• martedì , 22 Settembre 2020

Dizionario Accossato – Italiano

Proponiamo ai novellini del liceo classico, attuali allievi ed ex allievi, ma più in generale al popol tutto, una chiave di lettura per poter decifrare il forbito quanto empirico linguaggio del nostro direttore. Il suo acume intellettuale ed autoironia, infatti, hanno colpito le menti di noi giornalisti in erba, permettendoci di esprime in una sapida tenzone la difficoltà della filologia valsalicense. Buona lettura!

Il cielo era plumbeo e un soave cinguettio avicolo fuor dalla finestra riscosse Manfredi dal torpore onirico in cui languiva.

La luce fendette le palpebre del giovine, il quale, inasprito da un sì brusco risveglio, vide imcombere su di sè la vetusta orezza del nonno, la cui icastica presenza lo divelse definitivamente dall’amena dimensione bucolica dei suoi sogni.

Manfredi biascicò in tono apatico: “Deh, perchè mi guati?”.

Il vecchio principiò, dunque, a declinare stentoreamente un assortimento di epiteti poco edificanti e di certo non acconci alla sua veneranda età.

Affastellando parole dall’occulto significato il fanciullo brancolò fin in cucina ove l’attendeva una crapulenta colazione.

Dopo aver avidamente ingollato il fiero pasto, procedette con le consuete abluzioni mattutine e si risolse a raccogliere lo zaino; con un impeto di coraggio, varcata la soglia, discese i tre gradini che separavano il suo antro paradisiaco dall’inferno cittadino, ed imboccò la via per la scuola.

Direttosi verso il loco prescelto per l’avvento del pullman, venne attanagliato da un esacerbante dubbio: dov’era ubicato il cellulare?

Tastò freneticamente tutte le tasche degli indumenti, anche le più romite, e, realizzando che erano sceme dell’oggetto in questione, si gettò a capofitto tra i veicoli in movimento per ripercorrere la strada di casa.

Però proprio in quell’attimo fuggente il pullman cui era destinato epifanicamente comparve, sfrecciando davanti alla pensilina.

L’animo di Manfredi era esulcerato da una profonda dicotomia: recalcitrare o precipitarsi all’inseguimento?

La mente solcata da pindarici pensieri optò infine per la seconda alternativa e, incurante del purpureo semaforo, il garzoncello sfoggiò la sua prestanza fisica nella corsa.

Egli sarebbe sicuramente riuscito nel suo intento se la pervicace Fortuna non avesse infierito sul tristo destino del giovane uomo.

Manfredi infatti capitolò contro una melliflua vecchina che, turbata da cotanta molestia, proruppe in un’ampollosa sequela di strali indirizzati al ragazzo.

Domandando umilmente venia nei riguardi della canuta vecchietta, il giovine si chinò per recuperare il rotocalco che nella collisione era decaduto al suolo; dopodichè, trafelato, riprese la sua peripatetica avventura.

Oramai non v’era più tempo per fermarsi ad attendere il prossimo mezzo di trasporto. Così il giovane, scorato, si risolse di incamminarsi verso la sede scolastica.

Ed ecco che Manfredi, assorto nei suoi pensieri, sobbalzò nell’udire uno stridio di freni: una roboante vettura persa più che tinta si era appena fermata, ostruendogli cammino.

Dal finestrino fece capolino una folta chioma corvina, ed il misterioso soccorritore esclamò: “Ecce! Salta su, o giovane virgulto!”.

Il ragazzo non era solito accettare passaggi dagli sconosciuti, tuttavia quella inconfondibile verve ed intellettuale montatura di occhiali, resero subitamente riconoscibile l’individuo come il suo docente delle Humanae Litterae.

Una volta entrato nell’abitacolo, Manfredi spiegò al magister la ragione del suo errare per l’aere inquinato, lamentando i molteplici scorni che la Tuche gli aveva inferto in quella disgraziata mattina.

Quando il ragazzo tacque, il pedagogo soggiunse: “Molto bene…la tua atarassia è stata sottoposta ad un’estenuante odissea. D’altronde di tal genere sono le vicissitudini che temprano l’argento vivo nell’animo dei giovani.

Devi imparare a cospargere di miele l’orlo del cratere per ingerire il laido farmaco, figliuole, e non crucciarti per il ritardo, poiché la bontà del Preside “ha sì gran braccia che accoglie chi, con giustifica, si rivolge a lui”.

Notando l’espressione basita dell’alunno, l’uomo concluse cripticamente la sua arringa esclamando: “Verrà un giorno in cui tutto comprenderai.”

Come di ritorno da una dimensione parallela i due si accorsero del loro approdo nel cortile della scuola.

Scesi dalla macchina i loro occhi s’incontrarono in uno sguardo d’intesa e, consapevoli di aver appreso un po’ più l’uno dell’altro, si diressero verso le rispettive destinazioni.

DIZIONARIO ACCOSSATO – ITALIANO

AVICOLO”: relativo ai volatili.

ONIRICO”: inerente ai sogni.

LANGUIVA”: detto di chi è in una condizione di fiacchezza.

OREZZA”: ombra.

ICASTICA”: fiera e impassibile.

DIVELSE”: sradicò, strappò.

BUCOLICA”: rimanda all’ambiente e alla vita serena nei campi.

GUATI”: intensivo del verbo “guardare”.

STENTOREAMENTE”: in modo chiaro e forte.

AFFASTELLANDO”: mettendo insieme alla rinfusa.

CRAPULENTA”: con un’eccessiva abbondanza di cibo.

INGOLLATO”: inghiottito avidamente.

ABLUZIONI”: lavaggi del corpo.

ESACERBANTE”: irritante e logorante.

ROMITE”: distanti e difficili da raggiungere.

SCEME”: mancanti.

ESULCERATO”: profondamente afflitto.

DICOTOMIA”: divisione interiore.

PINDARICI”: aggettivo che definisce un brusco passaggio da un argomento ad un altro.

PERVICACE”: insistente e molesta.

AMPOLLOSA”: eccessivamente pomposa

STRALI”: frecce d’invettive.

VENIA”: perdono.

ROTOCALCO”: giornale.

TRAFELATO”: affannato e ansante.

PERIPATETICA”: che comporta il girovagare.

ROBOANTE”: rimbombante.

ECCE”: in latino “ecco”.

VIRGULTO”: giovane rampollo.

VERVE”: brio, spigliatezza.

SCORNI”: umilianti sconfitte.

TUCHE”: in greco la Sorte.

ATARASSIA”: imperturbabilità, tipico ideale scettico ed epicureo.

VICISSITUDINI”: eventi sfavorevoli.

LAIDO”: turpe, sgradevole.

BASITA”: sbalordita, sconcertata.

ARRINGA”: discorso solenne.

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