina, quando in mare c’è poca gente e ci sono le onde migliori. In spiaggia ci si diverte con gli amici: si surfa insieme, si ascolta musica e ci si incontra in luoghi a tema. E non ci crederete, ma persino a Genova ci sono molti di questi luoghi per fare surf, detti spot, dove di solito il mare è più profondo e i venti più forti.
Il surf ha iniziato a prendere piedi negli anni Sessanta negli USA e solo successivamente ha conquistato il mondo. Fin da allora, il surf è simbolo di lontananza dalle mode, sia in fatto di vestiti che in fatto di pensieri. Un surfista che gira per una città è subito riconoscibile: indossa sempre il cappellino e degli short larghi. Inoltre i surfisti sono quelli che partecipano più attivamente alle iniziative organizzate spesso a livello mondiale. A questo scopo ricordiamo l’iniziativa di due anni fa della Surfrider Foundation per ripulire le spiagge dai rifiuti.

Inizialmente abbiamo detto che il surf è uno sport fatto di cose semplici, mentre invece non lo è poi così tanto: già solo le tavole variano in base alla statura di chi le usa e alla grandezza delle onde cavalcate. Di solito per le onde grandi si usano tavole corte e per onde piccole tavole lunghe.

Per fare surf bisogna saper nuotare bene, avere tanta forza fisica, imparare a muoversi sott’acqua trattenendo il fiato. Avete capito tutto? Bene! Allora impugnate la vostra tavola e buttatevi in mare!

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