• mercoledì , 21 Ottobre 2020

GATSBY? QUALE GATSBY?

Nipote dello zar, studente di Oxford, soldato pluridecorato, facoltoso ereditiere, gangster, delinquente, principe, fantasma.

Jay Gatsby è solamente un sognatore, un coltivatore di speranza, un innamorato, ed, in quanto tale, afflitto da pazzia: da quella follia d’amore che lo fa arricchire utilizzando metodi non esattamente ortodossi, attraversare il Paese e costruirsi una prigione dorata sulla costa Ovest della baia di Long Island, la zona degli arricchiti.

1922: alcool, morale licenziosa, parties, fumo, lusso, estate, jazz. Protagonista indiscusso di questa calda e sfrenata estate è il ricco proprietario della villa, il misterioso “Gatsby”: nessuno lo conosce, nessuno sa come sia fatto, se esista o meno, tutto ciò contribuisce ad infittire il velo di mistero che offusca la figura di quest’uomo apparentemente venuto dal nulla. L’unico che sembra essere stato formalmente invitato alle famose feste cui partecipa tutta  New York è il giovane Nick Carraway, giovane aspirante scrittore, ambiziosamente lasciatosi irretire dalla promessa della città che attrae ogni cosa.

Una misteriosa luce verde collega i due capi della baia, l’enigmatico protagonista e la donna che è ormai la sua ragione di vita. Daisy è giovane, madre, sposata, non bella ma affascinante, soprattutto nel far sentire speciali i suoi interlocutori.

Amore, passione, sotterfugio, scatenata ebrezza, balli, musica e folle gelosia sono al centro della trasposizione cinematografica del grande libro di Scott Fitzgerald. Il film, che ha aperto il 15 maggio il Festival di Cannes, è stato accolto in maniera discorde dalla critica: applausi dal pubblico ma forti dubbi sulla corretta interpretazione da parte del regista Baz Luhrmann.

La presenza di Leonardo di Caprio ha sicuramente allietato le spettatrici di sesso femminile ma nel complesso, rispetto al romanzo, è stata data una maggiore rilevanza all’intreccio piuttosto che alla storia d’amore; il regista ha saputo rendere moderna la pellicola paragonando le feste all’insegna della degenerazione alla odierne discoteche, questo grande classico ha comunque colpito ancora.

«E mentre meditavo sull’antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all’estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia… e una bella mattina… » 

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