• sabato , 26 Settembre 2020

Ministar si raccontano

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Intervista a Gaia e Simone, IV ginnasio B e 1 scientifico B, prima e secondo ad “Una voce per Don Bosco”

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Nel banco durante l’intervallo appare ancora più ritrosa e timida. L’abbiamo però vista sul palco vincere la gara canora “Una voce per don Bosco” e ci sembra impossibile che un’ugola così versatile possa nascondere nella quotidianità scolastica tanta timidezza. Lei è Gaia Regoli, ne sentiremo sicuramente parlare.

 

“Qual è la canzone che ti ha portata alla vittoria e, soprattutto, a che cosa è dovuta la tua scelta del brano?”

“Life is beautiful di Noa: l’ho scelta perchè mi ha catturata il significato profondo del testo, spumeggiante di positività.”

“Le tue emozioni davanti al microfono?”

“Libertà. Finalmente mi scrollo di dosso la mia timidezza: “esco dal guscio” e mi rivelo allo scoperto. So che lì posso essere davvero felice.”

 

“Come potenziare il tuo talento?”

“Da quest’anno prendo lezioni private di canto, il che, devo ammettere, è un grosso aiuto per affinare le mie capacità.”

 

“Modello di riferimento?”

“Avril Lavigne, senza alcuna ombra di dubbio!”

 

“C’è spazio per la musica nel tuo futuro?”

“Non so… (risolino soffocato di chi conosce bene le proprie potenzialità, ma si sente quasi colpevole di ammetterle, ndr) certo, però, mi piacerebbe tanto: sarebbe un ottimo sbocco!”

 

Mancano pochi minuti al suono della campanella e sul volto di Gaia leggiamo ormai l’impazienza di chi ha già fatto uno sforzo enorme e non vede l’ora di ritornare a mimetizzarsi tra le compagne. La lasciamo sul piano del ginnasio con il meritato trofeo, appieno soddisfatte delle (pur striminzite) “confessioni” rilasciate dalla voce più votata di Valsalice.

 

Simone Lo Presti lo incontriamo invece durante un’ora di ginnastica. Lui ad “Una voce per don Bosco” si è piazzato secondo:  l’atteggiamento è spigliato mentre con la mano si scosta dagli occhi i capelli mossi dal vento e scaldati dal sole in questa calda giornata invernale. Perfino un po’ vanitoso, in maniera scherzosa. D’altronde in questo momento è un piccolo artista alle prese con la sua prima “vera” intervista.

 

“Innanzitutto che cosa hai cantato e perché?”

Feeling good di Michael Bublè: è una canzone positiva, vivace, che rispecchia il momento che sto vivendo, mesi in cui mi sento appunto bene, felice e soddisfatto della mia vita.”

 

“Come ti senti quando canti?”

“Cantare mi fa sentire sicuro, libero. Nel momento in cui si è sul palco ovviamente la tensione è tanta nel vedere tutta la gente che è lì davanti a te e aspetta solo che tu apra la bocca per giudicarti; quando però inizia la melodia, dopo qualche secondo, quasi automaticamente le parole vengono fuori da sole e dopo un batter d’occhio l’unico rumore tanto atteso sono solo i battiti di mani.”

“Perché canti? Segui corsi o lezioni per aiutarti a coltivare il tuo innegabile talento?”

“In un certo qual modo si può dire che sono un autodidatta, non ho mai seguito corsi o cose del genere. Mio padre mi ha aiutato molto, da giovane ha infatti viaggiato l’Italia facendo il cantante e musicista, suonava il pianoforte e il sassofono, è stato lui ad insegnarmi tutto ed è grazie a lui se ora amo tanto esibirmi.”

 

“Hai un modello di riferimento?”

“Sicuramente il grande Frank Sinatra; oltre alla sua voce amo il fatto che nelle sue canzoni la voce sia infatti la cosa più importante, quasi lo strumento principale, rispetto al quale tutto passa in secondo piano. Certo il ritmo riveste un ruolo importante, deve essere giovane, vivace, coinvolgente, ma non vi deve essere alcunchè che sovrasti la voce.”

 

“Sogni un futuro nella musica?”

“Ovviamente sarebbe fantastico!.”

 

“Ultima domanda: il rapporto con Gaia?”

“Amo cantare ma vincere anche! Gaia si può definire un po’ come la mia storica rivale, dalla seconda media ci alterniamo infatti sul podio, chi aggiudicandosi il primo, chi il secondo premio. Perciò devo dire che la competitività c’è e devo ammettere che fare i complimenti a Gaia mi costa abbastanza, insomma certamente è stata brava, ma è difficile apprezzare la rivale.”

 

Così, con un sorriso sbarazzino, il ragazzo, voltate le spalle “alla telecamera”, torna in campo urlando, pronto a ricominciare.

 

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