• lunedì , 21 Settembre 2020

"Les Miserables"

La nave deve essere tirata in ormeggio.

Migliaia di uomini come formiche tirano funi, sgobbano sotto l’imperioso sguardo della guardia carceraria Javert.

 

La povertà.

Invincibile, si insinua per le strade di Parigi come una malattia per cui non esiste la cura. E porta con sé la fame, compagnia inseparabile.

Come nutrire un’infinità di bocce sempre affamate, ridotte allo stremo, come accontentare tutti quegli occhi supplichevoli, disposti a tutto per un tozzo di pane?

 

Jean Valjean ha scontato una pena di 19 anni per aver rubato del pane. Il figlioletto della sorella era affamato, non mangiava da giorni, e lui ha dovuto fare qualcosa.

Ora, semplicemente, non sa più chi è.

La sua intera esistenza è stata ridotta a un numero, assegnatogli il primo giorno di prigionia, che lo ha definito e identificato per troppo tempo, ormai.

La volontà, la coscienza. Una ragione in grado di distinguerti. Jean non si riconosce più in tutto questo.

E’ perso.

 

Poi, accade qualcosa.

Un prete che gli ha offerto ospitalità si trova di fronte a due guardie. Jean è lì, a terra, gli oggetti rubati in un sacco di tela. Aspetta l’inevitabile condanna. Che non arriva.

Nonostante lui sia un ladro, uno scarto della società, un fuggitivo, un niente, il prete riconosce in lui un grande animo, e lo salva.

Materialmente, perché gli evita il ritorno alla prigione.

Umanamente, perché lo inizia all’cammino dell’amore.

 

Quanto può portare lontano l’amore.

E’ bastata una briciola, e Jean già ritorna a esistere un pochino. Passo dopo passo, si scopre una persona di grande cuore, nonché di un’intelligenza notevole. Apre una fabbrica, si arricchisce. Diventa sindaco di un piccolo paesino, offre lavoro a tantissime donne che non avrebbero speranze, altrimenti.

Tra queste, Fantine.

 

Fantine è bella e giovane, ma già tremendamente segnata dalla vita. Abbandonata dal suo grande amore, deve accudire una bambina, Cosette, tutto ciò che le è rimasto di lui. Fatica giorno e notte per lei nella fabbrica di Jean. Finché, un terribile giorno, non viene licenziata.

Da lì il passo per la perdizione è brevissimo. Si prostituisce, non mangia, vende denti e capelli.

Jean la ritrova in fin di vita, troppo tardi per salvarla. Ma a lei non importa. Il suo unico pensiero è per la sua creatura. E Jean, che cominciava a meditare di costituirsi, cambia progetti e decide di prendere con sé la bambina.

Vuole fare per lei tutto ciò che non è stato in grado di fare per la madre.

 

La povertà.

Così inconcepibilmente devastante, nonostante la rivoluzione. Tra le fila dei più miserabili nascono progetti di rivolta, si fomentano le masse.

Nobili ideali si diffondono, e colpiscono il cuore di un giovane nobile. Il suo nome è Marius, ed è pronto a rinnegare le sue origini per gettarsi anima e corpo nella battaglia, con una foga che solo l’età così giovane può suscitare.

 

Dunque abbiamo una trincea in costruzione tra le strade della capitale francese e una strana coppia, padre e figlia adottiva, sempre in fuga dalle grinfie dell’inarrestabile Javert.

Manca solo una bella dose di amore sfortunato. Che non tarda ad arrivare.

E’ una folgorazione tra Marius e Cosette, di quelle che segnano per tutta la vita. Che sconvolgono le tue sicurezze. Che ridimensionano il mondo sulla base dell’altro.

Guerra, amore, ma anche fuga, disperazione, addii. Troppe le perdite, troppe le lacrime.

Le porte del Paradiso spalancate per accogliere tante anime pure. Splendenti, anche se un tempo rinchiuse in corpi miserabili.

Nel 2012 il famoso regista Tom Hooper ingaggiò il fior fiore di Hollywood per un progetto immenso.

La versione cinematografica de “Les Miserables” di  Victor Hugo sarebbe stata una produzione incredibile, un musical le cui aspettative erano già altissime ben prima di cominciare le riprese.

Anne Hathaway iniziò una dieta drasticissima e tagliò i capelli a maschietto, per la sua Fantine.

Russel Crowe prese mesi di lezioni di canto per dare vita e profondità a Javert. Amanda Seyfried tornò dietro ai microfoni per la prima volta dall’età di 17 anni, quando aveva preso la decisione più importante della sua vita diventando attrice. Microfoni per così dire, dato che ogni testo è stato cantato direttamente sul set, dove le scene venivano ripetute ancora e ancora per ottenere l’effetto perfetto.

E infine Hugh Jackman, partecipando al colossal più fenomenale della sua carriera, imboccava a tutta birra la strada per i Golden Globes.

Se poi questo lo condurrà anche agli Oscar, lo scopriremo il 24 Febbraio.

 

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Potrai visualizzare la lista dei cookies attivi e revocare il consenso collegandoti alla pagina http://ilsalice.liceovalsalice.it/cookie-policy/. Per maggiori informazioni leggi la nostra Cookie Policy.

Chiudi