• mercoledì , 29 Settembre 2021

Teatro mon amour: l'operetta, mamma del musical

Parigi, il sovrano del piccolo stato di Pontevedro annuncia al suo Ambasciatore a Parigi, il Barone Zeta, che nella capitale francese è al momento presente Anna Glavari: la famosa “Vedova Allegra”. Dalla morte del marito, il ricchissimo barone Glavari, Anna non si è infatti più risposata nonostante molti mirino a tale matrimonio per entrare in possesso dell’immenso patrimonio lasciatale dal defunto marito.

Durante una festa svoltasi nella villa del Barone, egli, aiutato dal cancelliere Njegus, cerca di convincere l’ancora scapolo Conte Danilo Danilovich a domandare la mano alla ricca ereditiera di modo da mantenere nello staterello la grande somma di denaro. Il Conte non sembra però particolarmente accondiscendente in quanto è in realtà ancora innamorato della bellissima Anna, che non aveva potuto sposare per volontà della famiglia. 

Alla fine di due appassionanti ore di balli e allegre canzonette, fra intrighi di corte e sfarzosi ricevimenti, l’amore dei due sarà finalmente coronato con il loro matrimonio.

Sabato 23 marzo 2013 al Teatro Alfieri di Torino è stat messa in scena questa operetta: genere nato sul finire del 1800, l’operetta è caratterizzata da una vivacità musicale e coreografie movimentate. Tutto ciò è stato certamente spiegato in maniera migliore dai due attori protagonisti, intervistati dal Salice: Umberto Scida e Elena D’Angelo.

 

Che cos’è l’operetta?

 Si tratta di un genere teatrale che raccoglie larghi consensi nelle più disparate fasce d’età.

Quel che noi abbiamo notato, però, è che, sebbene ai giovani che vengono a vederlo piaccia, non lo conoscono.

E ciò è principalmente legato ad un fatto di disinformazione, alla mancanza di qualcuno che ve lo proponga e ve lo faccia capire e apprezzare.

L’operetta? Che cosa? Un’opera piccola? Si mangia?

Niente di tutto questo e niente a che vedere con l’opera. Forse hanno sbagliato a chiamarla operetta, avrebbero magari dovuto chiamarla in tutt’altro modo, in quanto è un genere a sé.

Non esistono generi di serie A e di serie B: ciascuno ha la propria dignità.

Esistono al massimo compagnie di serie A o di serie B… (aggiungono i due attori ammiccando l’uno all’altra con un sorrisino)

Bisogna sradicare la sbagliata concezione di operetta come “copia disimpegnata dell’opera”. Non è vero che ciò che è più leggero è privo di valore artistico.

Voi dovete sviluppare il gusto per capirlo, il che è possibile solo andando a vedere spettacoli di qualità.

Perchè è importante che un ragazzo italiano conosca l’operetta?

 E’ una questione culturale importante e, dal momento che l’operetta appartiene alla nostra tradizione italiana, è cosa necessaria valorizzare il nostro patrimonio artistico.

Prima di andare a vedere un musical, bisognerebbe sapere che cos’è l’operetta, da cui esso discende, per così dire, per filiazione.

 

Quale, a vostro giudizio, il rapporto tra i giovani e il teatro oggi?

Voi siete giovanissime e, come avete visto, vi siete divertite, apprezzando musica e voci.

E’ tuttavia innegabile che, da vent’anni a questa parte, ci sia stato un allontanamento dei giovani dal teatro.

La televisione ha “rapito” al teatro una consistente fascia del suo pubblico.

E’ più facile stare comodamente seduti in casa su un divano; prepararsi, uscire e comprare il biglietto richiede ovviamente un amore maggiore.

 

Come fare, allora, per avvicinare i giovani al teatro?

 Spetta innanzitutto alla scuola e alla famiglia dare avvio a quest’opera di sensibilizzazione a tale  cultura che sta, purtroppo, via via perdendosi.

E ora che siete venute, è anche responsabilità vostra divulgare quanto avete visto ai vostri coetanei.

Bisognerebbe ritrovare il significato profondo dell’ andare a teatro, inteso non solo come mera fruizione da parte del pubblico dello spettacolo, bensì come enorme valore culturale, aggregazione, avvenimento sociale, gusto di uscire e incontrare altra gente, agio di vedere gli attori dal vivo e di commentare quanto avviene sulla scena. Tutte possibilità negate stando chiusi in casa propria.

Attenzione però: se un ragazzo viene “iniziato” al teatro in maniera o troppo scolastica, il che vuol dire unicamente attravarso la visione di spettacoli che inscenano quanto già studiato a scuola, o troppo ludico-ricreativa, intendendo quindi il teatro solo come alternativa alla noiose ore di studio, si sortisce l’effetto contrario.

Bisogna, invece, essere più furbi: portare i giovani a vedere qualcosa di più leggero (che non vuol dire facile) e accattivante, che “getti un po’ di fumo negli occhi”: solo così ci si può lasciare “accalappiare” dal teatro e trovarsene irrimediabilmente innamorati.

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