• giovedì , 22 Ottobre 2020

I Run for Boston

 “My beloved city: you will be strong, heroic and brave as in the past you were. Your peace, education and kindness will reign over this terror and violence.”

Sono queste le parole di uno dei cittadini di Boston a seguito dell’attentato avvenuto il 15 aprile durante la famosa maratona.

Parole di speranza. Parole che vanno oltre la disperazione di morte, oltre la paura e sorreggono l’uomo. Lo invitano a non cedere.

Nessuno si aspettava niente; era la solita, grandiosa, ineguagliabile maratona di Boston. Storica gara iniziata nel lontano 1896 e celebratasi da quell’anno sempre nel Patriots’day (il terzo lunedì di Aprile) per non dimenticare la rivoluzione americana.

E poi all’improvviso, là, gli ultimi metri prima del traguardo, l’esplosione. Migliaia di chiodi scattati da rudimentali e “home made” bombe, implacabili, hanno strappato giovani vite e ferito centinaia di partecipanti e di semplici osservatori. In un secondo sogni, speranze, desideri sono stati spazzati via, si sono dissolti in piccoli ed effimeri pezzi di ferro.

Qualcuno nonostante tutto, con forza di volontà ha preso, si è rialzato ed ha tagliato il traguardo. Bill Iffrig, 78 anni, ha corso per Thomas, 8 anni, e per tutte le altre giovani vittime.

L‘America sofferente per l’avvenimento, piangente e preoccupata non si è fatta attendere e ha cercato subito di ricostruire la vicenda e di trovare i colpevoli.

Giorni di paura e terrore, giorni in cui la gente non usciva di casa. Giorni in cui lo spettro dell’attentato alle torri gemelle si riaffacciava agli usci dei cuori del popolo americano.

E poi, finalmente, il caso è stato risolto: i due fratelli ceceni, il maggiore morto durante la sparatoria, sono stati rintracciati. Il minore ora interrogato inizia a far luce sull’avvenimento e su questa pista, vengono sventati ulteriori attacchi e chiaro si rivela il volto di un fanatismo islamico portato a tali conseguenze.

Spinti dai messaggi jihadisti di Anwar al-Awlaki, il capo di Al Qaeda in Yemen ucciso dai droni nel 2011, dopo aver appreso i procedimenti per confezionare una bomba “fatta in casa” leggendo un articolo su “Inspire”, il magazine online di Al Qaeda, i Ceceni avevano pianificato ogni minimo dettaglio del triste avvenimento.

Atto quindi propriamente definito di terrorismo. Terrorismo che non mira ad accrescere il numero dei morti, ma piuttosto a piegare, a debilitare un popolo forte e potente come quello americano. Con pochi uomini bene organizzati è in grado di mettere in ginocchio comunicazioni e vita quotidiana di un paese.

Intanto le comunità di corridori in tutto il mondo non si sono fatte aspettare e proprio per non dimenticare hanno corso. Basta guardare su Twitter e si scopre come la corsa in questi casi possa diventare oltre che un semplice sport, la possibilità di portare speranza e di recare un messaggio di incredibile vicinanza ai i parenti delle vittime e dei feriti. E ora  nelle strade di Londra, New York e Milano si possono intravedere centinaia di corridori che con gioia combattono e resistono alla paura del terrorismo.

Dal cuore di una cittadina di Boston scaturiscono le parole di una poesia. Parole che vanno oltre la disperazione di morte, oltre la paura e sorreggono l’uomo. Lo invitano a non cedere.

[quote]I run
I run because I am Boston
I run for Boston
I run because I can, because I will
I run not because I am afraid
I run towards, for, in support of
I run one step, one thousand steps, one million steps
I run, I crawl, I am carried
I run in spirit
I take my first step
I run today, tomorrow, next year
I run for Martin
I run for Krystle
I run for Lingzi
I run for Sean
I run for all victims, the injured, the families
I run for those who need comfort, support
I run for a better world
I run for the good people
I run for hope, promise, tomorrow
I run because I can’t forget, because I won’t
I run
We run
I run because I am Boston
I RUN[/quote]

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