• lunedì , 26 Ottobre 2020

TEATRO MON AMOUR: CERCARE NELL'INVISIBILE

Sabato 4 maggio il Teatro La Fenice di Venezia ha ospitato un evento discografico di grande rilevanza, organizzato dagli Amici della Musica di Venezia. E’ stato presentato durante la serata un grande progetto di ricerca che si rifà alla musica del 1700 e ad Antonio Vivaldi.

Il disco “Vivaldi e l’angelo d’avorio” è stato il grande protagonista della serata insieme all’ensemble “Silete Venti!” che si è esibito in questo concerto molto speciale sotto la guida del Maestro Simone Toni, oboista.

“Silete Venti!” è un gruppo musicale dedito alla ricerca e allo studio del repertorio barocco e classico su strumenti d’epoca.

“Ogni progetto nasce da un sogno”: queste le parole con cui Mario Marcarini, Sony Classical Music, inizia il suo intervento  atto a trasportare una platea di appassionati ed entusiasti nell’affascinante mondo di una Venezia che ha ancora tanto da raccontare e che è stata lentamente riscoperta e riportata in vita insieme ai suoi misteri e alle sue leggende a metà fra fantasia e realtà.

 Per meglio comprendere questo grande progetto il Salice ha posto alcune domande a coloro che hanno reso possibile questa magia, in particolare al Maestro Simone Toni.

Cos’è esattamente l’angelo d’avorio?

E’ una storia che nasce da lontano, in tempi in cui Venenzia era perennemente controllata dalla polizia segreta della Serenissima. Molte referte (denunce anonime) accusavano Antonio Vivaldi, il Prete Rosso; si parlava di incontri notturni segreti oggetto di una ricerca alchemica su suoni sovrannaturali e strumenti. Nel 1740, proprio dopo il suo canto del cigno, il concerto alla Pietà avvenuto il 21 marzo, il Prete Rosso partì per non fare più ritorno a Venezia: in esilio, povero e disperato. Era in cerca di una fama europea che aveva ormai perduto; morirà infatti a Vienna un anno dopo ed il suo cadavere sarà gettato in una fossa comune cosicchè le sue tracce verranno perse fino al secolo scorso, quando fu riportato alla gloria. Questa fu la misteriosa vita del famoso compositore. Essa si intreccia per un certo tempo con quella del costruttore del fantastico strumento: Johannes Maria Anciuti, veneziano. Affascinati dalla leggenda su questo oboe lo abbiamo ricostruito, nella speranza di ricreare quelle sonorità che sarebbero altrimenti andate perdute.

Da dove è nata l’idea di riprodurre questo strumento?

E’ stato un lungo viaggio partito dal sogno di uno strumento custodito a Parigi: uno strumento di rara bellezza ed immenso coinvolgimento emotivo che ci ha condotti sulla via dei misteri che avvolgono gli ultimi anni della vita di Vivaldi.

Perchè l’avorio, un materiale così inusuale?

Nell’immaginario comune gli strumenti d’avorio sono sempre stati classificati come “strumenti da caminetto” ma, in questo caso,è proprio l’avorio a produrre sonorità così magnifiche.

Cosa conferisce a questo progetto questa patina di incanto?

E’ stata importante l’immaginazione e la bolla mistica in cui è rimasta ferma Venezia quattro secoli fa. Oltretutto contribuisce a ciò il fatto che alcuni pezzi che abbiamo suonato fossero inediti: ho avuto modo di riscoprire gli spartiti autografi del Prete Rosso nella Biblioteca Nazionale di Torino. Anche l’aspetto grafico è stato molto importante: Barnaba Fornasetti, il famoso designer milanese, si è occupato della copertina che ritrae un putto nell’atto di guardare il famoso oboe.

Come definirebbe la musica di Antonio Vivaldi?

Vivaldi a mio avviso è un precursore del romanticismo, di quello Sturm und Drang che molti anni dopo reinterpreterà la musica in chiave più privata, senza confini.

Venezia, metà donna, metà pesce, è una sirena che si disfa in una palude dell’Adriatico.

Jean CocteauIl mio primo viaggio, 1937

 

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