• domenica , 20 Settembre 2020

Principesse per una notte

“Capelli sciolti o raccolti?”

“Ragazze, i miei orecchini?”

“Qualcuno ha visto le mie scarpe?”

“Il mio corpetto è macchiato!”

“Aiuto, ho dimenticato di truccare un occhio!”

“Ferme tutte…ho perso il cavaliere!”

Nell’elettrizzante atmosfera che fa presentire l’imminente avvenimento tipico del mondo valsalicense, svolazzanti donzelle si rincorrono su e giù per l’istituto, dopo aver già assediato palestre e spogliatoi: borsoni straripanti e riempiti per ogni evenienza (quasi le ragazze non dovessero più tornare a casa!) sono stipati fin negli angoli più improbabili, nascondendo in parte alla vista il pavimento.

Il teatro intanto inizia ad affollarsi di genitori, fratelli, sorelle, fidanzati/e, nonni, zii, cugini di primo, secondo, terzo e quarto grado, lontani parenti giunti dai luoghi più sperduti soltanto per assistere al meraviglioso spettacolo che di lì a poco sarebbe stato messo in scena.

E mentre arrivano gli ultimi ritardatari (quando  ormai l’insegnate di ballo stava già dandoli per dispersi), vanno dolcemente diffondendosi per i corridoi le amabili note del Valzer di Strauss. Un grande “ohhhhh” di stupore accoglie l’entrata in scena del primo gruppo che ha avuto “IL COMPITO” di aprire le danze: ragazze un po’ traballanti sui tacchi che si ripetevano nella mente l’ormai usuale motto “pancia in dentro, petto in fuori e testa alta” e ragazzi incravattati che mascherano con disinvolti sorrisi la difficoltà di essere i primi buoni cavalieri della festa. Passata la prima emozione dell’inchino davanti a un pubblico tanto numeroso quanto entusiasta iniziano i problemi: innanzitutto il posizionarsi “senza sembrare dei gamberi”, il giro di valzer che non era esattamente il pezzo forte di nessuna coppia e il tunnel che nelle prove aveva sempre riservato parecchi contrattempi legati a sgambetti dispettosi ed inciampi vari, ecco la nostra schiera di giovani pronti ad inginocchiarsi porgendo la bianca rosa alle loro belle fanciulle al segnale stabilito. Il sorriso della dama avrebbe dovuto infatti significare il clou della coreografia, peccato che i risolini soffocati e i sorrisi nervosi abbiano reso piuttosto confusionaria la sincronia.


In un battito di ciglia, volutamente allungate con litri di mascara ed impreziosite da brillantini multicolori, il primo valzer già si appresta a concludersi. Applausi fragorosi annunciano l’apprezzamento del pubblico mentre già dietro le quinte si vanno affollando le prossime coppie insieme a ragazze abbigliate in maniera stravagante: eliminati i rosei corsetti e le lunghe quanto scomode gonne ecco la II classico A pronta a stupire parenti ed amici con il loro abbgliamento un po’ “trasgressivo”, ecco spuntare per ogni dove cappelli di paglia degni di J0hn Wayne, cordini sulla fronte molto alla Woodstock e qua e là camicie a quadretti  e colorate palandrane.

Il clima è ora molto più rilassato mentre già la seconda coreografia danzatante è stata rappresentata, dopo aver vinto perfino l’iniziale apparente difficoltà della prova di forza dei cavalieri, non abituati alla galanteria di portare in braccio le proprie dame. Sul palco si susseguono anche i vari video realizzati dallo scientifico e il coro  improvvisato nel pomeriggio della sezione B del classico. Ora i festeggiati si mischiano alla platea per assisestere all’ ultima parte della serata, deridendo con gusto le foto dei compagni di classe ritratti da piccini. Fino alla fine però l’attesa è tanta, nel valzer tre era sparita perfino un’intera coppia che all’ultimo a spintoni si fa largo fra i ballerini nascosti nel retro del palcoscenico.

Certamente gli imprevisti non sono mancati: fra spille da balia fissate all’ultimo per evitare di rimanere svestite proprio in scena, orecchini affidati in extremis  a professori che da dietro le quinte controllavano la situazione, tulipani scambiati con rose e  gridolini di dolore dovuti a pestoni vari celati. Il tutto è andato mille volte meglio dell’aspettativa o delle prove che tanto avevano sucitato l’ira della minuta ma peperina maestra di ballo: fra uomini che parevano avere fra le braccia una chitarra e non una leggiadra compagna, gambe erroneamente divarcate quasi si avesse sotto di sè un rombante motorino e continue ripetizioni dovute a dimenticanze varie.

L’effetto, malgrado tutto è stato proprio quello di un “qualcosa di piacevole alla vista“.

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